LAVINIA: arte contemporanea tra gelato e restauro nella Loggia dei Vini

About the Author: Alice Stocchi

Published On: 5 Luglio 2025

Tempo stimato per la lettura: 3,4 minuti

C’è un angolo segreto di Villa Borghese, nascosto tra la vegetazione e le architetture del tempo, che da giovedì 10 luglio 2025 si trasforma in un sogno a cielo aperto. È la Loggia dei Vini, nata all’alba del Seicento per volontà di Scipione Borghese e ora rinata sotto il segno dell’arte contemporanea grazie a LAVINIA, progetto curato da Salvatore Lacagnina. Un restauro che è rinascita e un gesto artistico che è dono: la città riscopre la sua storia attraverso la visione di artisti straordinari, mentre il gusto dell’estate – mango e sesamo nero – accompagna ogni passo, fondendo sensi e immaginazione.

Jimmie Durham: ironia e memoria sospesa nel tempo

Nel cuore silenzioso della Loggia, l’opera di Jimmie Durham sembra parlare con la pietra, con gli alberi, con le ombre del passato. “And Now, So Far In The Future That No One Will Recognize Any Of My Jokes (revisited)” è più di un titolo: è una dichiarazione d’eternità, un’eco ironica che vibra nei secoli.

L’artista – poeta visivo e pensatore ribelle – ci lascia un’installazione che è mappa del pensiero, riflessione critica e sogno disordinato. Le sue forme parlano di futuro e di oblio, di ciò che rimane quando tutto sembra svanire. Come uno scherzo troppo in anticipo, la sua arte ci aspetta al varco della comprensione.

Monika Sosnowska: la materia che si piega, non si spezza

Sul bordo della Loggia, la Recinzione (2025) di Monika Sosnowska è un atto di grazia scultorea. Ferro che danza, piegato come un corpo in ascolto, come un pensiero che si piega senza spezzarsi.

Non è solo un elemento architettonico trasformato: è un gesto poetico che interroga il confine tra funzione e finzione, tra contenere e lasciar andare. Sosnowska intreccia la memoria del luogo con la sua forma, aprendo un dialogo tra permanenza e trasformazione, tra ordine e rovina.

Un giardino di visioni site-specific

LAVINIA è una costellazione, una geografia di segni nel verde del parco. Intorno alla Loggia, opere già presenti – dalla maniglia d’autore di Sosnowska al sentiero poetico di Birrell & Harding, dalla lupa bronzea di Cucchi alla fontana di Golia, fino alla luce accesa di Grawunder – creano un mosaico diffuso, dove ogni opera è una tappa in un cammino simbolico.

Una passeggiata che diventa percorso dell’anima, una riscoperta dello stupore, dove arte e paesaggio si fondono in un nuovo senso di appartenenza e di bellezza.

Lavinia Fontana: la musa silenziosa del progetto

A dare nome al progetto, è Lavinia Fontana – pittrice del Rinascimento, donna libera e pioniera della creatività. Una scelta che non è omaggio, ma alleanza. Come Lavinia, anche il progetto LAVINIA si muove fuori dai canoni, abitando il tempo con coraggio e delicatezza. È arte che attraversa la storia, che si intreccia al presente, che si offre al pubblico non come reliquia, ma come possibilità.

LAVINIA: un’opera pubblica che respira con la città

Questo progetto è molto più di una mostra: è un atto d’amore verso Roma, un modo nuovo di abitare lo spazio urbano. Il restauro della Loggia dei Vini – a cura della Sovrintendenza Capitolina, realizzato da R.O.M.A. Consorzio e reso possibile dalla donazione di Ghella – si accompagna all’intervento degli artisti con la stessa delicatezza con cui si restaura un affetto, un ricordo.

LAVINIA parla a chi cammina distratto, a chi cerca, a chi non sa ancora di avere bisogno dell’arte. Parla di una città che si lascia riscoprire, un passo alla volta, tra i rami degli alberi e i sorrisi sorpresi di chi ritrova il senso del bello dove meno se lo aspetta.

Immagini:

Piero Golia Fontana, LAVINIA (Blue), 2024Ph. Daniele Marzoraticourtesy Ghella

Monica Sosnowska Ph Daniele Molajoli courtesy Ghella 2

Inst vie Jimmie Durham Gianni Politi e Johanna Grawunder ph Daniele Molajoli courtesy Ghella

Installation viewPh. Davide Molajolicourtesy Ghel

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Published On: 5 Luglio 2025

About the Author: Alice Stocchi

Tempo stimato per la lettura: 10 minuti

C’è un angolo segreto di Villa Borghese, nascosto tra la vegetazione e le architetture del tempo, che da giovedì 10 luglio 2025 si trasforma in un sogno a cielo aperto. È la Loggia dei Vini, nata all’alba del Seicento per volontà di Scipione Borghese e ora rinata sotto il segno dell’arte contemporanea grazie a LAVINIA, progetto curato da Salvatore Lacagnina. Un restauro che è rinascita e un gesto artistico che è dono: la città riscopre la sua storia attraverso la visione di artisti straordinari, mentre il gusto dell’estate – mango e sesamo nero – accompagna ogni passo, fondendo sensi e immaginazione.

Jimmie Durham: ironia e memoria sospesa nel tempo

Nel cuore silenzioso della Loggia, l’opera di Jimmie Durham sembra parlare con la pietra, con gli alberi, con le ombre del passato. “And Now, So Far In The Future That No One Will Recognize Any Of My Jokes (revisited)” è più di un titolo: è una dichiarazione d’eternità, un’eco ironica che vibra nei secoli.

L’artista – poeta visivo e pensatore ribelle – ci lascia un’installazione che è mappa del pensiero, riflessione critica e sogno disordinato. Le sue forme parlano di futuro e di oblio, di ciò che rimane quando tutto sembra svanire. Come uno scherzo troppo in anticipo, la sua arte ci aspetta al varco della comprensione.

Monika Sosnowska: la materia che si piega, non si spezza

Sul bordo della Loggia, la Recinzione (2025) di Monika Sosnowska è un atto di grazia scultorea. Ferro che danza, piegato come un corpo in ascolto, come un pensiero che si piega senza spezzarsi.

Non è solo un elemento architettonico trasformato: è un gesto poetico che interroga il confine tra funzione e finzione, tra contenere e lasciar andare. Sosnowska intreccia la memoria del luogo con la sua forma, aprendo un dialogo tra permanenza e trasformazione, tra ordine e rovina.

Un giardino di visioni site-specific

LAVINIA è una costellazione, una geografia di segni nel verde del parco. Intorno alla Loggia, opere già presenti – dalla maniglia d’autore di Sosnowska al sentiero poetico di Birrell & Harding, dalla lupa bronzea di Cucchi alla fontana di Golia, fino alla luce accesa di Grawunder – creano un mosaico diffuso, dove ogni opera è una tappa in un cammino simbolico.

Una passeggiata che diventa percorso dell’anima, una riscoperta dello stupore, dove arte e paesaggio si fondono in un nuovo senso di appartenenza e di bellezza.

Lavinia Fontana: la musa silenziosa del progetto

A dare nome al progetto, è Lavinia Fontana – pittrice del Rinascimento, donna libera e pioniera della creatività. Una scelta che non è omaggio, ma alleanza. Come Lavinia, anche il progetto LAVINIA si muove fuori dai canoni, abitando il tempo con coraggio e delicatezza. È arte che attraversa la storia, che si intreccia al presente, che si offre al pubblico non come reliquia, ma come possibilità.

LAVINIA: un’opera pubblica che respira con la città

Questo progetto è molto più di una mostra: è un atto d’amore verso Roma, un modo nuovo di abitare lo spazio urbano. Il restauro della Loggia dei Vini – a cura della Sovrintendenza Capitolina, realizzato da R.O.M.A. Consorzio e reso possibile dalla donazione di Ghella – si accompagna all’intervento degli artisti con la stessa delicatezza con cui si restaura un affetto, un ricordo.

LAVINIA parla a chi cammina distratto, a chi cerca, a chi non sa ancora di avere bisogno dell’arte. Parla di una città che si lascia riscoprire, un passo alla volta, tra i rami degli alberi e i sorrisi sorpresi di chi ritrova il senso del bello dove meno se lo aspetta.

Immagini:

Piero Golia Fontana, LAVINIA (Blue), 2024Ph. Daniele Marzoraticourtesy Ghella

Monica Sosnowska Ph Daniele Molajoli courtesy Ghella 2

Inst vie Jimmie Durham Gianni Politi e Johanna Grawunder ph Daniele Molajoli courtesy Ghella

Installation viewPh. Davide Molajolicourtesy Ghel

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