Interviste

Alessandra Carloni, artista: “Trovare forme alternative per fare e diffondere l’arte”

Alessia
Scritto da Alessia

Abbiamo intervistato Alessandra Carloni, artista e street artist, per conoscere i suoi ultimi lavori e gettare uno sguardo sul futuro dell’arte…

Ci parli dei tuoi ultimi lavori ?
Negli ultimi mesi sto lavorando ad un nuovo ciclo di opere in pittura che ho intitolato “Le maschere urbane”. Si tratta di una serie di lavori che sono strettamente legati al periodo pandemico che stiamo vivendo, dove i miei personaggi vestono maschere surreali spesso ludiche all’interno di scenari urbani desolati. In questa maniera il concetto di maschera viene reinterpretata nel mio stile come maschera giocosa,  esorcizzando la paura del contagio associato alla mascherina, accessorio oramai imprescindibile della nostra quotidianità.

Come trovi stimoli e ispirazioni in un momento così difficile come quello che stiamo vivendo? A tuo parere, la crisi sanitaria può essere un vettore d’inspirazione, un’occasione di ripensare la produzione artistica in un nuovo contesto e di trovare nuove direzioni?
Sempre di fronte a un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo si possono ottenere stimoli per nuove ricerche e per nuove direzioni, perché inevitabilmente veniamo sensibilmente colpiti dai cambiamenti storici che viviamo personalmente e il nostro linguaggio espressivo – artistico ne subisce direttamente l’influenza.

Come deve adattarsi il mondo dell’arte ai nuovi diktat della pandemia?
Il mercato dell’arte deve adeguarsi necessariamente al cambiamento che questa pandemia ha riversato sulla società, il distanziamento, l’annullamento di eventi espositivi, fiere, manifestazioni, condizionano quello che è stato fino ad ora il tradizionale modo di intendere l’arte, ma per sopravvivere è necessario che tutto il mondo artistico in generale, si adegui a questo nuovo modello di fare arte, essenzialmente per sopravvivere.

Le modalità di fruizione dell’arte (visite virtuali, conference su zoom, podcast, stories su Instagram…), nate nel contesto della crisi sanitaria per mantenere vivo il contatto con il pubblico, diventeranno, secondo te, “definitivi”?
Non credo saranno definitivi, ma per i prossimi anni dovremo abituarci parallelamente anche a questo sistema virtuale della comunicazione che di conseguenza investirà anche l’arte e tutti i suoi modi di renderla fruibile.

Quali cambiamenti nel rapporto artista, opera e pubblico?
Negli ultimi mesi è cambiato il rapporto fra artista opera e pubblico, e credo che questo cambiamento durerà ancora per molto tempo. Bisogna allontanarsi sempre di più dall’idea che l’opera e l’artista debbano rapportarsi a un pubblico numeroso per essere valutati, e immaginare sempre una maggiore diffusione di veicolare le proprie opere attraverso altri canali virtuali come le mostre online ad esempio,  o la diffusione di piattaforme e-commerce dove realizzare anche mostre virtuali temporanee, o dirette streaming per presentare progetti espositivi o il lavoro individuale e le ricerche di determinati artisti.

Quali sono le priorità del mondo dell’arte per far fronte alla crisi, a tuo avviso?
Credo sia la necessità di continuare a trovare forme alternative per mantenere in vita l’importanza di fare e diffondere l’arte il più possibile, l’esigenza è non interrompere la diffusione artistica in un momento come questo, più che mai necessaria anche per testimoniare il periodo che stiamo attraversando.  L’unica soluzione per far fronte alla crisi è far capire di essere presenti, nonostante tutto.

Quali prospettive per il futuro?
La prospettiva è che ovviamente ci sia un ritorno ad una normalità di fare arte, o a una “nuova normalità” che inglobi anche le nuove tecnologie che sono diventate fondamentali in questo periodo.

Quale ruolo può svolgere la tecnologia in questo contesto e quali reti culturali e sociali sono e diventeranno rilevanti, secondo la tua esperienza?
La tecnologia svolge sicuramente un ruolo fondamentale come stiamo vedendo questi ultimi mesi, e le reti social in particolare Instagram, crescono notevolmente come canale di diffusione dell’arte specialmente in questo periodo in cui tutte le attività e gli eventi di massa sono stati sospesi: la questione, anche per il futuro in questo senso, è l’uso che se ne farà, che dipende strettamente da noi.
Bisognerà cercare d’indirizzare questa nuova forma di diffusione tecnologica in modo sensato e costruttivo per non rischiare di cadere nella superficialità che spesso il social determina, a mio parere.

Il creautore

Alessia

Alessia

Veneta di nascita (ma vivo a Roma da 10 anni), sono appassionata, abbastanza in questo ordine, di: Steve Jobs, tutto Beatles, Al Pacino, Emma Stone e, da poco, anche di Bruno Mars. Naturalmente amo da morire scrivere, e osservare. Sono curiosa dei nuovi linguaggi contemporanei, in tutte le verie forme.

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