La Parigi di Agnès Varda: uno sguardo décalé, pieno d’humour

Tempo stimato per la lettura: 3,6 minuti
Dal 9 aprile al 24 agosto 2025, il Musée Carnavalet – Histoire de Paris ospita Le Paris d’Agnès Varda, de-ci, de-là, un’esposizione che esplora l’universo della fotografa, cineasta e artista visiva scomparsa nel 2019. Curata da Valérie Guillaume e Anne de Mondenard, con il contributo di Rosalie Varda, Antoine de Baecque e Dominique Païni, l’esposizione propone un dialogo tra fotografia e cinema attraverso 130 tiraggi, molti inediti, estratti di film e oggetti personali, offrendo una lettura inedita della città di Parigi attraverso gli occhi sensibili e maliziosi dell’artista.
La città come protagonista
Parigi non è solo sfondo, ma personaggio vivente nelle opere di Varda. Da Cléo de 5 à 7 alla quiete malinconica delle Dites cariatides, ogni immagine cattura un’emozione, un dettaglio invisibile alla fretta dei passanti. La capitale diventa così un teatro di sentimenti, dove la solitudine, l’attesa, l’angoscia e l’euforia convivono, restituendo una visione intima di luoghi altrimenti ordinari. La fotografa racconta con leggerezza e ironia l’ordinarietà urbana, trasformando ogni angolo in scena narrativa.
Daguerre: laboratorio di vita e arte
Il cuore pulsante dell’esposizione è la cour-atelier di rue Daguerre, nel XIV arrondissement, dove Varda visse e creò dal 1951 al 2019. Questo spazio multifunzionale era studio fotografico, laboratorio di sviluppo e luogo di prime esposizioni. Negli anni ’60 condiviso con Jacques Demy, accoglieva artisti, amici del teatro e del cinema, diventando un microcosmo creativo che riflette la libertà della sua opera e la fusione tra vita quotidiana e produzione artistica.
Leggi anche: Nel XIV° arrondissement di Parigi, JBC onora Agnès Varda
Dall’obiettivo alla pellicola
L’esposizione evidenzia la transizione tra fotografia e cinema. I ritratti di artisti come Federico Fellini e Alexander Calder dialogano con scene di film girati a Parigi. L’occhio della fotografa anticipa il montaggio cinematografico, catturando gesti, posture e contrasti urbani. Ogni scatto, che sia reportage o commessa di stampa, porta con sé la firma di Varda: curiosità, humour e uno sguardo straniante che trasforma il quotidiano in straordinario.
La città emotiva nei film
Attraverso un percorso cronologico-tematico, l’esposizione mette in risalto film come Cléo de 5 à 7 e Loin du Vietnam, mostrando come Parigi rifletta stati d’animo e tensioni narrative. La città diventa specchio dei personaggi: le strade, le piazze e i quartieri si animano di emozioni e storie minime, spesso invisibili agli occhi ordinari. La cineasta esplora ogni angolo con precisione quasi antropologica, rivelando un amore per i dettagli che diventa cifra stilistica inconfondibile.
Femminilità e marginalità
Varda dedica attenzione particolare alle donne e agli esclusi, tematizzando emancipazione, libertà e identità. Nei film e nei progetti fotografici come L’une chante l’autre pas o Daguerréotypes, l’artista intreccia ritratti, scene di vita quotidiana e installazioni per restituire dignità e complessità ai soggetti meno visibili. Le donne della città, come le sue statue e i commercianti della rue Daguerre, diventano simboli di resilienza e presenza discreta, testimoni di un’epoca e di uno sguardo sensibile.
Il dialogo tra forme artistiche
Un aspetto sorprendente dell’esposizione è la continuità tra le diverse pratiche di Varda: fotografia, cinema, oggetti, pubblicazioni e persino la scultura della sua gatta Nini si intrecciano in un racconto unitario. L’allestimento scenografico, curato da Scénografiá e Graphica, con l’illuminazione di Aura Studio e le illustrazioni di Pénélope Bagieu, rende evidente il dialogo tra immagine fissa e in movimento, trasformando la visita in un’esperienza immersiva e poetica.
Eredità e memoria
Il percorso si chiude con autoritratti e immagini della cour-jardin, luogo simbolo dove Varda ha consolidato la sua presenza artistica e personale. La pubblicazione dell’esposizione, con saggi dei commissari e dei membri del comitato scientifico, documenta oltre sessant’anni di creatività. Attraverso questa retrospettiva, il pubblico può comprendere come Agnès Varda abbia reso Parigi non solo un teatro di narrazione, ma anche un complice silenzioso e vitale della propria vita artistica, lasciando un segno indelebile nella storia della fotografia e del cinema.
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La Parigi di Agnès Varda: uno sguardo décalé, pieno d’humour
Tempo stimato per la lettura: 11 minuti
Dal 9 aprile al 24 agosto 2025, il Musée Carnavalet – Histoire de Paris ospita Le Paris d’Agnès Varda, de-ci, de-là, un’esposizione che esplora l’universo della fotografa, cineasta e artista visiva scomparsa nel 2019. Curata da Valérie Guillaume e Anne de Mondenard, con il contributo di Rosalie Varda, Antoine de Baecque e Dominique Païni, l’esposizione propone un dialogo tra fotografia e cinema attraverso 130 tiraggi, molti inediti, estratti di film e oggetti personali, offrendo una lettura inedita della città di Parigi attraverso gli occhi sensibili e maliziosi dell’artista.
La città come protagonista
Parigi non è solo sfondo, ma personaggio vivente nelle opere di Varda. Da Cléo de 5 à 7 alla quiete malinconica delle Dites cariatides, ogni immagine cattura un’emozione, un dettaglio invisibile alla fretta dei passanti. La capitale diventa così un teatro di sentimenti, dove la solitudine, l’attesa, l’angoscia e l’euforia convivono, restituendo una visione intima di luoghi altrimenti ordinari. La fotografa racconta con leggerezza e ironia l’ordinarietà urbana, trasformando ogni angolo in scena narrativa.
Daguerre: laboratorio di vita e arte
Il cuore pulsante dell’esposizione è la cour-atelier di rue Daguerre, nel XIV arrondissement, dove Varda visse e creò dal 1951 al 2019. Questo spazio multifunzionale era studio fotografico, laboratorio di sviluppo e luogo di prime esposizioni. Negli anni ’60 condiviso con Jacques Demy, accoglieva artisti, amici del teatro e del cinema, diventando un microcosmo creativo che riflette la libertà della sua opera e la fusione tra vita quotidiana e produzione artistica.
Leggi anche: Nel XIV° arrondissement di Parigi, JBC onora Agnès Varda
Dall’obiettivo alla pellicola
L’esposizione evidenzia la transizione tra fotografia e cinema. I ritratti di artisti come Federico Fellini e Alexander Calder dialogano con scene di film girati a Parigi. L’occhio della fotografa anticipa il montaggio cinematografico, catturando gesti, posture e contrasti urbani. Ogni scatto, che sia reportage o commessa di stampa, porta con sé la firma di Varda: curiosità, humour e uno sguardo straniante che trasforma il quotidiano in straordinario.
La città emotiva nei film
Attraverso un percorso cronologico-tematico, l’esposizione mette in risalto film come Cléo de 5 à 7 e Loin du Vietnam, mostrando come Parigi rifletta stati d’animo e tensioni narrative. La città diventa specchio dei personaggi: le strade, le piazze e i quartieri si animano di emozioni e storie minime, spesso invisibili agli occhi ordinari. La cineasta esplora ogni angolo con precisione quasi antropologica, rivelando un amore per i dettagli che diventa cifra stilistica inconfondibile.
Femminilità e marginalità
Varda dedica attenzione particolare alle donne e agli esclusi, tematizzando emancipazione, libertà e identità. Nei film e nei progetti fotografici come L’une chante l’autre pas o Daguerréotypes, l’artista intreccia ritratti, scene di vita quotidiana e installazioni per restituire dignità e complessità ai soggetti meno visibili. Le donne della città, come le sue statue e i commercianti della rue Daguerre, diventano simboli di resilienza e presenza discreta, testimoni di un’epoca e di uno sguardo sensibile.
Il dialogo tra forme artistiche
Un aspetto sorprendente dell’esposizione è la continuità tra le diverse pratiche di Varda: fotografia, cinema, oggetti, pubblicazioni e persino la scultura della sua gatta Nini si intrecciano in un racconto unitario. L’allestimento scenografico, curato da Scénografiá e Graphica, con l’illuminazione di Aura Studio e le illustrazioni di Pénélope Bagieu, rende evidente il dialogo tra immagine fissa e in movimento, trasformando la visita in un’esperienza immersiva e poetica.
Eredità e memoria
Il percorso si chiude con autoritratti e immagini della cour-jardin, luogo simbolo dove Varda ha consolidato la sua presenza artistica e personale. La pubblicazione dell’esposizione, con saggi dei commissari e dei membri del comitato scientifico, documenta oltre sessant’anni di creatività. Attraverso questa retrospettiva, il pubblico può comprendere come Agnès Varda abbia reso Parigi non solo un teatro di narrazione, ma anche un complice silenzioso e vitale della propria vita artistica, lasciando un segno indelebile nella storia della fotografia e del cinema.









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