Interviste

Fabio Mollo, vi racconto il mio padre d’Italia

fabio mollo
Chiara
Scritto da Chiara

Abbiamo avuto la fortuna di scambiare due chiacchiere al telefono con il regista Fabio Mollo. Gli abbiamo chiesto di raccontarci del suo ultimo film, adesso nelle sale, Il padre d’Italia, con Luca Marinelli e Isabella Ragonese.

 

Il padre d’Italia racconta un viaggio fisico ed emotivo verso Sud. Come la battuta del film, ti chiedo “perché, che c’è a Sud?”

Volevo che nel film ci fosse un viaggio, perché il viaggio è una metafora dell’amore, che è quello che c’è tra Paolo e Mia. Loro partano da un Nord in cui sono persi e man mano che arrivano a Sud è come se trovassero un luogo che gli appartiene. Andando a Sud si spogliano, non solo perché comincia a fare più caldo, ma perché diventa sempre più intimo il loro rapporto. E poi mi piaceva l’idea che al Sud si realizzasse quello che era impossibile, l’impossibile diventa possibile, insomma. Visto anche che si dice sempre che al Sud  è tutto impossibile. Mi piaceva questo riscatto magico.

Il viaggio verso sud di Paolo e Mia da Il padre d'Italia

Il viaggio verso sud di Paolo e Mia da Il padre d’Italia

Come sono nati i personaggi di Paolo e Mia? Li avevi immaginati già con il volto di Luca Marinelli e Isabella Ragonese?

Io, Luca e Isabella abbiamo iniziato a lavorare al film un anno prima delle riprese. Nel momento in cui hanno letto la sceneggiatura e hanno accettato per me è stato un grandissimo regalo, perché volevo lavorare con loro da tantissimo tempo e averli assieme e creare questa coppia –  la forza del film –  mi ha reso l’uomo più felice del mondo. Ovviamente in quest’anno in cui abbiamo lavorato insieme, Luca e Isabella hanno aggiunto anche molto ai personaggi, abbiamo lavorato scena per scena, battuta per battuta per rendere i loro caratteri più organici alla loro interpretazioni. Sono stati molto generosi con la storia, con i personaggi, non si sono trattenuti su niente.

Il padre d'Italia, Luca Marinelli e Isabella Ragonese

Il padre d’Italia, Luca Marinelli e Isabella Ragonese

Ci sono molte scene memorabili nella pellicola, mi hanno colpito molto i momenti comici, come la scena in cui Paolo e Mia rubano il vestito da sposa a Napoli o quando vanno in spiaggia vestiti come Magnum P.I. con addosso gli occhi del paese. Ci racconti come avete girato quelle scene e quanta improvvisazione c’è?

La scena dell’abito da sposa era scritta così proprio nella sceneggiatura, però la riuscita di quella scena si deve all’apporto attoriale che hanno messo Luca e Isabella. Sono due attori che riescono a passare dal comico al drammatico non solo all’interno dello stesso film, ma anche all’interno della stessa scena, proprio perché sono due fuoriclasse. Quindi, quello che era scritto ha preso una forma e un colore, un’emozione che era poi quella giusta. Quella scena funziona, me ne accorgo, perché in sala la gente ride, si diverte e lo fa proprio perché ci sono loro. La scena dell’atelier a Napoli doveva essere la scena in cui lei lo spingeva a fare coming out, ma lo faceva, appunto, come lo avrebbe fatto Mia e non una donna qualsiasi. Ti dico, ci hanno richiesto le magliette con la scritta “Io ho scopato con Mario”.

Una scena tratta da Il padre d'Italia

Una scena tratta da Il padre d’Italia

Nel film si affrontano molti temi, la paternità, la famiglia (spesso disfunzionale), l’omosessualità, temi importanti soprattutto in un Paese che sembra incapace di affrontarli in modo adeguato. È stato difficile scriverci su, senza cadere nella retorica? Mi sembra che il film li affronti, ma senza voler insegnare niente a nessuno, semplicemente raccontando la realtà.

Esattamente quello che dici tu. Non volevo insegnare niente a nessuno, né prendere posizione. Non volevo assolutamente fare un film di denuncia o un film sui gay. Volevo raccontare una storia ed emozionare attraverso quella storia dal punto di vista più umano possibile senza metterci una teoria dietro o una formula di cosa sia giusto e cosa sia sbagliato. Non c’è niente di giusto e di sbagliato e tutto è giusto, tutto è sbagliato nel film. Per me la cosa importante era portare in scena quelli che sono i sentimenti di due persone che affrontano la vita e anche queste tematiche. Mi interessava solo celebrare la vita proprio quando ti sorprende e va oltre i ragionamenti, le teorie, i luoghi comuni, le cose prestabilite dalla società.

Anche nel tuo primo film, Il Sud è Niente, ci sono caratteri fragili ma comunque vivi, liberi che per questo soffrono il giudizio altrui. Cosa ti spinge a raccontare queste storie? C’è qualcosa della tua vita nei personaggi che crei e nelle storie che racconti?

Sicuramente c’è sempre qualcosa di noi in quello che scriviamo e anche noi quando vediamo un film ci mettiamo dentro qualcosa di nostro. C’è il nostro vissuto, anche se è difficilmente rintracciabile. Diciamo che più che storie mie personali, sono storie che partono da una mia urgenza personale, quella appunto di raccontare storie così. A me piace quando il cinema è non solo intrattenimento, ma è anche un momento di emozione più possibile collettiva rispetto a qualcosa che succede nella vita. E in questo momento volevo raccontare la mia generazione che smette di essere figlia e prova a diventare genitore.

 

 

Il creautore

Chiara

Chiara

Siciliana, mina vagante, writer, attitudine cinefila e anche un po' rissosa.
Se potessi rinascere, sarei una rivoluzionaria con tanto di sigaro e bandana al collo su una triumph impolverata.

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