Il Comune di Roma inaugura un nuovo Centro per la Fotografia all’ex Mattatoio di Testaccio

Tempo stimato per la lettura: 4,4 minuti
Roma compie un passo deciso verso il riconoscimento istituzionale della fotografia con l’apertura del Centro per la Fotografia all’ex Mattatoio di Testaccio. Non si tratta di una semplice inaugurazione, ma di un atto culturale che si inserisce in una visione di lungo periodo: restituire alla città spazi pubblici capaci di produrre cultura, ricerca e immaginari contemporanei. Il nuovo centro nasce all’interno di una delle più complesse operazioni di rigenerazione urbana della Capitale, contribuendo a ridefinire il ruolo del Mattatoio come infrastruttura culturale strategica.
Un debutto che guarda all’Europa e alla storia dell’immagine
L’annuncio ufficiale è arrivato in Campidoglio, alla presenza del sindaco Roberto Gualtieri, dell’amministratore delegato della Fondazione Mattatoio Umberto Marroni – figura chiave che ha sostenuto il progetto con determinazione negli anni – e dell’assessore alla Cultura Massimiliano Smeriglio. L’apertura simbolica è fissata per il 29 gennaio 2026, data che coincide con il settantesimo anniversario del gemellaggio tra Roma e Parigi. Un riferimento tutt’altro che protocollare: la capitale francese, con istituzioni come la Maison Européenne de la Photographie, rappresenta da decenni un modello per la valorizzazione della fotografia come linguaggio autonomo e centrale nel sistema dell’arte contemporanea.
Il Padiglione 9D tra archeologia industriale e tecnologia
Il Centro per la Fotografia trova casa nel Padiglione 9D dell’ex complesso industriale ottocentesco di Testaccio, uno spazio di circa 1500 metri quadrati restituito alla città grazie a un intervento pubblico da circa cinque milioni di euro. L’architettura conserva l’identità originaria del luogo: strutture in ghisa, capriate, guidovie e volumi lineari raccontano la storia produttiva del quartiere. L’intervento non cancella questa memoria, ma la integra con impianti tecnologici di ultima generazione, fondamentali per la conservazione delle opere fotografiche e per l’allestimento di mostre complesse, tra luce controllata, supporti multimediali e spazi flessibili.
Un centro pubblico per la fotografia contemporanea
Il nuovo centro nasce con l’ambizione di andare oltre la funzione espositiva. Accanto alle mostre, ospiterà archivi, attività di ricerca, formazione e produzione, proponendosi come piattaforma pubblica dedicata all’immagine nelle sue molteplici declinazioni. Un luogo pensato per fotografi, studiosi, artisti e pubblico, capace di intercettare tanto la storia del medium quanto le sue evoluzioni più sperimentali. Inserito nell’ecosistema del Mattatoio, già attivo nei campi delle arti visive e performative, il Centro per la Fotografia colma una lacuna storica nel panorama culturale romano.
Le prime mostre: Irving Penn e Silvia Camporesi
Le esposizioni inaugurali, organizzate anche con il contributo del main sponsor Urban Vision e la collaborazione con Civita Mostre Spa, definiscono immediatamente il profilo internazionale e la pluralità di sguardi del nuovo centro. Da un lato, il grande maestro della fotografia del Novecento; dall’altro, una delle voci più sensibili e concettuali della ricerca italiana contemporanea.
Dal 30 gennaio al 29 giugno 2026 sarà visitabile la mostra “Irving Penn. PHOTOGRAPHS 1939–2007. Capolavori dalla collezione della Maison Européenne de la Photographie, Parigi”, curata da Alessandra Mauro, Pascal Höel e Frédérique Dolivet. Un percorso che attraversa quasi settant’anni di produzione di uno dei fotografi più influenti del XX secolo, capace di ridefinire il ritratto, la moda e la natura morta con uno sguardo rigoroso e senza tempo.
In parallelo, il centro ospiterà “Silvia Camporesi. C’è un tempo e un luogo”, mostra curata da Federica Muzzarelli, che restituisce una ricerca profondamente legata al paesaggio, alla memoria e all’identità dei luoghi. Un dialogo sottile tra fotografia e narrazione, in cui l’immagine diventa strumento di indagine sul tempo e sulla sua stratificazione.
Campo visivo e la sperimentazione dei linguaggi
Sempre nello stesso periodo, Campo visivo, lo spazio dedicato ai linguaggi contemporanei, alla ricerca e alla sperimentazione, ospiterà l’allestimento “Corpi reali e corpi immaginari”, curato da Daria Scolamacchia. Il progetto ambisce a stimolare una riflessione sul corpo e sul gesto, mescolando materiali d’archivio, immagini documentarie e proiezioni dal carattere più ludico e sperimentale. Un ambiente pensato come laboratorio, in cui la fotografia dialoga con il movimento, la performance e l’immaginazione.
Il Mattatoio e la nascita della nuova Città delle Arti
Il Centro per la Fotografia si inserisce in una visione ancora più ampia: la trasformazione del Mattatoio di Testaccio nella nuova “Città delle Arti”. Il complesso, che si estende su circa 105.000 metri quadrati, fu costruito nel 1881 e dismesso nel 1975. Oggi è al centro di un progetto che lo candida a diventare uno dei più grandi poli culturali europei, gestito in modo integrato dalla Fondazione Mattatoio di Roma, costituita nel novembre scorso.
In questo scenario, il Centro per la Fotografia non è un’aggiunta marginale, ma un elemento strutturale: un luogo che rafforza il ruolo pubblico dell’arte e dell’immagine, restituendo a Roma una dimensione internazionale e contemporanea. Un debutto che segna l’inizio di una nuova stagione per la fotografia e per la città.
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Il Comune di Roma inaugura un nuovo Centro per la Fotografia all’ex Mattatoio di Testaccio
Tempo stimato per la lettura: 13 minuti
Roma compie un passo deciso verso il riconoscimento istituzionale della fotografia con l’apertura del Centro per la Fotografia all’ex Mattatoio di Testaccio. Non si tratta di una semplice inaugurazione, ma di un atto culturale che si inserisce in una visione di lungo periodo: restituire alla città spazi pubblici capaci di produrre cultura, ricerca e immaginari contemporanei. Il nuovo centro nasce all’interno di una delle più complesse operazioni di rigenerazione urbana della Capitale, contribuendo a ridefinire il ruolo del Mattatoio come infrastruttura culturale strategica.
Un debutto che guarda all’Europa e alla storia dell’immagine
L’annuncio ufficiale è arrivato in Campidoglio, alla presenza del sindaco Roberto Gualtieri, dell’amministratore delegato della Fondazione Mattatoio Umberto Marroni – figura chiave che ha sostenuto il progetto con determinazione negli anni – e dell’assessore alla Cultura Massimiliano Smeriglio. L’apertura simbolica è fissata per il 29 gennaio 2026, data che coincide con il settantesimo anniversario del gemellaggio tra Roma e Parigi. Un riferimento tutt’altro che protocollare: la capitale francese, con istituzioni come la Maison Européenne de la Photographie, rappresenta da decenni un modello per la valorizzazione della fotografia come linguaggio autonomo e centrale nel sistema dell’arte contemporanea.
Il Padiglione 9D tra archeologia industriale e tecnologia
Il Centro per la Fotografia trova casa nel Padiglione 9D dell’ex complesso industriale ottocentesco di Testaccio, uno spazio di circa 1500 metri quadrati restituito alla città grazie a un intervento pubblico da circa cinque milioni di euro. L’architettura conserva l’identità originaria del luogo: strutture in ghisa, capriate, guidovie e volumi lineari raccontano la storia produttiva del quartiere. L’intervento non cancella questa memoria, ma la integra con impianti tecnologici di ultima generazione, fondamentali per la conservazione delle opere fotografiche e per l’allestimento di mostre complesse, tra luce controllata, supporti multimediali e spazi flessibili.
Un centro pubblico per la fotografia contemporanea
Il nuovo centro nasce con l’ambizione di andare oltre la funzione espositiva. Accanto alle mostre, ospiterà archivi, attività di ricerca, formazione e produzione, proponendosi come piattaforma pubblica dedicata all’immagine nelle sue molteplici declinazioni. Un luogo pensato per fotografi, studiosi, artisti e pubblico, capace di intercettare tanto la storia del medium quanto le sue evoluzioni più sperimentali. Inserito nell’ecosistema del Mattatoio, già attivo nei campi delle arti visive e performative, il Centro per la Fotografia colma una lacuna storica nel panorama culturale romano.
Le prime mostre: Irving Penn e Silvia Camporesi
Le esposizioni inaugurali, organizzate anche con il contributo del main sponsor Urban Vision e la collaborazione con Civita Mostre Spa, definiscono immediatamente il profilo internazionale e la pluralità di sguardi del nuovo centro. Da un lato, il grande maestro della fotografia del Novecento; dall’altro, una delle voci più sensibili e concettuali della ricerca italiana contemporanea.
Dal 30 gennaio al 29 giugno 2026 sarà visitabile la mostra “Irving Penn. PHOTOGRAPHS 1939–2007. Capolavori dalla collezione della Maison Européenne de la Photographie, Parigi”, curata da Alessandra Mauro, Pascal Höel e Frédérique Dolivet. Un percorso che attraversa quasi settant’anni di produzione di uno dei fotografi più influenti del XX secolo, capace di ridefinire il ritratto, la moda e la natura morta con uno sguardo rigoroso e senza tempo.
In parallelo, il centro ospiterà “Silvia Camporesi. C’è un tempo e un luogo”, mostra curata da Federica Muzzarelli, che restituisce una ricerca profondamente legata al paesaggio, alla memoria e all’identità dei luoghi. Un dialogo sottile tra fotografia e narrazione, in cui l’immagine diventa strumento di indagine sul tempo e sulla sua stratificazione.
Campo visivo e la sperimentazione dei linguaggi
Sempre nello stesso periodo, Campo visivo, lo spazio dedicato ai linguaggi contemporanei, alla ricerca e alla sperimentazione, ospiterà l’allestimento “Corpi reali e corpi immaginari”, curato da Daria Scolamacchia. Il progetto ambisce a stimolare una riflessione sul corpo e sul gesto, mescolando materiali d’archivio, immagini documentarie e proiezioni dal carattere più ludico e sperimentale. Un ambiente pensato come laboratorio, in cui la fotografia dialoga con il movimento, la performance e l’immaginazione.
Il Mattatoio e la nascita della nuova Città delle Arti
Il Centro per la Fotografia si inserisce in una visione ancora più ampia: la trasformazione del Mattatoio di Testaccio nella nuova “Città delle Arti”. Il complesso, che si estende su circa 105.000 metri quadrati, fu costruito nel 1881 e dismesso nel 1975. Oggi è al centro di un progetto che lo candida a diventare uno dei più grandi poli culturali europei, gestito in modo integrato dalla Fondazione Mattatoio di Roma, costituita nel novembre scorso.
In questo scenario, il Centro per la Fotografia non è un’aggiunta marginale, ma un elemento strutturale: un luogo che rafforza il ruolo pubblico dell’arte e dell’immagine, restituendo a Roma una dimensione internazionale e contemporanea. Un debutto che segna l’inizio di una nuova stagione per la fotografia e per la città.






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