La galleria Waddington Custot apre il suo spazio parigino con Le Choc Nabis

Tempo stimato per la lettura: 7 minuti
Da Londra a Dubaï, la galleria Waddington Custot si conferma come un faro nell’arte moderna e contemporanea. Fondata sessant’anni fa e con una presenza pionieristica a Dubaï dal 2016, la galleria segna un capitolo fondamentale nella sua storia inaugurando uno spazio parigino a Saint-Germain-des-Prés con Le Choc Nabis, mostra inaugurale dedicata a un movimento emblematico della sua expertise. L’esposizione, dall’8 aprile al 6 giugno 2026, riunisce opere chiave di Emile Bernard, Pierre Bonnard, Maurice Denis, Charles Filiger, Paul Ranson, József Rippl-Rónai, Ker-Xavier Roussel, Paul Sérusier ed Édouard Vuillard. Attraverso questi maestri, emerge la radicalità silenziosa di una pittura moderna che privilegia la sintesi, l’interiorità e l’emotività del colore, superando ogni intento meramente decorativo o naturalistico.
In dialogo con le opere di artisti contemporanei come Etel Adnan, Ben Arpéa, Marcel·la Barcelò, Ian Davenport, Marcel Dzama, Pierre Knop, François Réau, Anne Rothenstein, Christine Safa e Fabienne Verdier, Le Choc Nabis mostra come la sensibilità nabi trovi oggi una risonanza sorprendentemente attuale. Colore, ritmo e interiorità continuano a essere forze vive, strumenti di una pittura che non si limita alla rappresentazione, ma diventa esperienza poetica e meditativa.
Saint-Germain-des-Prés: un nuovo epicentro artistico
Dopo sessant’anni di consolidata presenza a Londra e una pionieristica apertura a Dubaï, Waddington Custot sceglie Saint-Germain-des-Prés come nuovo punto di ancoraggio. Lo spazio parigino, situato al 36 rue de Seine, si sviluppa su 150 m² distribuiti su due livelli e si apre dietro una facciata maestosa, a pochi passi dai luoghi storici della vita artistica e intellettuale della capitale.
Questo trasferimento non è solo geografico, ma simbolico: avvicina la galleria ai movimenti e agli artisti che hanno contribuito a definire la sua identità, collocandola nel cuore di un ecosistema culturale esigente e sofisticato. Rafforza inoltre i legami con la Francia, dove Stéphane Custot ha diretto la Galerie Hopkins e co-fondato il PAD, appuntamento imprescindibile del design internazionale, tra Parigi e Londra.
«Siamo orgogliosi di radicare il nostro primo spazio parigino nel cuore di questo vibrante epicentro artistico che è Saint-Germain-des-Prés. Vogliamo contribuire al rinnovamento della rue de Seine, dove l’arte ha sempre dialogato tra forme ed epoche, come il nostro manifesto che unisce figure dell’arte moderna e creatori contemporanei», spiega Stéphane Custot.
Questa inaugurazione rappresenta un ponte tra passato e presente, tra modernità storica e creazioni contemporanee, riaffermando la missione della galleria: promuovere l’eccellenza, la ricerca e il dialogo intergenerazionale nell’arte.
Le Choc Nabis: il modernismo europeo al centro
Per la sua inaugurazione parigina, Waddington Custot mette in luce il movimento dei Nabis, protagonisti del modernismo europeo di fine Ottocento e di cui la galleria possiede una competenza riconosciuta a livello internazionale. L’esposizione raccoglie una ventina di opere, tra le quali spiccano i nomi di Pierre Bonnard, Maurice Denis, Édouard Vuillard, Charles Filiger, Ker-Xavier Roussel, Paul Sérusier, Émile Bernard, Paul Ranson e József Rippl-Rónai.
Seguaci di Paul Gauguin, che proclamava «il diritto di osare tutto», i Nabis vedono nella pittura uno spazio di libertà, introspezione e innovazione. Paul Sérusier, sotto la guida diretta di Gauguin nell’estate del 1888, realizza Le Talisman, opera fondativa che diventerà manifesto estetico del gruppo. Il termine “Nabi”, dall’ebraico “profeta”, riflette la ricerca spirituale e l’ambizione di rinnovamento artistico che caratterizza questi pittori.
Forme essenziali, campiture di colore e attenzione al ritmo compositivo segnano opere come Bretonne allaitant di Sérusier. La sperimentazione con il neo-impressionismo si manifesta in lavori come Étude pour ‘Le Corsage à carreaux’ di Bonnard, mentre il giapponismo influenza Ranson, come si vede ne Le Grand Tigre.
Corrispondenze ed equilibri ritrovati: influenze e ritorni nella pittura moderna
«Penso che oggi le persone abbiano bisogno di ritrovare alcune basi, di riscoprire la pittura moderna, che è importante e consolidata, e che torna a essere rilevante quanto l’arte contemporanea», afferma Stéphane Custot, che durante la presentazione alla stampa della mostra ha sviluppato una riflessione più ampia sull’evoluzione recente del sistema artistico e sulle sue dinamiche.
«L’arte contemporanea resta fondamentale, ma ci sono stati alcuni eccessi. Oggi, per correggerli, molti protagonisti del mercato reintroducono l’arte moderna nelle loro gallerie. Si avverte il bisogno di rassicurare, di ritrovare un equilibrio e di capire come certi artisti abbiano influenzato altri».
Da questa esigenza di equilibrio nasce il progetto espositivo che non si limita a presentare opere, ma costruisce relazioni e connessioni tra percorsi artistici diversi. Questo dialogo trova le sue radici in una stagione cruciale della storia dell’arte, in cui si sono definite nuove modalità espressive e nuovi sguardi sul reale. «Si tratta, in fondo, dei primi artisti davvero moderni. Hanno reinventato tutto: con l’arrivo della fotografia, hanno cambiato i formati, abbandonato quelli classici, esplorato nuove dimensioni, parlato di intimità, ridefinito la prospettiva. È stata una vera rivoluzione che ha influenzato i Fauves e molti altri», conclude Custot.
La vita quotidiana sublimata in arte
Pur essendo un gruppo esclusivamente maschile, i Nabis traggono ispirazione costante da figure femminili: madri, mogli, sorelle diventano modelli privilegiati. È il caso della già citata Donna bretone che allatta di Paul Sérusier e Madre con bambino di Jozsef Rippl-Ronai (foto 2), dove la presenza femminile non è solo tema, ma misura di un ideale estetico di armonia, calma e spiritualità.
I Nabis non si limitano alla pittura su tela: traendo spunto da stampe, vetri, decorazioni e arte popolare, il gruppo rifiuta la tradizionale gerarchia tra arti “maggiori” e “minori”.
Il simbolismo dei Nabis si combina con la ricerca di un’estetica decorativa e contemplativa, capace di sublimare il quotidiano, dagli interni domestici ai paesaggi stilizzati. La loro arte non riproduce la realtà, ma la interpreta attraverso colore, forma e ritmo, trasformando la superficie pittorica in un vero e proprio spazio meditativo.
Dialogo con l’arte contemporanea
Il “choc Nabis” si estende in un dialogo inedito con artisti contemporanei: Etel Adnan, Ben Arpéa, Marcel·la Barcelò, Ian Davenport, Pierre Knop, François Réau, Anne Rothenstein, Christine Safa e Fabienne Verdier. Pur con linguaggi diversi, questi artisti condividono con i Nabis la visione della pittura come esperienza interiore autonoma, dove superficie, colore e gesto diventano strumenti di esplorazione emotiva e simbolica.
Le composizioni di Etel Adnan, con la loro semplificazione radicale e il cromatismo frontale, riecheggiano la densità simbolica di Charles Filiger. Il gesto meditativo e fisico di Fabienne Verdier dialoga con l’esperienza pittorica di Maurice Denis, mentre le campiture ripetitive e fluide di Ian Davenport proseguono la ricerca ritmica di Bonnard e Vuillard.
In questo confronto, emerge un filo conduttore: la pittura come spazio autonomo, sensibile, capace di trasformare materia, colore e superficie in strumenti di poesia e interiorità. La lezione dei Nabis diventa così patrimonio vivente, in grado di influenzare e dialogare con le pratiche contemporanee.
Sessant’anni di eccellenza: Waddington Custot
Fondata nel 2010 dalla partnership tra Leslie Waddington e Stéphane Custot, la galleria Waddington Custot prosegue una tradizione d’eccellenza iniziata su Cork Street a Londra nel 1958. Sotto la direzione esclusiva di Stéphane Custot dal 2015, la galleria è riconosciuta per la sua expertise sui maestri moderni e contemporanei, con particolare attenzione alla scultura monumentale, ai pittori Nabis e al fotorealismo.
Waddington Custot organizza mostre rigorosamente documentate, dedicate a figure influenti del XX secolo come Hans Hartung, Pierre Soulages, Bernar Venet, Fabienne Verdier, ma anche a artisti contemporanei come Kenia Almaraz Murillo, Peter Blake, Patrick Caulfield e Ian Davenport.
Oggi la galleria con i suoi tre spazi – Londra, Dubaï e Parigi – consolida una storia lunga più di sessant’anni, fatta di competenza, passione e dialogo tra passato e presente, tra modernità storica e arte contemporanea.
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La galleria Waddington Custot apre il suo spazio parigino con Le Choc Nabis
Tempo stimato per la lettura: 21 minuti
Da Londra a Dubaï, la galleria Waddington Custot si conferma come un faro nell’arte moderna e contemporanea. Fondata sessant’anni fa e con una presenza pionieristica a Dubaï dal 2016, la galleria segna un capitolo fondamentale nella sua storia inaugurando uno spazio parigino a Saint-Germain-des-Prés con Le Choc Nabis, mostra inaugurale dedicata a un movimento emblematico della sua expertise. L’esposizione, dall’8 aprile al 6 giugno 2026, riunisce opere chiave di Emile Bernard, Pierre Bonnard, Maurice Denis, Charles Filiger, Paul Ranson, József Rippl-Rónai, Ker-Xavier Roussel, Paul Sérusier ed Édouard Vuillard. Attraverso questi maestri, emerge la radicalità silenziosa di una pittura moderna che privilegia la sintesi, l’interiorità e l’emotività del colore, superando ogni intento meramente decorativo o naturalistico.
In dialogo con le opere di artisti contemporanei come Etel Adnan, Ben Arpéa, Marcel·la Barcelò, Ian Davenport, Marcel Dzama, Pierre Knop, François Réau, Anne Rothenstein, Christine Safa e Fabienne Verdier, Le Choc Nabis mostra come la sensibilità nabi trovi oggi una risonanza sorprendentemente attuale. Colore, ritmo e interiorità continuano a essere forze vive, strumenti di una pittura che non si limita alla rappresentazione, ma diventa esperienza poetica e meditativa.
Saint-Germain-des-Prés: un nuovo epicentro artistico
Dopo sessant’anni di consolidata presenza a Londra e una pionieristica apertura a Dubaï, Waddington Custot sceglie Saint-Germain-des-Prés come nuovo punto di ancoraggio. Lo spazio parigino, situato al 36 rue de Seine, si sviluppa su 150 m² distribuiti su due livelli e si apre dietro una facciata maestosa, a pochi passi dai luoghi storici della vita artistica e intellettuale della capitale.
Questo trasferimento non è solo geografico, ma simbolico: avvicina la galleria ai movimenti e agli artisti che hanno contribuito a definire la sua identità, collocandola nel cuore di un ecosistema culturale esigente e sofisticato. Rafforza inoltre i legami con la Francia, dove Stéphane Custot ha diretto la Galerie Hopkins e co-fondato il PAD, appuntamento imprescindibile del design internazionale, tra Parigi e Londra.
«Siamo orgogliosi di radicare il nostro primo spazio parigino nel cuore di questo vibrante epicentro artistico che è Saint-Germain-des-Prés. Vogliamo contribuire al rinnovamento della rue de Seine, dove l’arte ha sempre dialogato tra forme ed epoche, come il nostro manifesto che unisce figure dell’arte moderna e creatori contemporanei», spiega Stéphane Custot.
Questa inaugurazione rappresenta un ponte tra passato e presente, tra modernità storica e creazioni contemporanee, riaffermando la missione della galleria: promuovere l’eccellenza, la ricerca e il dialogo intergenerazionale nell’arte.
Le Choc Nabis: il modernismo europeo al centro
Per la sua inaugurazione parigina, Waddington Custot mette in luce il movimento dei Nabis, protagonisti del modernismo europeo di fine Ottocento e di cui la galleria possiede una competenza riconosciuta a livello internazionale. L’esposizione raccoglie una ventina di opere, tra le quali spiccano i nomi di Pierre Bonnard, Maurice Denis, Édouard Vuillard, Charles Filiger, Ker-Xavier Roussel, Paul Sérusier, Émile Bernard, Paul Ranson e József Rippl-Rónai.
Seguaci di Paul Gauguin, che proclamava «il diritto di osare tutto», i Nabis vedono nella pittura uno spazio di libertà, introspezione e innovazione. Paul Sérusier, sotto la guida diretta di Gauguin nell’estate del 1888, realizza Le Talisman, opera fondativa che diventerà manifesto estetico del gruppo. Il termine “Nabi”, dall’ebraico “profeta”, riflette la ricerca spirituale e l’ambizione di rinnovamento artistico che caratterizza questi pittori.
Forme essenziali, campiture di colore e attenzione al ritmo compositivo segnano opere come Bretonne allaitant di Sérusier. La sperimentazione con il neo-impressionismo si manifesta in lavori come Étude pour ‘Le Corsage à carreaux’ di Bonnard, mentre il giapponismo influenza Ranson, come si vede ne Le Grand Tigre.
Corrispondenze ed equilibri ritrovati: influenze e ritorni nella pittura moderna
«Penso che oggi le persone abbiano bisogno di ritrovare alcune basi, di riscoprire la pittura moderna, che è importante e consolidata, e che torna a essere rilevante quanto l’arte contemporanea», afferma Stéphane Custot, che durante la presentazione alla stampa della mostra ha sviluppato una riflessione più ampia sull’evoluzione recente del sistema artistico e sulle sue dinamiche.
«L’arte contemporanea resta fondamentale, ma ci sono stati alcuni eccessi. Oggi, per correggerli, molti protagonisti del mercato reintroducono l’arte moderna nelle loro gallerie. Si avverte il bisogno di rassicurare, di ritrovare un equilibrio e di capire come certi artisti abbiano influenzato altri».
Da questa esigenza di equilibrio nasce il progetto espositivo che non si limita a presentare opere, ma costruisce relazioni e connessioni tra percorsi artistici diversi. Questo dialogo trova le sue radici in una stagione cruciale della storia dell’arte, in cui si sono definite nuove modalità espressive e nuovi sguardi sul reale. «Si tratta, in fondo, dei primi artisti davvero moderni. Hanno reinventato tutto: con l’arrivo della fotografia, hanno cambiato i formati, abbandonato quelli classici, esplorato nuove dimensioni, parlato di intimità, ridefinito la prospettiva. È stata una vera rivoluzione che ha influenzato i Fauves e molti altri», conclude Custot.
La vita quotidiana sublimata in arte
Pur essendo un gruppo esclusivamente maschile, i Nabis traggono ispirazione costante da figure femminili: madri, mogli, sorelle diventano modelli privilegiati. È il caso della già citata Donna bretone che allatta di Paul Sérusier e Madre con bambino di Jozsef Rippl-Ronai (foto 2), dove la presenza femminile non è solo tema, ma misura di un ideale estetico di armonia, calma e spiritualità.
I Nabis non si limitano alla pittura su tela: traendo spunto da stampe, vetri, decorazioni e arte popolare, il gruppo rifiuta la tradizionale gerarchia tra arti “maggiori” e “minori”.
Il simbolismo dei Nabis si combina con la ricerca di un’estetica decorativa e contemplativa, capace di sublimare il quotidiano, dagli interni domestici ai paesaggi stilizzati. La loro arte non riproduce la realtà, ma la interpreta attraverso colore, forma e ritmo, trasformando la superficie pittorica in un vero e proprio spazio meditativo.
Dialogo con l’arte contemporanea
Il “choc Nabis” si estende in un dialogo inedito con artisti contemporanei: Etel Adnan, Ben Arpéa, Marcel·la Barcelò, Ian Davenport, Pierre Knop, François Réau, Anne Rothenstein, Christine Safa e Fabienne Verdier. Pur con linguaggi diversi, questi artisti condividono con i Nabis la visione della pittura come esperienza interiore autonoma, dove superficie, colore e gesto diventano strumenti di esplorazione emotiva e simbolica.
Le composizioni di Etel Adnan, con la loro semplificazione radicale e il cromatismo frontale, riecheggiano la densità simbolica di Charles Filiger. Il gesto meditativo e fisico di Fabienne Verdier dialoga con l’esperienza pittorica di Maurice Denis, mentre le campiture ripetitive e fluide di Ian Davenport proseguono la ricerca ritmica di Bonnard e Vuillard.
In questo confronto, emerge un filo conduttore: la pittura come spazio autonomo, sensibile, capace di trasformare materia, colore e superficie in strumenti di poesia e interiorità. La lezione dei Nabis diventa così patrimonio vivente, in grado di influenzare e dialogare con le pratiche contemporanee.
Sessant’anni di eccellenza: Waddington Custot
Fondata nel 2010 dalla partnership tra Leslie Waddington e Stéphane Custot, la galleria Waddington Custot prosegue una tradizione d’eccellenza iniziata su Cork Street a Londra nel 1958. Sotto la direzione esclusiva di Stéphane Custot dal 2015, la galleria è riconosciuta per la sua expertise sui maestri moderni e contemporanei, con particolare attenzione alla scultura monumentale, ai pittori Nabis e al fotorealismo.
Waddington Custot organizza mostre rigorosamente documentate, dedicate a figure influenti del XX secolo come Hans Hartung, Pierre Soulages, Bernar Venet, Fabienne Verdier, ma anche a artisti contemporanei come Kenia Almaraz Murillo, Peter Blake, Patrick Caulfield e Ian Davenport.
Oggi la galleria con i suoi tre spazi – Londra, Dubaï e Parigi – consolida una storia lunga più di sessant’anni, fatta di competenza, passione e dialogo tra passato e presente, tra modernità storica e arte contemporanea.







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