Il Prix Marcel Duchamp 2026 svela i suoi protagonisti. Quattro visioni per raccontare il presente

About the Author: Cristina Biordi

Published On: 10 Gennaio 2026

Tempo stimato per la lettura: 3 minuti

Nel gennaio 2026 il mondo dell’arte contemporanea francese volge lo sguardo verso i quattro finalisti del Prix Marcel Duchamp, il riconoscimento più influente del panorama nazionale. Annunciati negli spazi raffinati della maison Artcurial, l’8 gennaio, i nomi raccontano una scena plurale, cosmopolita e radicalmente contemporanea. Tre artisti e un duo, tutti legati alla Francia per nascita o pratica, incarnano linguaggi differenti ma accomunati da una stessa urgenza: interrogare il nostro tempo attraverso forme visive potenti, poetiche e spesso politiche.

Il Prix Marcel Duchamp 2026: Parigi celebra le nuove voci dell’arte contemporanea

I quattro artisti nominati per l’edizione 2026 del Prix Marcel Duchamp presenteranno le loro opere in una mostra dedicata all’interno delle collezioni del Musée d’Art Moderne de Paris, accessibile gratuitamente dal 2 ottobre 2026 al 14 febbraio 2027. È in questo contesto simbolico che, giovedì 22 ottobre 2026, durante la settimana dell’arte, verrà annunciato il vincitore. Creato dall’ADIAF nel 2000 in collaborazione con il Centre Pompidou, il premio è oggi un riferimento internazionale dell’arte contemporanea, con una dotazione di 90.000 euro, di cui 35.000 assegnati al laureato. In attesa della riapertura del Centre Pompidou, le edizioni dal 2025 al 2029 trovano casa al Musée d’Art Moderne de Paris, proseguendo una storia che ha consacrato artisti ormai iconici.

Joël Andrianomearisoa, la poesia del nero. L’eleganza come atto politico

Nato in Madagascar e formatosi come architetto, Joël Andrianomearisoa ha conquistato la scena internazionale con installazioni monumentali in cui il nero diventa linguaggio emotivo. Dopo la Biennale di Venezia e l’ingresso nelle collezioni del Metropolitan Museum of Art di New York, l’artista continua a esplorare desiderio, memoria e fragilità. Le sue opere, spesso realizzate in carta, tessuto e materiali poveri, trasformano lo spazio in un’esperienza sensoriale, sospesa tra malinconia e intensità assoluta.

Brognon & Rollin, il tempo sotto osservazione. Quando l’arte misura l’invisibile

David Brognon e Stéphanie Rollin lavorano insieme dal 2006, costruendo un dialogo artistico rigoroso e concettuale. Le loro opere interrogano il tempo, il lavoro, l’attesa e il silenzio, trasformando dati invisibili in gesti poetici. Al MAC VAL hanno presentato installazioni emblematiche: jukebox di silenzi storici, orologi che si fermano alla presenza umana, architetture senza uscita. Un’arte che chiede allo spettatore di fermarsi, ascoltare e prendere coscienza del proprio ruolo nel sistema.

Laura Henno, lo sguardo che resiste. Intimità, margini e dignità

Fotografa e regista, Laura Henno costruisce immagini di grande forza plastica partendo da storie spesso invisibili. Dai migranti di Calais alle comunità di Mayotte, il suo lavoro unisce rigore documentario e composizione cinematografica. Formata tra Bruxelles e Le Fresnoy, Henno restituisce dignità ai corpi e ai territori marginali, senza mai cedere al sensazionalismo. Le sue fotografie, dense e silenziose, chiedono tempo e attenzione, imponendo uno sguardo etico oltre che estetico.

Josèfa Ntjam, il futuro è un mito remixato. Post-Internet, identità e immaginazione

Classe 1992, Josèfa Ntjam è la più giovane finalista e forse la più esplosiva. La sua pratica attraversa scultura, video, suono, poesia e intelligenza artificiale, intrecciando miti africani, fantascienza e cultura digitale. Tra fotomontaggi monumentali e materiali innovativi, l’artista costruisce narrazioni ibride e potenti. Dopo la Biennale di Venezia e la sua prima grande mostra all’IAC di Villeurbanne, Ntjam si afferma come una voce capace di reinventare la memoria per proiettarla nel futuro.

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