Anatomie spontanee: quando cibo e arte si incontrano

Tempo stimato per la lettura: 2,5 minuti
Venerdì 9 gennaio 2026 Roma ha visto nascere Anatomie spontanee nello spazio Parentesi di TWM Factory, un progetto dove il cibo diventa esperienza, gesto e memoria. Curata da Paola Farfaglio e Benedetta Carpi De Resmini, la mostra intreccia due percorsi paralleli, accomunati dalla trasformazione e dalla relazione con la materia viva. Il titolo suggerisce ciò che cresce ai margini, ciò che sorprende. La mostra sarà visitabile dal 10 al 23 gennaio 2026, invitando i visitatori a entrare in un tempo sospeso, dove ogni gesto diventa esperienza.
Una fabbrica che respira
Parentesi non è solo una galleria: è un organismo vivo. Al primo piano dell’Arimondi District, ex fabbrica diventata incubatore creativo, studi, residenze e gallerie convivono. Ora lo spazio ospita il cibo che si fa arte, la materia che prende vita, diventando scena e protagonista allo stesso tempo.
Il ritmo del nutrimento
Qui tutto cambia: ingredienti, gesti, opere. Tutto si trasforma, senza pause. Anatomie spontanee parla di metamorfosi: la materia che si consuma, si rigenera, diventa racconto. Entrare in mostra significa sentire il tempo della trasformazione, percepire l’arte e il cibo respirare insieme.
Tavolo vivo
I torinesi Caretto–Spagna portano la biodiversità sul tavolo. ESCULENTA trasforma un semplice piano in legno in organismo attivo: tre sezioni, tre tempi – preparazione, rigenerazione, ricrescita – un ciclo continuo di consumo e rinascita. Il visitatore osserva i cavoli mutare e sente il ritmo della natura e dell’arte scorrere insieme.
Latte e favole
Gaia e Greta Scaramella guardano al latte come simbolo di cura e protezione. Gaia trasforma il nutrimento in assenza con Milk: seni colmi diventano colini vuoti, un richiamo poetico a chi non può ricevere questo alimento vitale. Greta inventa favole sul latte, piccole storie di immaginazione e sostegno, dove il nutrimento si fa racconto e relazione.
Memorie commestibili
Ombretta Gamberale trasforma il cibo in archivio affettivo con Ricette memorabili: incisioni, ricette e disegni con erbe essiccate. Bambini, famiglie e case famiglia diventano narratori, intrecciando memorie, intimità e riflessione. Ogni gesto, ogni ricetta, diventa racconto condiviso.
Pane e fiumi
Camille Orlandini osserva Tevere e Aniene e trasforma acqua e grano in rituale. Faire Pain Commun restituisce la poesia del gesto quotidiano del pane. La video-installazione Impastare da una sponda all’altra del Tevere mostra l’incontro tra natura, cultura e tradizione, un gesto semplice e universale che diventa poesia visiva.
Nutrire la resistenza
Nordine Sajot porta il cibo sul terreno della politica con Ex-voto against war. Qui il nutrimento diventa oppressione, la privazione alimentare strumento di dominio. Le immagini dalla distribuzione del cibo a Gaza trasformano il gesto quotidiano del mangiare in linguaggio corporeo, denuncia e memoria emotiva.
Crediti foto: Anatomie spontanee 2025, Installation view. Foto LALO studio. Courtesy Latitudo Art Projects e CAP
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Anatomie spontanee: quando cibo e arte si incontrano
Tempo stimato per la lettura: 7 minuti
Venerdì 9 gennaio 2026 Roma ha visto nascere Anatomie spontanee nello spazio Parentesi di TWM Factory, un progetto dove il cibo diventa esperienza, gesto e memoria. Curata da Paola Farfaglio e Benedetta Carpi De Resmini, la mostra intreccia due percorsi paralleli, accomunati dalla trasformazione e dalla relazione con la materia viva. Il titolo suggerisce ciò che cresce ai margini, ciò che sorprende. La mostra sarà visitabile dal 10 al 23 gennaio 2026, invitando i visitatori a entrare in un tempo sospeso, dove ogni gesto diventa esperienza.
Una fabbrica che respira
Parentesi non è solo una galleria: è un organismo vivo. Al primo piano dell’Arimondi District, ex fabbrica diventata incubatore creativo, studi, residenze e gallerie convivono. Ora lo spazio ospita il cibo che si fa arte, la materia che prende vita, diventando scena e protagonista allo stesso tempo.
Il ritmo del nutrimento
Qui tutto cambia: ingredienti, gesti, opere. Tutto si trasforma, senza pause. Anatomie spontanee parla di metamorfosi: la materia che si consuma, si rigenera, diventa racconto. Entrare in mostra significa sentire il tempo della trasformazione, percepire l’arte e il cibo respirare insieme.
Tavolo vivo
I torinesi Caretto–Spagna portano la biodiversità sul tavolo. ESCULENTA trasforma un semplice piano in legno in organismo attivo: tre sezioni, tre tempi – preparazione, rigenerazione, ricrescita – un ciclo continuo di consumo e rinascita. Il visitatore osserva i cavoli mutare e sente il ritmo della natura e dell’arte scorrere insieme.
Latte e favole
Gaia e Greta Scaramella guardano al latte come simbolo di cura e protezione. Gaia trasforma il nutrimento in assenza con Milk: seni colmi diventano colini vuoti, un richiamo poetico a chi non può ricevere questo alimento vitale. Greta inventa favole sul latte, piccole storie di immaginazione e sostegno, dove il nutrimento si fa racconto e relazione.
Memorie commestibili
Ombretta Gamberale trasforma il cibo in archivio affettivo con Ricette memorabili: incisioni, ricette e disegni con erbe essiccate. Bambini, famiglie e case famiglia diventano narratori, intrecciando memorie, intimità e riflessione. Ogni gesto, ogni ricetta, diventa racconto condiviso.
Pane e fiumi
Camille Orlandini osserva Tevere e Aniene e trasforma acqua e grano in rituale. Faire Pain Commun restituisce la poesia del gesto quotidiano del pane. La video-installazione Impastare da una sponda all’altra del Tevere mostra l’incontro tra natura, cultura e tradizione, un gesto semplice e universale che diventa poesia visiva.
Nutrire la resistenza
Nordine Sajot porta il cibo sul terreno della politica con Ex-voto against war. Qui il nutrimento diventa oppressione, la privazione alimentare strumento di dominio. Le immagini dalla distribuzione del cibo a Gaza trasformano il gesto quotidiano del mangiare in linguaggio corporeo, denuncia e memoria emotiva.
Crediti foto: Anatomie spontanee 2025, Installation view. Foto LALO studio. Courtesy Latitudo Art Projects e CAP






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