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La creatività algoritmica di Quayola

Fino al 30 gennaio 2022, Palazzo Cipolla a Roma ospita la prima grande personale nella Capitale italiana dedicata a Davide Quayola.

Classe 1982, artista di origine romana e tra i più importanti esponenti della media-art a livello internazionale, Quayola appartiene a quella rara dinastia di creatori d’arte che, inventando un loro codice espressivo personale e nuovo linguaggio artistico/comunicativo, hanno ri-masterizzato la storia dell’arte attraverso la sua visione.

Quayola re-coding presenta un panorama completo della creazione dell’artista attraverso un viaggio immersivo nei principali temi della sua arte computazionale, animata da un confronto permanente tra l’educazione classica dell’artista e il suo uso quotidiano dei mezzi di espressione visiva più futuristici. Le opere esposte, realizzate tra il 2007 e il 2021, restituiscono una panoramica del processo creativo dell’artista, passaggi temporali, futuri anticipati e passati ricostruiti.

Tre aree tematiche

Il progetto espositivo si sviluppa in tre aree tematiche: iconografia classica, sculture non finite e tradizione della pittura di paesaggio.

Utilizzando sistemi di robotica, Intelligenza Artificiale (AI) e software generativi, Quayola trasforma la tecnologia computazionale in una nuova tavolozza: dipinti rinascimentali e del Barocco sono trasformati in complesse composizioni digitali attraverso metodi computazionali. Le sculture, ispirate alla tecnica michelangiolesca del non-finito, sono scolpite mediante mezzi robotici. Seguono rappresentazioni della natura, prodotto di un’arte generativa che evidenzia l’affascinante – benché paradossale – somiglianza tra il mondo naturale e quello digitale.

Dinanzi a videoproiezioni, sculture e stampe ad altissima definizione, gli spettatori hanno la possibilità di confrontarsi con le incredibili potenzialità artistiche di questi mezzi espressivi – lontane dai cliché di una tecnologia disumanizzata – e di acquisire, inoltre, indispensabili strumenti di lettura della nostra società contemporanea.

La reinterpretazione del classico

«Quayola utilizza gli algoritmi che regolano il mondo digitale non soltanto o non semplicemente per creare delle opere d’arte, ma piuttosto per scandagliare, con le infinite opportunità che la tecnologia gli offre, il processo di ricerca che è alla base dell’opera d’arte stessa, per esplorare la moltitudine di possibilità di concretizzazione dell’idea creativa», dichiara Emmanuele F. M. Emanuele, presidente della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale che promuove la mostra.

«Egli scompone e frammenta, per riorganizzare e costruire nuovi canoni estetici del tutto inediti. In questo percorso così innovativo e originale, è significativo che per Quayola sia fondamentale il dialogo costante con i grandi maestri dell’arte classica, quali Raffaello, Botticelli, Rubens, Bernini, di cui predilige i bozzetti e i disegni preparatori, perché ciò che è incompiuto gli consente – come egli stesso ammette – di allontanarsi dall’idea di rappresentazione per concentrarsi sul processo. Il linguaggio contemporaneo di Quayola dà quindi vita a una mostra che io spero possa avvicinare i puristi della tradizione ai nuovi codici espressivi derivanti dalle tecnologie più attuali, le quali, lungi dall’essere asettiche e “disumanizzate”, si mettono al servizio dell’atto creativo in tutte le sue forme, offrendo all’artista ed ai suoi fruitori nuovi strumenti per esplorare l’ineffabile mistero del fare arte.»

Nonostante il cambio di medium espressivo, lungo il percorso espositivo emerge il carattere comune della ricerca artistica che ha caratterizzato il passato e che continua nel presente: una reinterpretazione del “classico” messo a confronto con le grandi opere dei maestri riprodotte su “cartelli pedagogici” non solo per facilitare la visita degli spettatori, ma allo stesso tempo per fare da guida nell’esplorazione e nella comprensione del “codice Quayola”.

Parte integrante della mostra e massima espressione della capacità innovativa e tecnologica di Quayola è la presentazione delle sue sculture robotiche: in questo caso, il dialogo con i grandi artisti del passato e soprattutto con Bernini è alla base dello sviluppo di un corpo scultoreo mai visto, realizzato con il supporto di un sistema robotico AI.

Il paesaggio come pretesto per scoprire altri linguaggi estetici

Un mondo computazionale visto di sovente agli antipodi del regno naturale, ma che Quayola reinterpreta mostrando come l’arte generativa sia forse il mezzo ideale per esplorare la natura. Le sue serie botaniche come Jardins d’été mettono in luce l’affascinante, anche se paradossale, somiglianza tra il mondo naturale e quello digitale.

Jardins d’été

Esiste, infatti, un processo “organico” parallelo sia nella vita naturale che in quella algoritmica: nei due regni, della natura e del digitale, si può osservare un processo generativo, che segue una logica di sé. Con una natura artificiale così vicina nella sua verità al mondo naturale, Quayola inventa una nuova forma di Impressionismo.

Nella nostra era digitale, l’arte di Quayola ci aiuta a pensare e comprendere il mondo in cui viviamo. Sviluppando opere che assumono sia una forma immateriale (come i video) che materiale (come le stampe o le sculture), l’artista ci illumina sul paradosso di un’immaterialità che è di fatto una nuova forma di materialità. Il giusto linguaggio per esprimere una visione del mondo del XXI° secolo.

Una versione dell’opera video Pointillisme è attualmente esposta alla biennale d’arte digitale di Parigi, Nemo – Oltre il reale?. Inoltre, nel quadro di quest’evento, la galleria parigina Charlot, dal 4 novembre 2021 al 22 gennaio 2022, presenterà un solo show dedicato quest’opera dell’artista romano.

Il creautore

Redazione Vivicreativo

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