Un solo battito di luce: la Pentecoste secondo Claire Tabouret

Tempo stimato per la lettura: 2,7 minuti
Tra luce, memoria e visione, il Grand Palais accoglie In un solo respiro di Claire Tabouret, una mostra che trasforma il segno pittorico in esperienza corale, sospesa tra sacro e contemporaneo, aperta dal 10 dicembre 2025 al 15 marzo 2026. Un accesso privilegiato ai modelli preparatori delle sei future vetrate contemporanee di Notre-Dame de Paris, in corso di realizzazione con l’Atelier Simon-Marq dopo la sua nomina, nel dicembre 2024, a vincitrice della consultazione lanciata dal Ministero della Cultura francese.
Dentro il cantiere di un’opera destinata all’eternità
Tabouret considera questa mostra come un invito a entrare nel cuore di un processo in pieno svolgimento. La Galleria 10.2 si trasforma così in un luogo sospeso, dove modelli a grandezza reale, schizzi e cartoni rivelano la complessità della creazione delle vetrate della navata sud della cattedrale. Le opere alte sette metri, ancora in fase di elaborazione all’Atelier Simon-Marq, offrono al visitatore un primo sguardo su una commissione che unisce tradizione e ricerca formale, unendo la precisione del mestiere dei maestri vetrai alla libertà visionaria dell’artista.
La grammatica del monotipo: un gesto che diventa luce
Per affrontare questa sfida, Tabouret sceglie una tecnica che da anni accompagna la sua pratica: il monotipo, arricchito da interventi a stencil per motivi ripetuti e rosoni. Dipingendo su plexiglas trasparente e trasferendo poi l’immagine su carta spessa, l’artista crea un linguaggio che richiama la dualità stessa del vetro: fragile e solido, organico e tagliente. Ogni finestra nasce dall’assemblaggio di decine di elementi dipinti separatamente, quasi fossero cellule di una stessa forma vivente che si ricompone in una nuova architettura di colore e trasparenza. La gamma di colori rimane luminosa e calibrata, per rispettare l’esigenza di conservare la caratteristica luce bianca della cattedrale.
La Pentecoste come forza unificante
Il tema scelto dall’arcivescovo di Parigi, la Pentecoste, guida l’intero progetto. Per Tabouret, la potenza simbolica di un’umanità che si riconosce al di là delle differenze risuona con particolare intensità nel presente. L’artista, nata nel 1981 a Pertuis, da sempre sensibile alla vulnerabilità dei legami umani e al passare del tempo, trova in questo soggetto un campo di risonanza emotivo e concettuale. Le sue figure sospese tra trasparenze e opacità, tra introspezione e coralità, sembrano naturalmente destinate a tradursi nel linguaggio del vetro.
Un atelier aperto: la mostra come esperienza in divenire
La scenografia dell’esposizione non si limita a presentare opere finite: ricostruisce l’atmosfera di un luogo di lavoro, fatto di prove, errori, intuizioni improvvise e pazienti sedimentazioni. Tavole preparatorie, disegni, maquette monumentali e documenti d’archivio fanno emergere l’intensità di un anno trascorso tra ricerca e artigianato, tra meditazione e slancio creativo. Il pubblico è invitato a seguire il percorso che porterà, nel dicembre 2026, all’installazione definitiva delle vetrate nel lato basso sud della navata di Notre-Dame, offrendo la rara possibilità di assistere a un’opera “in corso”, prima ancora che diventi memoria.
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Un solo battito di luce: la Pentecoste secondo Claire Tabouret
Tempo stimato per la lettura: 8 minuti
Tra luce, memoria e visione, il Grand Palais accoglie In un solo respiro di Claire Tabouret, una mostra che trasforma il segno pittorico in esperienza corale, sospesa tra sacro e contemporaneo, aperta dal 10 dicembre 2025 al 15 marzo 2026. Un accesso privilegiato ai modelli preparatori delle sei future vetrate contemporanee di Notre-Dame de Paris, in corso di realizzazione con l’Atelier Simon-Marq dopo la sua nomina, nel dicembre 2024, a vincitrice della consultazione lanciata dal Ministero della Cultura francese.
Dentro il cantiere di un’opera destinata all’eternità
Tabouret considera questa mostra come un invito a entrare nel cuore di un processo in pieno svolgimento. La Galleria 10.2 si trasforma così in un luogo sospeso, dove modelli a grandezza reale, schizzi e cartoni rivelano la complessità della creazione delle vetrate della navata sud della cattedrale. Le opere alte sette metri, ancora in fase di elaborazione all’Atelier Simon-Marq, offrono al visitatore un primo sguardo su una commissione che unisce tradizione e ricerca formale, unendo la precisione del mestiere dei maestri vetrai alla libertà visionaria dell’artista.
La grammatica del monotipo: un gesto che diventa luce
Per affrontare questa sfida, Tabouret sceglie una tecnica che da anni accompagna la sua pratica: il monotipo, arricchito da interventi a stencil per motivi ripetuti e rosoni. Dipingendo su plexiglas trasparente e trasferendo poi l’immagine su carta spessa, l’artista crea un linguaggio che richiama la dualità stessa del vetro: fragile e solido, organico e tagliente. Ogni finestra nasce dall’assemblaggio di decine di elementi dipinti separatamente, quasi fossero cellule di una stessa forma vivente che si ricompone in una nuova architettura di colore e trasparenza. La gamma di colori rimane luminosa e calibrata, per rispettare l’esigenza di conservare la caratteristica luce bianca della cattedrale.
La Pentecoste come forza unificante
Il tema scelto dall’arcivescovo di Parigi, la Pentecoste, guida l’intero progetto. Per Tabouret, la potenza simbolica di un’umanità che si riconosce al di là delle differenze risuona con particolare intensità nel presente. L’artista, nata nel 1981 a Pertuis, da sempre sensibile alla vulnerabilità dei legami umani e al passare del tempo, trova in questo soggetto un campo di risonanza emotivo e concettuale. Le sue figure sospese tra trasparenze e opacità, tra introspezione e coralità, sembrano naturalmente destinate a tradursi nel linguaggio del vetro.
Un atelier aperto: la mostra come esperienza in divenire
La scenografia dell’esposizione non si limita a presentare opere finite: ricostruisce l’atmosfera di un luogo di lavoro, fatto di prove, errori, intuizioni improvvise e pazienti sedimentazioni. Tavole preparatorie, disegni, maquette monumentali e documenti d’archivio fanno emergere l’intensità di un anno trascorso tra ricerca e artigianato, tra meditazione e slancio creativo. Il pubblico è invitato a seguire il percorso che porterà, nel dicembre 2026, all’installazione definitiva delle vetrate nel lato basso sud della navata di Notre-Dame, offrendo la rara possibilità di assistere a un’opera “in corso”, prima ancora che diventi memoria.









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