Défaire Refaire Rêver – MYOP: vent’anni di storie in movimento

About the Author: Redazione ViviCreativo

Published On: 15 Gennaio 2026

Tempo stimato per la lettura: 3,2 minuti

Dal 16 gennaio al 14 marzo 2026, il Carré de Baudouin apre le sue porte a Défaire Refaire Rêver – MYOP 20 ans d’une histoire en mouvement, un viaggio attraverso vent’anni di fotografia documentaria firmata dal collettivo francese MYOP. Fondata nel 2005 a Parigi, l’agenzia si distingue per un approccio impegnato e soggettivo, producendo reportage e progetti che raccontano il mondo in tutta la sua complessità, diffusi tramite esposizioni e pubblicazioni indipendenti. Il nome MYOP, ispirato a un verso di Paul Éluard – «Mes Yeux, Objets Patients, étaient à jamais ouverts sur l’étendue des mers où je me noyais. Enfin une écume blanche passa sur le point noir qui fuyait. Tout s’effaça.» – evoca la curiosità poetica e la tensione verso la realtà, verso il gesto fotografico che osserva, raccoglie e reinventa.

Vent’anni di fotografia impegnata

A vent’anni dalla nascita del collettivo, MYOP esplora la propria archivio fotografico con una domanda che risuona come un mantra: come abitare ancora il mondo? Lo spiega Michel Slomka, curatore della mostra: «Quando gli equilibri bioclimatici vacillano, quando le disuguaglianze aumentano e gli egoismi crescono, di quali potenze rinnovate abbiamo bisogno per ricomporre mondi condivisi e abitabili?». Il risultato è un poema visivo collettivo, in cui le immagini si intrecciano e raccontano le tensioni, le sfide e le energie della contemporaneità, evocando al contempo forza, resilienza e capacità di metamorfosi.

Un viaggio attraverso corpi, luoghi e segni

Le fotografie di MYOP si muovono tra paesaggi segnati da crisi ecologiche, conflitti e sfruttamento delle risorse, ma sempre con uno sguardo che cerca l’abitabilità e la vita ostinata. Ogni immagine racconta una storia di corpi, gesti e sguardi: l’imprescindibile dignità dei protagonisti, le mani che si tendono, la presenza dei margini, il silenzioso richiamo degli assenti. È un racconto che intreccia memoria, simboli e dimensioni umane e animali, un invito a leggere tra i segni ciò che il mondo lascia e ciò che può ancora germogliare.

La poeticità della fotografia

MYOP non si limita a documentare il reale: le fotografie diventano strumenti di trasformazione, aprendo nuove forme del visibile, un “réensauvagement” delle immagini che conserva la fragile e tenace speranza di difendere la poesia del mondo. Ogni scatto è pensato come un momento di riflessione, uno spazio in cui la fotografia diventa esperienza estetica e politica, testimonianza di ciò che è e di ciò che può ancora essere.

Una mostra collettiva e inclusiva

La mostra riunisce venti fotografi provenienti da generazioni, culture e contesti diversi, offrendo una narrazione plurale e partecipativa. Il percorso non segue una cronologia rigida: il visitatore cammina tra immagini che dialogano tra loro, esplorando storie individuali e collettive, attraversando paesaggi urbani e rurali, campi e periferie, scene intime e pubbliche. La loro forza è nel mettere in relazione persone, luoghi e tempi differenti, generando un racconto dinamico, vivo e sensibile del nostro presente.

MYOP: impegno, libertà e racconto del tempo

Dal 2005 a oggi, MYOP ha costruito un linguaggio unico nel panorama internazionale: fotografie che non solo documentano, ma interrogano il mondo e le nostre modalità di viverlo. Attraverso esposizioni, pubblicazioni e progetti indipendenti, il collettivo produce una storia vivente e condivisa, in cui ciascun autore porta il proprio sguardo, la propria sensibilità e la propria poetica. Défaire Refaire Rêver è così un’occasione unica per immergersi in vent’anni di immagini che riflettono, mettono in crisi e celebrano la nostra capacità di abitare il mondo, sempre con occhi aperti, vigili e curiosi.

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Published On: 15 Gennaio 2026

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Tempo stimato per la lettura: 10 minuti

Dal 16 gennaio al 14 marzo 2026, il Carré de Baudouin apre le sue porte a Défaire Refaire Rêver – MYOP 20 ans d’une histoire en mouvement, un viaggio attraverso vent’anni di fotografia documentaria firmata dal collettivo francese MYOP. Fondata nel 2005 a Parigi, l’agenzia si distingue per un approccio impegnato e soggettivo, producendo reportage e progetti che raccontano il mondo in tutta la sua complessità, diffusi tramite esposizioni e pubblicazioni indipendenti. Il nome MYOP, ispirato a un verso di Paul Éluard – «Mes Yeux, Objets Patients, étaient à jamais ouverts sur l’étendue des mers où je me noyais. Enfin une écume blanche passa sur le point noir qui fuyait. Tout s’effaça.» – evoca la curiosità poetica e la tensione verso la realtà, verso il gesto fotografico che osserva, raccoglie e reinventa.

Vent’anni di fotografia impegnata

A vent’anni dalla nascita del collettivo, MYOP esplora la propria archivio fotografico con una domanda che risuona come un mantra: come abitare ancora il mondo? Lo spiega Michel Slomka, curatore della mostra: «Quando gli equilibri bioclimatici vacillano, quando le disuguaglianze aumentano e gli egoismi crescono, di quali potenze rinnovate abbiamo bisogno per ricomporre mondi condivisi e abitabili?». Il risultato è un poema visivo collettivo, in cui le immagini si intrecciano e raccontano le tensioni, le sfide e le energie della contemporaneità, evocando al contempo forza, resilienza e capacità di metamorfosi.

Un viaggio attraverso corpi, luoghi e segni

Le fotografie di MYOP si muovono tra paesaggi segnati da crisi ecologiche, conflitti e sfruttamento delle risorse, ma sempre con uno sguardo che cerca l’abitabilità e la vita ostinata. Ogni immagine racconta una storia di corpi, gesti e sguardi: l’imprescindibile dignità dei protagonisti, le mani che si tendono, la presenza dei margini, il silenzioso richiamo degli assenti. È un racconto che intreccia memoria, simboli e dimensioni umane e animali, un invito a leggere tra i segni ciò che il mondo lascia e ciò che può ancora germogliare.

La poeticità della fotografia

MYOP non si limita a documentare il reale: le fotografie diventano strumenti di trasformazione, aprendo nuove forme del visibile, un “réensauvagement” delle immagini che conserva la fragile e tenace speranza di difendere la poesia del mondo. Ogni scatto è pensato come un momento di riflessione, uno spazio in cui la fotografia diventa esperienza estetica e politica, testimonianza di ciò che è e di ciò che può ancora essere.

Una mostra collettiva e inclusiva

La mostra riunisce venti fotografi provenienti da generazioni, culture e contesti diversi, offrendo una narrazione plurale e partecipativa. Il percorso non segue una cronologia rigida: il visitatore cammina tra immagini che dialogano tra loro, esplorando storie individuali e collettive, attraversando paesaggi urbani e rurali, campi e periferie, scene intime e pubbliche. La loro forza è nel mettere in relazione persone, luoghi e tempi differenti, generando un racconto dinamico, vivo e sensibile del nostro presente.

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Dal 2005 a oggi, MYOP ha costruito un linguaggio unico nel panorama internazionale: fotografie che non solo documentano, ma interrogano il mondo e le nostre modalità di viverlo. Attraverso esposizioni, pubblicazioni e progetti indipendenti, il collettivo produce una storia vivente e condivisa, in cui ciascun autore porta il proprio sguardo, la propria sensibilità e la propria poetica. Défaire Refaire Rêver è così un’occasione unica per immergersi in vent’anni di immagini che riflettono, mettono in crisi e celebrano la nostra capacità di abitare il mondo, sempre con occhi aperti, vigili e curiosi.

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