Max Peiffer Watenphul. Pittore del Bauhaus alla GNAMC

Tempo stimato per la lettura: 6,3 minuti
Dal 21 aprile al 23 agosto 2026, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma ospita la mostra Max Peiffer Watenphul. Pittore del Bauhaus, a cura di Gregor H. Lersch, Direttore del Museo Casa di Goethe. L’esposizione, promossa e organizzata dalla Fondazione Max Peiffer Watenphul ETS, fondata nel 2025 per tutelare, studiare e diffondere l’opera dell’artista, rappresenta un’occasione unica per approfondire la figura di uno dei protagonisti dell’avanguardia tedesca del Novecento.
La rassegna è realizzata in collaborazione con il Museo Casa di Goethe e con il sostegno del Bauhaus-Archiv / Museum für Gestaltung di Berlino, oltre al patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania. La direttrice della GNAMC, Renata Cristina Mazzantini, sottolinea come la mostra offra l’opportunità di ammirare non solo le opere di Peiffer Watenphul, ma anche quelle dei grandi maestri che lo hanno influenzato, tra cui Kandinsky, Klee, Albers e Itten, presenti nelle collezioni della Gnamc. La rassegna mette in luce l’importanza storica della scuola del Bauhaus, che a partire dal 1919 ha rivoluzionato la creatività moderna.
La mostra è accompagnata da un catalogo bilingue (italiano e inglese) edito da Electa, con il saggio del curatore Gregor H. Lersch e contributi di Riccardo Salvatori e Michael Semff, che analizzano la figura di Peiffer Watenphul e il suo ruolo nel contesto della modernità artistica europea.
Una mostra e una fondazione per la memoria dell’artista
Per Enrico Pasqualucci Sammartini, pronipote dell’artista e presidente della Fondazione, l’esposizione segna il primo passo pubblico dell’istituzione. «Ringrazio la direttrice Mazzantini per aver accolto con convinzione il progetto, offrendo a Max Peiffer Watenphul una sede istituzionale di così alto profilo. Questo momento ha anche un valore personale: trasformare la memoria familiare in un patrimonio culturale condiviso», dichiara Sammartini.
Dopo la retrospettiva del 2023 al Museo Casa di Goethe, la mostra romana amplia la conoscenza dell’artista tedesco, ripercorrendone la vita e l’opera dai primi esperimenti giovanili fino alla maturità veneziana del secondo dopoguerra. Max Peiffer Watenphul (Weferlingen, 1896 – Roma, 1976) si muove nei circoli d’avanguardia degli anni Venti, dipingendo città e paesaggi, fotografando soggetti con identità queer e viaggiando incessantemente, specialmente dopo la censura nazista che lo colpì con l’infame etichetta di “arte degenerata” nel 1937.
La pittura come nucleo della ricerca
Pur avendo esplorato diversi media, dall’arazzo alla fotografia, Peiffer Watenphul rimane soprattutto pittore. La pittura costituisce il nucleo della sua ricerca, punto di riferimento per comprendere anche le opere tessili e fotografiche, frutto della formazione interdisciplinare al Bauhaus di Weimar (1919-1922). Qui instaurò rapporti duraturi con maestri come Paul Klee, che influenzarono profondamente il suo linguaggio visivo e il suo approccio all’arte moderna.
La mostra presenta circa 80 opere, dalle prime sperimentazioni giovanili agli anni di formazione, dai paesaggi italiani e nature morte fino ai celebri “quadri veneziani” del dopoguerra, in cui l’artista sviluppa un linguaggio autonomo e originale. L’obiettivo centrale è evidenziare come Peiffer Watenphul sia stato un pittore del Bauhaus che, pur radicato nella cultura interdisciplinare della scuola, ha seguito una traiettoria personale, unica e innovativa.
Il Bauhaus e le avanguardie tedesche
Il curatore Gregor H. Lersch sottolinea: «Al Bauhaus, in un’epoca di riforme radicali e sperimentazioni collettive, Peiffer Watenphul sostenne con coerenza la pittura come mezzo autonomo, integrandola nella ricerca interdisciplinare della scuola secondo il principio di Walter Gropius: sviluppare un nuovo atteggiamento verso la modernità visiva, più che creare uno stile unico».
La seconda sala della mostra è dedicata proprio agli anni Weimar (1919-1922), durante i quali Peiffer Watenphul studiò con Johannes Itten e conobbe maestri come Lyonel Feininger, Kandinsky, Klee e Oskar Schlemmer. Qui sono esposti anche arazzi, tra cui uno del 1921, che testimonia l’applicazione delle teorie del colore e della forma, fondamentali per l’insegnamento della tessitura al Bauhaus. L’approccio interdisciplinare della scuola emerge così nelle opere tessili, accanto alla pittura e alla grafica.
La sala ospita inoltre lavori di altri artisti delle avanguardie tedesche, provenienti da collezioni private, e una ricca corrispondenza che documenta i rapporti tra Peiffer Watenphul e protagonisti del movimento, tra cui Otto Dix, Alexej von Jawlensky e Paul Klee.
Fotografia e sperimentazione visiva
La terza sala esplora la dimensione fotografica dell’artista, con vedute architettoniche di Roma e ritratti degli anni Trenta. Queste immagini, definite dallo stesso Peiffer Watenphul “dipinti fotografici”, mostrano come l’esperienza del Bauhaus abbia influenzato anche la composizione e la geometria dei suoi scatti, integrando fotografia e pittura in un linguaggio coerente.
Paesaggi, nature morte e Venezia
La quarta sala è dedicata ai paesaggi e alle nature morte, con particolare attenzione alle scene italiane, che alternano realismo espressivo e lirismo pittorico. L’ultima sezione è invece dedicata a Venezia, dove, dagli anni Quaranta, l’artista sviluppa un linguaggio autonomo per rappresentare la città lagunare. Qui intreccia rapporti con artisti italiani e internazionali, tra cui Filippo de Pisis, Peggy Guggenheim e Zoran Mušič, e partecipa alle Biennali del 1948 e 1950.
Sono esposti materiali d’archivio, lettere e cartoline utilizzate come modelli di lavoro, che evidenziano la continuità tra i metodi appresi al Bauhaus e l’evoluzione del linguaggio veneziano dell’artista.
Opere e documenti inediti
Tra le opere di maggiore rilievo, il primo olio noto, “Grace con gatto” (1917), ritrae la sorella dell’artista, mentre acquerelli come “Natura morta con limoni” (1921) mostrano la sobrietà e l’attenzione al design applicata agli oggetti quotidiani. Tra i capolavori tardi, “Vista su Il Pero” (1970) evidenzia una cromia ridotta e una topografia semplificata, testimonianza della maturità artistica di Peiffer Watenphul.
La mostra include anche lettere e documenti inediti, che offrono un approfondimento sulla vita personale e professionale dell’artista, arricchendo la narrazione visiva con il racconto della sua esperienza umana e artistica.
Percorso espositivo e interattività
La mostra si articola in cinque sezioni che raccontano la vita e l’arte di Max Peiffer Watenphul: dalle prime opere e ritratti di famiglia, alla formazione al Bauhaus di Weimar e ai contatti con artisti come Klee, Dix e Schlemmer. Seguono le sperimentazioni fotografiche con vedute di Roma e ritratti, i paesaggi e le nature morte della produzione italiana postbellica, fino alla Venezia degli anni Quaranta e Cinquanta, con le Biennali e le relazioni con la scena artistica internazionale. Postazioni multimediali permettono di approfondire l’interdisciplinarità del Bauhaus e la vita privata dell’artista, offrendo ai visitatori un’esperienza immersiva e interattiva che collega biografia, tecniche artistiche e contesto storico.
Crediti immagini:
1- MAXPEIFFERWATENPHUL – Natura morta con limoni, 1921Acquarello, 18×26,8 cm /CourtesyFondazioneMax Peiffer Watenphul
2- MAXPEIFFERWATENPHUL – Paesaggio presso Bochum , 1935 – 1936 Olio su tela, 78,5×100 cm /Courtesy Fondazione Max Peiffer Watenphul
3- MAXPEIFFERWATENPHUL – Vista sul Pero, 1970 – Acquarello, 31×50 cm/ Courtesy Fondazione Max Peiffer Watenphul
4- MAXPEIFFERWATENPHUL – Venezia, Piazza San Marco, 1947Olio su cartone,44×69 cm/ CourtesyFondazioneMax Peiffer Watenphul
5-MAXPEIFFERWATENPHUL Osteria in Messico , 1924 Olio su tela, 75×100 cm/ Courtesy Fondazione Max Peiffer Watenphul
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Max Peiffer Watenphul. Pittore del Bauhaus alla GNAMC
Tempo stimato per la lettura: 19 minuti
Dal 21 aprile al 23 agosto 2026, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma ospita la mostra Max Peiffer Watenphul. Pittore del Bauhaus, a cura di Gregor H. Lersch, Direttore del Museo Casa di Goethe. L’esposizione, promossa e organizzata dalla Fondazione Max Peiffer Watenphul ETS, fondata nel 2025 per tutelare, studiare e diffondere l’opera dell’artista, rappresenta un’occasione unica per approfondire la figura di uno dei protagonisti dell’avanguardia tedesca del Novecento.
La rassegna è realizzata in collaborazione con il Museo Casa di Goethe e con il sostegno del Bauhaus-Archiv / Museum für Gestaltung di Berlino, oltre al patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania. La direttrice della GNAMC, Renata Cristina Mazzantini, sottolinea come la mostra offra l’opportunità di ammirare non solo le opere di Peiffer Watenphul, ma anche quelle dei grandi maestri che lo hanno influenzato, tra cui Kandinsky, Klee, Albers e Itten, presenti nelle collezioni della Gnamc. La rassegna mette in luce l’importanza storica della scuola del Bauhaus, che a partire dal 1919 ha rivoluzionato la creatività moderna.
La mostra è accompagnata da un catalogo bilingue (italiano e inglese) edito da Electa, con il saggio del curatore Gregor H. Lersch e contributi di Riccardo Salvatori e Michael Semff, che analizzano la figura di Peiffer Watenphul e il suo ruolo nel contesto della modernità artistica europea.
Una mostra e una fondazione per la memoria dell’artista
Per Enrico Pasqualucci Sammartini, pronipote dell’artista e presidente della Fondazione, l’esposizione segna il primo passo pubblico dell’istituzione. «Ringrazio la direttrice Mazzantini per aver accolto con convinzione il progetto, offrendo a Max Peiffer Watenphul una sede istituzionale di così alto profilo. Questo momento ha anche un valore personale: trasformare la memoria familiare in un patrimonio culturale condiviso», dichiara Sammartini.
Dopo la retrospettiva del 2023 al Museo Casa di Goethe, la mostra romana amplia la conoscenza dell’artista tedesco, ripercorrendone la vita e l’opera dai primi esperimenti giovanili fino alla maturità veneziana del secondo dopoguerra. Max Peiffer Watenphul (Weferlingen, 1896 – Roma, 1976) si muove nei circoli d’avanguardia degli anni Venti, dipingendo città e paesaggi, fotografando soggetti con identità queer e viaggiando incessantemente, specialmente dopo la censura nazista che lo colpì con l’infame etichetta di “arte degenerata” nel 1937.
La pittura come nucleo della ricerca
Pur avendo esplorato diversi media, dall’arazzo alla fotografia, Peiffer Watenphul rimane soprattutto pittore. La pittura costituisce il nucleo della sua ricerca, punto di riferimento per comprendere anche le opere tessili e fotografiche, frutto della formazione interdisciplinare al Bauhaus di Weimar (1919-1922). Qui instaurò rapporti duraturi con maestri come Paul Klee, che influenzarono profondamente il suo linguaggio visivo e il suo approccio all’arte moderna.
La mostra presenta circa 80 opere, dalle prime sperimentazioni giovanili agli anni di formazione, dai paesaggi italiani e nature morte fino ai celebri “quadri veneziani” del dopoguerra, in cui l’artista sviluppa un linguaggio autonomo e originale. L’obiettivo centrale è evidenziare come Peiffer Watenphul sia stato un pittore del Bauhaus che, pur radicato nella cultura interdisciplinare della scuola, ha seguito una traiettoria personale, unica e innovativa.
Il Bauhaus e le avanguardie tedesche
Il curatore Gregor H. Lersch sottolinea: «Al Bauhaus, in un’epoca di riforme radicali e sperimentazioni collettive, Peiffer Watenphul sostenne con coerenza la pittura come mezzo autonomo, integrandola nella ricerca interdisciplinare della scuola secondo il principio di Walter Gropius: sviluppare un nuovo atteggiamento verso la modernità visiva, più che creare uno stile unico».
La seconda sala della mostra è dedicata proprio agli anni Weimar (1919-1922), durante i quali Peiffer Watenphul studiò con Johannes Itten e conobbe maestri come Lyonel Feininger, Kandinsky, Klee e Oskar Schlemmer. Qui sono esposti anche arazzi, tra cui uno del 1921, che testimonia l’applicazione delle teorie del colore e della forma, fondamentali per l’insegnamento della tessitura al Bauhaus. L’approccio interdisciplinare della scuola emerge così nelle opere tessili, accanto alla pittura e alla grafica.
La sala ospita inoltre lavori di altri artisti delle avanguardie tedesche, provenienti da collezioni private, e una ricca corrispondenza che documenta i rapporti tra Peiffer Watenphul e protagonisti del movimento, tra cui Otto Dix, Alexej von Jawlensky e Paul Klee.
Fotografia e sperimentazione visiva
La terza sala esplora la dimensione fotografica dell’artista, con vedute architettoniche di Roma e ritratti degli anni Trenta. Queste immagini, definite dallo stesso Peiffer Watenphul “dipinti fotografici”, mostrano come l’esperienza del Bauhaus abbia influenzato anche la composizione e la geometria dei suoi scatti, integrando fotografia e pittura in un linguaggio coerente.
Paesaggi, nature morte e Venezia
La quarta sala è dedicata ai paesaggi e alle nature morte, con particolare attenzione alle scene italiane, che alternano realismo espressivo e lirismo pittorico. L’ultima sezione è invece dedicata a Venezia, dove, dagli anni Quaranta, l’artista sviluppa un linguaggio autonomo per rappresentare la città lagunare. Qui intreccia rapporti con artisti italiani e internazionali, tra cui Filippo de Pisis, Peggy Guggenheim e Zoran Mušič, e partecipa alle Biennali del 1948 e 1950.
Sono esposti materiali d’archivio, lettere e cartoline utilizzate come modelli di lavoro, che evidenziano la continuità tra i metodi appresi al Bauhaus e l’evoluzione del linguaggio veneziano dell’artista.
Opere e documenti inediti
Tra le opere di maggiore rilievo, il primo olio noto, “Grace con gatto” (1917), ritrae la sorella dell’artista, mentre acquerelli come “Natura morta con limoni” (1921) mostrano la sobrietà e l’attenzione al design applicata agli oggetti quotidiani. Tra i capolavori tardi, “Vista su Il Pero” (1970) evidenzia una cromia ridotta e una topografia semplificata, testimonianza della maturità artistica di Peiffer Watenphul.
La mostra include anche lettere e documenti inediti, che offrono un approfondimento sulla vita personale e professionale dell’artista, arricchendo la narrazione visiva con il racconto della sua esperienza umana e artistica.
Percorso espositivo e interattività
La mostra si articola in cinque sezioni che raccontano la vita e l’arte di Max Peiffer Watenphul: dalle prime opere e ritratti di famiglia, alla formazione al Bauhaus di Weimar e ai contatti con artisti come Klee, Dix e Schlemmer. Seguono le sperimentazioni fotografiche con vedute di Roma e ritratti, i paesaggi e le nature morte della produzione italiana postbellica, fino alla Venezia degli anni Quaranta e Cinquanta, con le Biennali e le relazioni con la scena artistica internazionale. Postazioni multimediali permettono di approfondire l’interdisciplinarità del Bauhaus e la vita privata dell’artista, offrendo ai visitatori un’esperienza immersiva e interattiva che collega biografia, tecniche artistiche e contesto storico.
Crediti immagini:
1- MAXPEIFFERWATENPHUL – Natura morta con limoni, 1921Acquarello, 18×26,8 cm /CourtesyFondazioneMax Peiffer Watenphul
2- MAXPEIFFERWATENPHUL – Paesaggio presso Bochum , 1935 – 1936 Olio su tela, 78,5×100 cm /Courtesy Fondazione Max Peiffer Watenphul
3- MAXPEIFFERWATENPHUL – Vista sul Pero, 1970 – Acquarello, 31×50 cm/ Courtesy Fondazione Max Peiffer Watenphul
4- MAXPEIFFERWATENPHUL – Venezia, Piazza San Marco, 1947Olio su cartone,44×69 cm/ CourtesyFondazioneMax Peiffer Watenphul
5-MAXPEIFFERWATENPHUL Osteria in Messico , 1924 Olio su tela, 75×100 cm/ Courtesy Fondazione Max Peiffer Watenphul







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