Interviste

Pinacci Nostri, a Roma le iniziative di ‘rigenerazione territoriale’ (da Piskv in poi)

Alessia
Scritto da Alessia

Abbiamo intervistato il collettivo Pinacci Nostri che a Roma da anni segue il progetto di rigenerare il territorio con artisti, street artist, e tante iniziative –  da cui ha preso vita anche il murale di Piskv. Come spiega il suo fondatore, Lello Melchionda, l’obiettivo è “utilizzare l’arte dal basso per motivare le persone a mettersi in gioco per il quartiere…non è qualcosa di facciata, ma è fare arte che smuove le coscienze delle persone e le motiva”.

Ci racconti quando siete nati e con quali obiettivi? Cosa vi ha spinto a realizzare una realtà come i ‘Pinacci Nostri”?
Il progetto Pinacci Nostri nasce nel 2015 con l’esigenza di porre l’attenzione sullo stato di degrado del Parco del Pineto, un’area verde di 250 ettari che abbraccia vari quartieri di Roma Nord-Ovest: Primavalle, Pineta Sacchetti, Montemario, Trionfale, Aurelio, Boccea, Valle Aurelia. Il nome del progetto trae spunto dalla pineta secolare del parco, dei pini meravigliosi che però sono in uno stato di degrado, diciamo sono dei “pinacci”, ma sono “nostri”. Quindi, se da un lato il nome pone in evidenzia subito uno dei problemi del quartiere, dall’altro rivendica un senso di appartenenza, requisito fondamentale per provare a cambiare lo stato di cose. Come? Attraverso la street art, rompendo in qualche modo il paradigma legato fino a quel momento solo ad estemporanee azioni di pulizia del parco da parte di gruppi volontari attivi nel Pineto. La street art viene utilizzata per attirare gli abitanti del quartiere all’interno di un processo di cambiamento, grazie alla figura degli artisti che, dipingendo in strada, diventano punto di contatto tra le persone, catalizzatori di idee, motivo per “incontrarsi al muro” e ragionare sul quartiere e mettersi a disposizione dello stesso in forme diverse: tante persone sono state coinvolte in questo processo e, oggi, molte di queste si prendono cura di spazi abbandonati del quartiere, adottano aree verdi, aprono spazi culturali, recuperano aree degradate con progetti di riqualificazione e rigenerazione urbana, propongono attività sociali e culturali. In questo senso, Pinacci Nostri si propone come un “motivatore” e non come un “contenitore”, ovvero vuole essere da stimolo per invogliare i cittadini a mettere a disposizione della comunità le proprie capacità, artistiche e non, per rinforzarla e migliorare il quartiere. La street art è ed è stata uno strumento formidabile per arrivare a tutto questo: perché non la scegli come quando acquisti il biglietto per entrare in un museo ma la incontri in strada per caso, anche senza volerlo. E’ a questa categoria di persone che noi abbiamo puntato, a quelli che definiamo i “passanti distratti”. Sperando che dal giorno dopo diventino invece attenti alle problematiche del quartiere e si interroghino su ciò che gli succede intorno, magari dedicando un po’ del proprio tempo libero per il proprio territorio.

Che percorso seguite con gli artisti? Quali caratteristiche devono avere per entrare nel collettivo?
Il collettivo è molto dinamico. Esiste uno zoccolo duro di artisti e attivisti, che noi chiamiamo artivisti, che sono principalmente persone del quartiere. Ma, fondamentalmente, il collettivo cresce e si muove grazie alla disponibilità di artisti anche non locali. Tutti coloro che ne fanno parte sono motivati nel promuovere arte dal basso, a titolo gratuito, per il “bene comune”. L’arte è sempre de-istituzionalizzata perché diventa in questo modo agile e libera, pur essendo sempre legale.

Qual è la tua definizione di street art?
Domanda che richiederebbe una risposta molto articolata. Però, se facciamo nostri i principi della street art illegale, che ha sempre mirato a lanciare dei messaggi, spesso contro il sistema, anche nel caso del nostro progetto, che promuove arte legalmente, resta di fondo lo stesso principio ovvero lanciare dei messaggi. Per Pinacci Nostri questi messaggi sono stati di speranza di cambiamento culturale del quartiere, ma con una nota di fondo ben precisa ovvero partendo dalla sua storia. Perché non ci può essere futuro se non si riscoprono le proprie origini. E per questo motivo quasi tutti i nostri murales raccontano storie del quartiere. Concludendo, per me la street art è l’arte portatrice di messaggi e di stimoli per le persone, un’arte sempre fruibile e a portata di mano, che ogni giorno ti ricorda da dove vieni e per cosa stai lottando.

Come intervenite sul territorio?
I murales sono sempre molto ragionati, presuppongono un lungo lavoro di ricerca sul territorio e l’interazione con gli abitanti del luogo, affinchè risultino più aderenti possibile al posto in cui si innestano. Questi vengono realizzati acquistando le vernici con i salvadanai che abbiamo nei bar e negozi del quartiere o attraverso iniziative di autofinanziamento (passeggiate di street art ad offerta libera, cene sociali ecc) e coinvolgendo gli artisti spiegando loro le finalità del progetto; in tantissimi hanno risposto positivamente, pur sapendo che non avremmo mai potuto pagarli. Lo hanno fatto perché hanno capito le finalità e il valore del progetto e siamo stati molto felici quando il lavoro che hanno svolto nel quartiere gli ha portato visibilità, successo mediatico o contatti lavorativi, anche importanti con noti personaggi dello spettacolo. Hanno meritatamente raccolto quello che con generosità hanno seminato. Le autorizzazioni arrivano invece dai proprietari privati dei muri, che spesso contribuiscono ad acquistare i colori.

Di quali iniziative vi occupate?
Sono davvero tantissime! E se pensi ai motivi per cui è nato il progetto Pinacci Nostri non può essere diversamente: utilizzare l’arte dal basso per motivare le persone a mettersi in gioco per il quartiere. Questo significa che, in questi anni, ci siamo imbattuti in tantissime persone desiderose di attuare il cambiamento, in base alle proprie capacità o inclinazioni. E così siamo stati parte attiva di diverse iniziative. Dai progetti artistici nelle scuole del quartiere e nella biblioteca municipale, dove abbiamo svolto laboratori con i bambini, ma anche concerti e presentazione di libri, alle azioni di tutela del Parco del Pineto con i murales e le sculture dei tronchi morti, la riconversione in installazione artistica di un’area giochi incendiata nel parco per denunciare la carenza di strutture per i bambini del quartiere, le passeggiate di street art e gli eventi inaugurali dei murales nei bar del quartiere, con mostre, esposizioni fotografiche, musica e racconti; il progetto per riapertura dell’ex Cinema Colorado, uno spazio di 700mq abbandonato, su cui stiamo attualmente lavorando, con 2 giorni di apertura straordinaria nel 2017 che ha visto eventi artistici e culturali di primo livello promossi da oltre 100 artisti, con 1200 visitatori, il progetto “su!le serrande” che fa rivivere sulle serrande inesorabilmente abbassate del quartiere le attività commerciali che c’erano un tempo per denunciare la chiusura dei negozi di vicinato a causa della globalizzazione e dei centri commerciali, la squadra di calcio popolare “Pineto United” composta da rifugiati e richiedenti asilo che quest’anno ha disputato il suo primo campionato ufficiale, un volano per lanciare messaggi di integrazione ed inclusione sociale e tenere insieme le associazioni sul Pineto, che oggi sono, ad esempio, impegnate con noi in un progetto denominato “Campo per tutti” per il recupero del campo di calcio abbandonato di Valle Aurelia, che si trova proprio nel cuore del parco; la “Spesa Sospesa” per aiutare le persone più bisognose, che hanno modo di poter fare la spesa o semplicemente prendere un caffè al bar, sospesi da un cittadino entrato in quel negozio prima di loro; il “Teatro in casa” che consiste nell’organizzare spettacoli negli appartamenti privati del quartiere con l’obiettivo di creare connessione tra le persone, apertura al prossimo (il proprietario di casa ospita degli sconosciuti che assistono agli spettacoli) e ridurre le distanze tra le persone, il “guerrilla poetry” con versi sparsi in giro ovunque, “Diamo un letto alla cultura” un progetto che ci ha portato a dipingere sui materassi abbandonati e sui rifiuti per denunciare la carenza del servizio di raccolta rifiuti e tante altre attività.

Cosa potrebbe essere fatto in più in modo diverso per valorizzare e far conoscere le opere di “riqualificazione” urbana, secondo te?
Innanzitutto, ci tengo a dire che Pinacci Nostri non promuove street art per innescare “riqualificazione urbana” ma per “rigenerazione territoriale”; è importante sottolineare questa differenza perché rigenerare è qualcosa di più profondo, come terra nuova che gira e sostituisce quella vecchia. Insomma, non è qualcosa di facciata, ma arte che smuove le coscienze delle persone e le motiva. Dal mio punto di vista, per valorizzare le opere di street art basterebbe semplicemente non utilizzarle come operazioni di decoro o meramente estetiche ma come strumento per innescare altre cose che con la street art non c’entrano nulla. Un esempio su tutti. Abbiamo disegnato sulla serranda di un cinema abbandonato del quartiere un western, lo sguardo di Clint Eastwood nel film “Per un pugno di dollari”: da quel giorno si è riaccesa l’attenzione su questo spazio e, oggi, ci sono una serie di associazioni del quartiere che si stanno muovendo per riaprirlo. Il “valore” a quell’opera è dato dal risultato concreto che si otterrà. Quella serranda la conosceranno tutti, sarà il simbolo di un importante processo di “rigenerazione territoriale”, più forte di qualsiasi azione politica o istituzionale. Il valore dell’arte di strada non è legato quindi a com’è ma al modo in cui la si utilizza. E’ questo che la valorizza: non c’è bisogno di postarla su tutti i social o mostrarla sui giornali. Non c’è bisogno che sia un murales su una facciata di 3 piani per avere “valore”, perché un’opera su una serranda, banalmente, può averne di più. Dipende dal motivo per cui la fai.

Progetti per il futuro…
Sono tutti quei progetti capaci di coinvolgere quante più altre persone possibili all’interno del processo di cambiamento. Lo strumento sarà la street art o il calcio, come avvenuto quest’anno con il progetto “Pineto United”, oppure altre modalità ma non è importante. Quello che conta è trovare sempre la chiave giusta per accendere le persone e motivarle ad investire su se stesse per il bene del quartiere. È questa l’unica sfida che ci attende.

Il creautore

Alessia

Alessia

Veneta di nascita (ma vivo a Roma da 10 anni), sono appassionata, abbastanza in questo ordine, di: Steve Jobs, tutto Beatles, Al Pacino, Emma Stone e, da poco, anche di Bruno Mars. Naturalmente amo da morire scrivere, e osservare. Sono curiosa dei nuovi linguaggi contemporanei, in tutte le verie forme.

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