Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma: alla conquista del Rinascimento

Tempo stimato per la lettura: 3,7 minuti
Un viaggio nel cuore del Rinascimento italiano prende forma al Museo di Arti Decorative Accorsi-Ometto di Torino, dove dal 31 marzo al 6 settembre 2026 si tiene la mostra Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma. Alla conquista del Rinascimento. Curata da Serena D’Italia, Luca Mana e Vittorio Natale, con un comitato scientifico composto da Roberto Bartalini, Francesco Frangi ed Edoardo Villata, la rassegna rappresenta un evento di grande rilievo nel panorama degli studi sul maestro piemontese. A quasi ottant’anni dall’ultima grande retrospettiva dedicata all’artista – organizzata nel 1950 tra Vercelli e Siena – l’esposizione offre uno sguardo nuovo sulle origini e sulla formazione di uno dei pittori più originali del primo Cinquecento.
Alle origini di un linguaggio artistico personale
La mostra si concentra in particolare sulla produzione giovanile di Giovanni Antonio Bazzi, meglio conosciuto con il soprannome di Sodoma, mettendo in luce un momento cruciale della sua carriera. In questi anni iniziali l’artista elabora con grande energia le diverse influenze ricevute durante la sua formazione, trasformandole progressivamente in un linguaggio pittorico autonomo e riconoscibile. Il percorso espositivo permette di osservare come Sodoma abbia saputo assimilare suggestioni diverse, fondendo tradizione piemontese e cultura figurativa dell’Italia centrale, fino a raggiungere uno stile personale caratterizzato da forte espressività e raffinatezza compositiva.
Un corpus di opere eccezionale
L’esposizione riunisce oltre cinquanta opere, alcune delle quali inedite o mai presentate al pubblico prima d’ora. I dipinti provengono da importanti collezioni private e da prestigiose istituzioni museali italiane e internazionali, tra cui l’Accademia Carrara di Bergamo, la Pinacoteca di Brera di Milano, il Musée Jacquemart-André di Parigi, i Musei Civici di Pavia, la Galleria Borghese e i Musei Vaticani a Roma, la Pinacoteca Nazionale di Siena e numerose istituzioni torinesi come la Biblioteca Reale, la Galleria Sabauda, Palazzo Madama e la Pinacoteca dell’Accademia Albertina. Questa straordinaria concentrazione di opere permette di ricostruire in modo approfondito una fase poco indagata della carriera dell’artista.
Dalla bottega piemontese alle grandi imprese artistiche
Il percorso espositivo segue idealmente il cammino artistico di Sodoma a partire dalla sua formazione nella bottega di Giovanni Martino Spanzotti, una delle figure più influenti della pittura piemontese di fine Quattrocento. Da qui il racconto si sposta verso le grandi imprese decorative realizzate dall’artista nei primi anni del Cinquecento, come i cicli di affreschi nel complesso di Sant’Anna in Camprena (1503-1504) e nel chiostro dell’abbazia di Monteoliveto Maggiore (1505-1508), nel territorio senese. Questi lavori testimoniano il rapido sviluppo della sua maturità artistica e il progressivo riconoscimento della sua abilità da parte delle committenze più prestigiose.
Roma e la committenza di Agostino Chigi
Un momento decisivo nella carriera di Sodoma è rappresentato dalle sue esperienze romane, dove l’artista entra in contatto con il vivace ambiente culturale della capitale pontificia. Qui riceve il sostegno di uno dei più importanti mecenati del Rinascimento, Agostino Chigi, che favorisce la diffusione della sua pittura e ne consolida la reputazione. Il soggiorno romano consente a Sodoma di confrontarsi con i grandi protagonisti della scena artistica del tempo e di arricchire ulteriormente il proprio linguaggio figurativo.
Un dialogo artistico tra Piemonte e Italia centrale
La mostra mette inoltre in evidenza l’intensità degli scambi artistici tra il Piemonte e il Centro Italia tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento. Accanto alle opere di Sodoma sono infatti presentati importanti lavori di artisti che contribuiscono a definire il contesto culturale in cui egli si forma e opera. Tra questi figurano Macrino d’Alba, rappresentato da opere di grande rilievo come la Madonna col Bambino in trono e santi della Pinacoteca Capitolina di Roma e una predella inedita con Cristo e gli apostoli proveniente dalla residenza papale di Castel Gandolfo, oltre a dipinti di Gaudenzio Ferrari, Eusebio Ferrari e Gerolamo Giovenone, autore di una delle versioni della celebre Madonna d’Orléans di Raffaello. L’insieme di queste presenze arricchisce il percorso espositivo e restituisce il vivace panorama artistico in cui si inserisce la figura di Sodoma.
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Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma: alla conquista del Rinascimento
Tempo stimato per la lettura: 11 minuti
Un viaggio nel cuore del Rinascimento italiano prende forma al Museo di Arti Decorative Accorsi-Ometto di Torino, dove dal 31 marzo al 6 settembre 2026 si tiene la mostra Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma. Alla conquista del Rinascimento. Curata da Serena D’Italia, Luca Mana e Vittorio Natale, con un comitato scientifico composto da Roberto Bartalini, Francesco Frangi ed Edoardo Villata, la rassegna rappresenta un evento di grande rilievo nel panorama degli studi sul maestro piemontese. A quasi ottant’anni dall’ultima grande retrospettiva dedicata all’artista – organizzata nel 1950 tra Vercelli e Siena – l’esposizione offre uno sguardo nuovo sulle origini e sulla formazione di uno dei pittori più originali del primo Cinquecento.
Alle origini di un linguaggio artistico personale
La mostra si concentra in particolare sulla produzione giovanile di Giovanni Antonio Bazzi, meglio conosciuto con il soprannome di Sodoma, mettendo in luce un momento cruciale della sua carriera. In questi anni iniziali l’artista elabora con grande energia le diverse influenze ricevute durante la sua formazione, trasformandole progressivamente in un linguaggio pittorico autonomo e riconoscibile. Il percorso espositivo permette di osservare come Sodoma abbia saputo assimilare suggestioni diverse, fondendo tradizione piemontese e cultura figurativa dell’Italia centrale, fino a raggiungere uno stile personale caratterizzato da forte espressività e raffinatezza compositiva.
Un corpus di opere eccezionale
L’esposizione riunisce oltre cinquanta opere, alcune delle quali inedite o mai presentate al pubblico prima d’ora. I dipinti provengono da importanti collezioni private e da prestigiose istituzioni museali italiane e internazionali, tra cui l’Accademia Carrara di Bergamo, la Pinacoteca di Brera di Milano, il Musée Jacquemart-André di Parigi, i Musei Civici di Pavia, la Galleria Borghese e i Musei Vaticani a Roma, la Pinacoteca Nazionale di Siena e numerose istituzioni torinesi come la Biblioteca Reale, la Galleria Sabauda, Palazzo Madama e la Pinacoteca dell’Accademia Albertina. Questa straordinaria concentrazione di opere permette di ricostruire in modo approfondito una fase poco indagata della carriera dell’artista.
Dalla bottega piemontese alle grandi imprese artistiche
Il percorso espositivo segue idealmente il cammino artistico di Sodoma a partire dalla sua formazione nella bottega di Giovanni Martino Spanzotti, una delle figure più influenti della pittura piemontese di fine Quattrocento. Da qui il racconto si sposta verso le grandi imprese decorative realizzate dall’artista nei primi anni del Cinquecento, come i cicli di affreschi nel complesso di Sant’Anna in Camprena (1503-1504) e nel chiostro dell’abbazia di Monteoliveto Maggiore (1505-1508), nel territorio senese. Questi lavori testimoniano il rapido sviluppo della sua maturità artistica e il progressivo riconoscimento della sua abilità da parte delle committenze più prestigiose.
Roma e la committenza di Agostino Chigi
Un momento decisivo nella carriera di Sodoma è rappresentato dalle sue esperienze romane, dove l’artista entra in contatto con il vivace ambiente culturale della capitale pontificia. Qui riceve il sostegno di uno dei più importanti mecenati del Rinascimento, Agostino Chigi, che favorisce la diffusione della sua pittura e ne consolida la reputazione. Il soggiorno romano consente a Sodoma di confrontarsi con i grandi protagonisti della scena artistica del tempo e di arricchire ulteriormente il proprio linguaggio figurativo.
Un dialogo artistico tra Piemonte e Italia centrale
La mostra mette inoltre in evidenza l’intensità degli scambi artistici tra il Piemonte e il Centro Italia tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento. Accanto alle opere di Sodoma sono infatti presentati importanti lavori di artisti che contribuiscono a definire il contesto culturale in cui egli si forma e opera. Tra questi figurano Macrino d’Alba, rappresentato da opere di grande rilievo come la Madonna col Bambino in trono e santi della Pinacoteca Capitolina di Roma e una predella inedita con Cristo e gli apostoli proveniente dalla residenza papale di Castel Gandolfo, oltre a dipinti di Gaudenzio Ferrari, Eusebio Ferrari e Gerolamo Giovenone, autore di una delle versioni della celebre Madonna d’Orléans di Raffaello. L’insieme di queste presenze arricchisce il percorso espositivo e restituisce il vivace panorama artistico in cui si inserisce la figura di Sodoma.





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