Interviste

Lorenzo Terranera, illustratore tra bambini e televisione

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Alessia
Scritto da Alessia

Oggi conosciamo meglio l’illustratore Lorenzo Terranera, diviso tra bambini e televisione, che in questa intervista ci racconta la sua esperienza e i prossimi progetti.

Quando hai capito che da grande avresti fatto l’illustratore?
Credo non ci sia stato un momento preciso, ho sempre disegnato. Poi finiti gli studi sono “scivolato” dentro il mondo del lavoro: piccole e grandi cose, progetti, idee. In sostanza io non sono mai stato fermo e alla fine del mese ha cominciato presto ad esserci un guadagno, c’è sempre stato, piccolo o grande. Ad un certo punto ho pensato che avrei fatto lo scenografo, perché lavoravo molto a teatro. Poi ho cominciato a fare le guide per bambini della casa editrice Lapis a cui sono seguiti altri libri e alla fine l’illustrazione ha prevalso. Ma non mi sento un disegnatore e basta: continuo a lavorare il legno, a progettare scene, a dipingere quadri e pannelli.

Qual è stato, lavorativamente parlando, il “no” che hai ricevuto e che ti ha fatto, come si dice, crescere e il “sì” che ti ha cambiato la vita?
Sinceramente nessun sì e nessun no in particolare….

La tua giornata lavorativa perfetta….
In questo momento riuscire a stare seduto a fare una sola cosa più di tre ore.

Hai maestri o modelli di riferimento?
Certo, come tutti quelli che fanno questo lavoro, ma non mi fossilizzo. Cambio i miei modelli a seconda della giornata, del lavoro che devo fare….

Qual è la prima persona che ha creduto in te?
Mia madre, mio padre mi hanno sostenuto quando ne ho avuto bisogno e hanno fatto in modo che mi prendessi la responsabilità delle mie scelte.

A cosa ti ispiri quando realizzi una illustrazione?
La scelta di una tecnica, di un’immagine sono il risultato di tante cose. C’è il testo, ma c’è anche cosa hai voglia di fare, in cosa vuoi immergerti per tante ore o giorni.

Quali sono gli “incontri speciali” nella tua professione?
Ne ho avuti tanti. Quelli speciali sono quelli che mi lasciano un’immagine o una storia.

Perché, nella tua produzione, ti dedichi al mondo dell’infanzia?
Direi che me lo sento più vicino, io uso un linguaggio semplice che è ben comprensibile dai bambini e che però funziona anche con gli adulti, in televisione.

A cosa pensi quando devi tradurre in immagini una storia, come procedi?
Una volta iniziavo dalla prima tavola e andavo avanti come un treno, la prima immagine che mi pioveva addosso era quella buona, e anche se non era il massimo, una volta iniziata la finivo. Oggi sono un pochino più riflessivo, cerco di prendermi più tempo e mi preparo dei bozzetti prima di iniziare. Qualche volta addirittura mi capita di rifare una tavola, anche se è molto raro.

Ci puoi raccontare la tua esperienza al “muro” di Ballarò?
Sicuramente è stata un’esperienza importante che ora sta proseguendo su La7 con DiMartedì. Lavorare per la televisione ti aiuta a sviluppare la sintesi nella notizia e a farlo velocemente, i tempi sono sempre molto stretti, e nel mio caso che consegno è un animazione definitiva, non ti puoi permettere ripensamenti, quello che fai andrà in onda.

Il tuo prossimo progetto? 
Due libri per bambini, appena iniziati.

Il creautore

Alessia

Alessia

Veneta di nascita (ma vivo a Roma da 10 anni), sono appassionata, abbastanza in questo ordine, di: Steve Jobs, tutto Beatles, Al Pacino, Emma Stone e, da poco, anche di Bruno Mars. Naturalmente amo da morire la pubblicità, l'adv online e tutti i vari media.

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