Edward Weston a Torino: la materia delle forme

Tempo stimato per la lettura: 2,6 minuti
Dal 12 febbraio al 2 giugno 2026, CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia di Torino ospita Edward Weston. La materia delle forme, una mostra imponente che arriva per la prima volta in Italia dopo le tappe di Madrid e Barcellona. Organizzata in collaborazione con Fundación Mapfre, l’esposizione presenta 171 immagini tra scatti vintage e prime edizioni dei libri dell’artista. Curata da Sérgio Mah, la rassegna offre un percorso completo attraverso le fasi della produzione di Weston, includendo il cortometraggio The Photographer di Willard Van Dyke, che documenta gli ultimi anni della sua carriera, rivelando metodo e poetica di uno dei grandi maestri della fotografia moderna.
Dalla pittorialismo al rigore formale
La mostra ripercorre l’evoluzione artistica di Weston dai primi lavori pittorialisti, caratterizzati da vedute impressionistiche e ritratti delicati, verso un linguaggio fotografico autonomo e rigoroso. Nei soggiorni messicani tra il 1923 e il 1926 si consolida lo stile definitivo, basato su composizione e precisione tecnica, con un’attenzione particolare alla forma e alla luce. Ogni soggetto, dal più semplice al più complesso, diventa materiale di indagine visiva, trasformando oggetti quotidiani in immagini intense e memorabili, anticipando un concetto di modernismo che si discosta dalle prime avanguardie europee.
Nudi e nature morte: il corpo e la materia
Negli anni successivi Weston approfondisce il nudo e le nature morte, concependo il corpo umano e gli oggetti come pure forme visive. Il celebre Peperone n.30 o la Conchiglia emergono come soggetti scultorei, privi di narrazione, dove linee e volumi dialogano con la luce per rivelare essenze invisibili a un primo sguardo. Questa fase dimostra la capacità di Weston di astrarre la realtà, conferendo a ciascun elemento un valore autonomo e simbolico, in cui il gesto fotografico diventa atto creativo e interpretativo, unendo sensibilità artistica e rigore tecnico.
Paesaggi e natura primordiale
Dalla fine degli anni Venti, il paesaggio diventa centrale: deserti, coste e parchi dell’Ovest americano sono immortalati in immagini contemplative e prive di presenze umane, dove luce, forme e fenomeni atmosferici sono protagonisti. La Death Valley e Point Lobos rappresentano tappe fondamentali di questo sguardo, che alterna visione epica e sensibilità metafisica. Negli anni Quaranta, la fotografia di Weston mostra anche una dimensione più malinconica, concentrandosi su decadenza e trasformazione, senza mai perdere la capacità di raccontare l’unità tra materia, forma e spazio naturale.
Un’eredità unica della fotografia americana
Pioniere del linguaggio fotografico moderno, Weston utilizzò la grande formato per realizzare immagini in bianco e nero di straordinaria nitidezza, dove ogni dettaglio è valorizzato con precisione. Nature morte, nudi, ritratti e paesaggi costituiscono un corpus iconico che riflette l’intreccio tra rigore tecnico e connessione con la natura. La mostra di Torino offre così una prospettiva completa sul percorso di affermazione della fotografia come forma artistica autonoma, confermando Edward Weston come una delle figure più influenti della cultura visiva contemporanea.
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Edward Weston a Torino: la materia delle forme
Tempo stimato per la lettura: 8 minuti
Dal 12 febbraio al 2 giugno 2026, CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia di Torino ospita Edward Weston. La materia delle forme, una mostra imponente che arriva per la prima volta in Italia dopo le tappe di Madrid e Barcellona. Organizzata in collaborazione con Fundación Mapfre, l’esposizione presenta 171 immagini tra scatti vintage e prime edizioni dei libri dell’artista. Curata da Sérgio Mah, la rassegna offre un percorso completo attraverso le fasi della produzione di Weston, includendo il cortometraggio The Photographer di Willard Van Dyke, che documenta gli ultimi anni della sua carriera, rivelando metodo e poetica di uno dei grandi maestri della fotografia moderna.
Dalla pittorialismo al rigore formale
La mostra ripercorre l’evoluzione artistica di Weston dai primi lavori pittorialisti, caratterizzati da vedute impressionistiche e ritratti delicati, verso un linguaggio fotografico autonomo e rigoroso. Nei soggiorni messicani tra il 1923 e il 1926 si consolida lo stile definitivo, basato su composizione e precisione tecnica, con un’attenzione particolare alla forma e alla luce. Ogni soggetto, dal più semplice al più complesso, diventa materiale di indagine visiva, trasformando oggetti quotidiani in immagini intense e memorabili, anticipando un concetto di modernismo che si discosta dalle prime avanguardie europee.
Nudi e nature morte: il corpo e la materia
Negli anni successivi Weston approfondisce il nudo e le nature morte, concependo il corpo umano e gli oggetti come pure forme visive. Il celebre Peperone n.30 o la Conchiglia emergono come soggetti scultorei, privi di narrazione, dove linee e volumi dialogano con la luce per rivelare essenze invisibili a un primo sguardo. Questa fase dimostra la capacità di Weston di astrarre la realtà, conferendo a ciascun elemento un valore autonomo e simbolico, in cui il gesto fotografico diventa atto creativo e interpretativo, unendo sensibilità artistica e rigore tecnico.
Paesaggi e natura primordiale
Dalla fine degli anni Venti, il paesaggio diventa centrale: deserti, coste e parchi dell’Ovest americano sono immortalati in immagini contemplative e prive di presenze umane, dove luce, forme e fenomeni atmosferici sono protagonisti. La Death Valley e Point Lobos rappresentano tappe fondamentali di questo sguardo, che alterna visione epica e sensibilità metafisica. Negli anni Quaranta, la fotografia di Weston mostra anche una dimensione più malinconica, concentrandosi su decadenza e trasformazione, senza mai perdere la capacità di raccontare l’unità tra materia, forma e spazio naturale.
Un’eredità unica della fotografia americana
Pioniere del linguaggio fotografico moderno, Weston utilizzò la grande formato per realizzare immagini in bianco e nero di straordinaria nitidezza, dove ogni dettaglio è valorizzato con precisione. Nature morte, nudi, ritratti e paesaggi costituiscono un corpus iconico che riflette l’intreccio tra rigore tecnico e connessione con la natura. La mostra di Torino offre così una prospettiva completa sul percorso di affermazione della fotografia come forma artistica autonoma, confermando Edward Weston come una delle figure più influenti della cultura visiva contemporanea.










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