Alice Pasquini: tre appuntamenti per entrare nel suo universo creativo

About the Author: Alice Stocchi

Published On: 9 Marzo 2026

Tempo stimato per la lettura: 4,9 minuti

Marzo a Roma si tinge di segni, collage e storie urbane grazie a Alice Pasquini. L’artista romana, tra le voci più riconoscibili della scena contemporanea internazionale, torna nella sua città con tre appuntamenti distinti ma profondamente connessi, capaci di raccontare il suo linguaggio visivo tra pittura, installazione e racconto autobiografico.

Dalla dimensione intima della galleria alla scala monumentale di un’installazione pubblica, fino al dialogo diretto con il pubblico attraverso il libro e il disegno: tre momenti che compongono una sorta di mappa emotiva della città.

Roma, per Pasquini, non è solo uno scenario. È materia viva, un archivio di immagini e incontri da cui nascono figure, frammenti e narrazioni sospese.

SCRAPS: il collage della città

Il primo appuntamento è la mostra personale SCRAPS, ospitata dal 14 marzo al 24 aprile 2026 presso Rosso20sette arte contemporanea. L’inaugurazione, prevista il 14 marzo alle ore 18, segna l’inizio di un’esplorazione visiva in cui pittura, collage e memoria urbana si intrecciano.

Il titolo stesso della mostra suggerisce la chiave di lettura: scraps, ritagli, frammenti, residui. Elementi che nella vita quotidiana sembrano marginali ma che, nelle mani dell’artista, diventano materia narrativa.

Le opere in mostra nascono da manifesti strappati, carte sovrapposte e campiture di colore che dialogano tra loro creando superfici vibranti. Non si tratta di semplici collage: sono composizioni in cui la stratificazione diventa linguaggio.

Le figure che emergono da questi lavori sembrano apparizioni fugaci, presenze che abitano il paesaggio visivo della città. Non hanno un’identità definita, ma portano con sé l’eco di storie possibili.

Il racconto nascosto delle superfici

Nel testo critico che accompagna la mostra, Jacopo Gonzales descrive il lavoro dell’artista come una raccolta di visioni e ricordi che affiorano per lampi.

Le sue figure sembrano catturate mentre attraversano lo spazio urbano: sguardi distratti, gesti quotidiani, momenti sospesi che raramente notiamo davvero. Pasquini li raccoglie e li trasforma in immagini che ci obbligano a rallentare.

Le opere sono costruite attraverso un processo di accumulo. Carte ritagliate e strati pittorici si sovrappongono fino a confondere il rapporto tra figura e sfondo. L’immagine non nasce da un gesto unico ma da una sedimentazione progressiva, quasi archeologica.

Il risultato è una superficie instabile e viva, dove la pittura dialoga con il gesto spontaneo del collage.

GOLD MINE: l’archivio dei desideri

Il secondo appuntamento porta il lavoro di Alice Pasquini in una dimensione completamente diversa. Il 20 marzo 2026, alle ore 18, negli spazi di Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone viene inaugurata Gold Mine, un’installazione site-specific realizzata all’interno del festival Libri Come.

Qui l’artista abbandona la dimensione intima della tela per confrontarsi con una struttura monumentale fatta di oggetti abbandonati e materiali dismessi.

Quella che a prima vista appare come una massa caotica di scarti diventa, osservata da vicino, una mappa dei desideri consumati della società contemporanea.

Tra oggetti dimenticati e resti del consumismo, emergono segni, disegni e presenze umane che restituiscono una dimensione poetica al residuo.

Quando lo scarto diventa memoria

Per Pasquini, ciò che viene scartato non è mai davvero privo di valore. Nella sua visione artistica ogni oggetto conserva una traccia di vita, una storia invisibile.

“Gold Mine” diventa così un archivio simbolico della modernità: una montagna fragile di desideri esauriti che racconta la relazione tra persone, oggetti e memoria.

Attraverso il disegno e l’intervento pittorico, l’artista restituisce voce a ciò che la società considera finito. Il risultato è un’installazione potente e poetica allo stesso tempo, dove la materia accumulata diventa una riflessione sulla fragilità e sulla resistenza umana.

TACCUINI: il disegno come diario

Il terzo appuntamento, il 22 marzo, riporta l’artista a una dimensione più intima e dialogica. Sempre all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, nell’ambito del festival Libri Come, Pasquini presenta il suo libro Taccuini, pubblicato da Treccani.

Non si tratta di una semplice presentazione editoriale, ma di un vero e proprio racconto di viaggio.

I taccuini dell’artista raccolgono schizzi, appunti e disegni realizzati in diverse città del mondo. Sono pagine intime in cui il gesto del disegno diventa uno strumento per registrare incontri, paesaggi e impressioni.

Sfogliarli significa entrare nella dimensione più personale del processo creativo.

Disegnare per ricordare

Per Alice Pasquini il disegno non è soltanto un mezzo espressivo: è un modo di osservare il mondo. Nei suoi taccuini ogni linea diventa una forma di memoria, una traccia lasciata sul tempo.

Durante l’incontro, il pubblico potrà scoprire come nascono queste pagine e come il gesto del disegno accompagni l’artista nei suoi viaggi e nelle sue esplorazioni urbane.

È un momento di condivisione che rivela la dimensione più umana del suo lavoro: quella di un’artista che continua a guardare la città con curiosità e attenzione.

Roma come laboratorio creativo

I tre appuntamenti romani costruiscono così un racconto articolato del lavoro di Alice Pasquini. Dalla pittura al collage, dall’installazione monumentale al taccuino personale, emerge un filo comune: la città come spazio narrativo. Roma diventa un laboratorio di immagini e relazioni, un luogo dove ogni dettaglio può trasformarsi in storia.

In questo viaggio tra frammenti urbani e memorie personali, Pasquini ci invita a fare qualcosa di semplice ma radicale: guardare davvero ciò che ci circonda. Perché nelle pieghe della città — tra manifesti strappati, oggetti dimenticati e pagine di un taccuino — esistono ancora infinite possibilità di racconto.

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Dalla dimensione intima della galleria alla scala monumentale di un’installazione pubblica, fino al dialogo diretto con il pubblico attraverso il libro e il disegno: tre momenti che compongono una sorta di mappa emotiva della città.

Roma, per Pasquini, non è solo uno scenario. È materia viva, un archivio di immagini e incontri da cui nascono figure, frammenti e narrazioni sospese.

SCRAPS: il collage della città

Il primo appuntamento è la mostra personale SCRAPS, ospitata dal 14 marzo al 24 aprile 2026 presso Rosso20sette arte contemporanea. L’inaugurazione, prevista il 14 marzo alle ore 18, segna l’inizio di un’esplorazione visiva in cui pittura, collage e memoria urbana si intrecciano.

Il titolo stesso della mostra suggerisce la chiave di lettura: scraps, ritagli, frammenti, residui. Elementi che nella vita quotidiana sembrano marginali ma che, nelle mani dell’artista, diventano materia narrativa.

Le opere in mostra nascono da manifesti strappati, carte sovrapposte e campiture di colore che dialogano tra loro creando superfici vibranti. Non si tratta di semplici collage: sono composizioni in cui la stratificazione diventa linguaggio.

Le figure che emergono da questi lavori sembrano apparizioni fugaci, presenze che abitano il paesaggio visivo della città. Non hanno un’identità definita, ma portano con sé l’eco di storie possibili.

Il racconto nascosto delle superfici

Nel testo critico che accompagna la mostra, Jacopo Gonzales descrive il lavoro dell’artista come una raccolta di visioni e ricordi che affiorano per lampi.

Le sue figure sembrano catturate mentre attraversano lo spazio urbano: sguardi distratti, gesti quotidiani, momenti sospesi che raramente notiamo davvero. Pasquini li raccoglie e li trasforma in immagini che ci obbligano a rallentare.

Le opere sono costruite attraverso un processo di accumulo. Carte ritagliate e strati pittorici si sovrappongono fino a confondere il rapporto tra figura e sfondo. L’immagine non nasce da un gesto unico ma da una sedimentazione progressiva, quasi archeologica.

Il risultato è una superficie instabile e viva, dove la pittura dialoga con il gesto spontaneo del collage.

GOLD MINE: l’archivio dei desideri

Il secondo appuntamento porta il lavoro di Alice Pasquini in una dimensione completamente diversa. Il 20 marzo 2026, alle ore 18, negli spazi di Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone viene inaugurata Gold Mine, un’installazione site-specific realizzata all’interno del festival Libri Come.

Qui l’artista abbandona la dimensione intima della tela per confrontarsi con una struttura monumentale fatta di oggetti abbandonati e materiali dismessi.

Quella che a prima vista appare come una massa caotica di scarti diventa, osservata da vicino, una mappa dei desideri consumati della società contemporanea.

Tra oggetti dimenticati e resti del consumismo, emergono segni, disegni e presenze umane che restituiscono una dimensione poetica al residuo.

Quando lo scarto diventa memoria

Per Pasquini, ciò che viene scartato non è mai davvero privo di valore. Nella sua visione artistica ogni oggetto conserva una traccia di vita, una storia invisibile.

“Gold Mine” diventa così un archivio simbolico della modernità: una montagna fragile di desideri esauriti che racconta la relazione tra persone, oggetti e memoria.

Attraverso il disegno e l’intervento pittorico, l’artista restituisce voce a ciò che la società considera finito. Il risultato è un’installazione potente e poetica allo stesso tempo, dove la materia accumulata diventa una riflessione sulla fragilità e sulla resistenza umana.

TACCUINI: il disegno come diario

Il terzo appuntamento, il 22 marzo, riporta l’artista a una dimensione più intima e dialogica. Sempre all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, nell’ambito del festival Libri Come, Pasquini presenta il suo libro Taccuini, pubblicato da Treccani.

Non si tratta di una semplice presentazione editoriale, ma di un vero e proprio racconto di viaggio.

I taccuini dell’artista raccolgono schizzi, appunti e disegni realizzati in diverse città del mondo. Sono pagine intime in cui il gesto del disegno diventa uno strumento per registrare incontri, paesaggi e impressioni.

Sfogliarli significa entrare nella dimensione più personale del processo creativo.

Disegnare per ricordare

Per Alice Pasquini il disegno non è soltanto un mezzo espressivo: è un modo di osservare il mondo. Nei suoi taccuini ogni linea diventa una forma di memoria, una traccia lasciata sul tempo.

Durante l’incontro, il pubblico potrà scoprire come nascono queste pagine e come il gesto del disegno accompagni l’artista nei suoi viaggi e nelle sue esplorazioni urbane.

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