Bernini e i Barberini. Il Barocco nasce a Palazzo Barberini

About the Author: Cristina Biordi

Published On: 14 Febbraio 2026

Tempo stimato per la lettura: 3 minuti

Dal 12 febbraio al 14 giugno 2026 le Gallerie Nazionali di Arte Antica presentano a Palazzo Barberini la grande mostra Bernini e i Barberini, a cura di Andrea Bacchi e Maurizia Cicconi. In coincidenza con il quattrocentesimo anniversario della consacrazione della nuova Basilica di San Pietro (1626), l’esposizione accende i riflettori sul legame magnetico tra Gian Lorenzo Bernini e Papa Urbano VIII, al secolo Maffeo Barberini. Non solo mecenatismo: qui nasce un’alleanza creativa che cambia per sempre il volto dell’arte europea.

Dopo Caravaggio, un nuovo capitolo spettacolare

Dopo il successo di Caravaggio 2025, Roma torna al centro della scena con un progetto che scava nel cuore politico e poetico del Seicento. La mostra ricostruisce per la prima volta, in chiave visiva e critica, il rapporto personale e intellettuale tra artista e pontefice: una “mirabil congiuntura”, per citare Galileo Galilei, da cui esplode il Barocco come linguaggio totale, teatrale, universale. Non semplice evoluzione stilistica, ma scelta consapevole, strategia culturale, visione di potere.

Maffeo Barberini, talent scout del genio

Il percorso ruota attorno alla figura di Maffeo Barberini, riconosciuto da studiosi come Francis Haskell e Irving Lavin come il vero scopritore di Bernini. Ben prima dell’elezione al soglio pontificio nel 1623, Barberini intuisce la forza rivoluzionaria dell’enfant prodige, emancipandolo dalla bottega paterna di Pietro Bernini. È qui che il virtuosismo tecnico si trasforma in visione universale: la scultura diventa emozione, movimento, presenza viva nello spazio.

San Pietro: il teatro del potere

Cuore pulsante della mostra è il cantiere della nuova Basilica di San Pietro. Il Baldacchino, commissionato a un Bernini poco più che venticinquenne, fonde architettura, scultura e simbolo in un’unica macchina scenica. Disegni, modelli e incisioni raccontano la genesi di un’opera che dialoga con la futura Cattedra di San Pietro in un “bel composto” capace di avvolgere il fedele e celebrare la grandezza della Chiesa barberiniana. Il Barocco qui non è decorazione: è regia dello spazio, drammaturgia del sacro.

Il volto del potere

La sezione dedicata ai ritratti pontifici è un climax di intensità psicologica. Dai busti di Paolo V e Gregorio XV fino alla straordinaria serie dedicata a Urbano VIII, Bernini reinventa il ritratto ufficiale. Il pontefice appare ora con piviale, ora con mozzetta e camauro, in una sequenza che costruisce un’immagine assoluta di autorità spirituale e temporale. Il marmo vibra, la pelle sembra respirare: la propaganda si fa arte altissima.

Palazzo Barberini, laboratorio corale

Un’intera sezione celebra Palazzo Barberini come manifesto architettonico della Roma barberiniana. Qui Bernini dialoga e compete con Francesco Borromini e Pietro da Cortona, fondendo palazzo urbano e villa suburbana in un progetto corale e modernissimo. Dipinti di Guido Reni, amatissimo dalla famiglia, completano il racconto di una corte colta e ambiziosa, dove arte e politica si intrecciano senza soluzione di continuità.

Libertà e tensione: il nodo umano del Barocco

L’ultima sezione esplora la dimensione più intima del rapporto tra artista e pontefice. Spiccano il busto di Thomas Baker e il celebre ritratto di Costanza Bonarelli, oggi al Museo Nazionale del Bargello: un’opera senza committente, pura passione scolpita nel marmo. A chiudere, un ritratto pittorico di Urbano VIII attribuito a Bernini, meno ufficiale e più umano. Protezione e controllo, libertà e potere: da questa tensione nasce il Barocco, energia destinata a travolgere l’Europa.

Articoli recenti

condividi su

Drawing Now 2026: cinque visioni contemporanee nominate al premio
L'Europa incontra l'India
SEOCHECKER TOOL ANALISI SEO

Related Posts

Bernini e i Barberini. Il Barocco nasce a Palazzo Barberini

Published On: 14 Febbraio 2026

About the Author: Cristina Biordi

Tempo stimato per la lettura: 9 minuti

Dal 12 febbraio al 14 giugno 2026 le Gallerie Nazionali di Arte Antica presentano a Palazzo Barberini la grande mostra Bernini e i Barberini, a cura di Andrea Bacchi e Maurizia Cicconi. In coincidenza con il quattrocentesimo anniversario della consacrazione della nuova Basilica di San Pietro (1626), l’esposizione accende i riflettori sul legame magnetico tra Gian Lorenzo Bernini e Papa Urbano VIII, al secolo Maffeo Barberini. Non solo mecenatismo: qui nasce un’alleanza creativa che cambia per sempre il volto dell’arte europea.

Dopo Caravaggio, un nuovo capitolo spettacolare

Dopo il successo di Caravaggio 2025, Roma torna al centro della scena con un progetto che scava nel cuore politico e poetico del Seicento. La mostra ricostruisce per la prima volta, in chiave visiva e critica, il rapporto personale e intellettuale tra artista e pontefice: una “mirabil congiuntura”, per citare Galileo Galilei, da cui esplode il Barocco come linguaggio totale, teatrale, universale. Non semplice evoluzione stilistica, ma scelta consapevole, strategia culturale, visione di potere.

Maffeo Barberini, talent scout del genio

Il percorso ruota attorno alla figura di Maffeo Barberini, riconosciuto da studiosi come Francis Haskell e Irving Lavin come il vero scopritore di Bernini. Ben prima dell’elezione al soglio pontificio nel 1623, Barberini intuisce la forza rivoluzionaria dell’enfant prodige, emancipandolo dalla bottega paterna di Pietro Bernini. È qui che il virtuosismo tecnico si trasforma in visione universale: la scultura diventa emozione, movimento, presenza viva nello spazio.

San Pietro: il teatro del potere

Cuore pulsante della mostra è il cantiere della nuova Basilica di San Pietro. Il Baldacchino, commissionato a un Bernini poco più che venticinquenne, fonde architettura, scultura e simbolo in un’unica macchina scenica. Disegni, modelli e incisioni raccontano la genesi di un’opera che dialoga con la futura Cattedra di San Pietro in un “bel composto” capace di avvolgere il fedele e celebrare la grandezza della Chiesa barberiniana. Il Barocco qui non è decorazione: è regia dello spazio, drammaturgia del sacro.

Il volto del potere

La sezione dedicata ai ritratti pontifici è un climax di intensità psicologica. Dai busti di Paolo V e Gregorio XV fino alla straordinaria serie dedicata a Urbano VIII, Bernini reinventa il ritratto ufficiale. Il pontefice appare ora con piviale, ora con mozzetta e camauro, in una sequenza che costruisce un’immagine assoluta di autorità spirituale e temporale. Il marmo vibra, la pelle sembra respirare: la propaganda si fa arte altissima.

Palazzo Barberini, laboratorio corale

Un’intera sezione celebra Palazzo Barberini come manifesto architettonico della Roma barberiniana. Qui Bernini dialoga e compete con Francesco Borromini e Pietro da Cortona, fondendo palazzo urbano e villa suburbana in un progetto corale e modernissimo. Dipinti di Guido Reni, amatissimo dalla famiglia, completano il racconto di una corte colta e ambiziosa, dove arte e politica si intrecciano senza soluzione di continuità.

Libertà e tensione: il nodo umano del Barocco

L’ultima sezione esplora la dimensione più intima del rapporto tra artista e pontefice. Spiccano il busto di Thomas Baker e il celebre ritratto di Costanza Bonarelli, oggi al Museo Nazionale del Bargello: un’opera senza committente, pura passione scolpita nel marmo. A chiudere, un ritratto pittorico di Urbano VIII attribuito a Bernini, meno ufficiale e più umano. Protezione e controllo, libertà e potere: da questa tensione nasce il Barocco, energia destinata a travolgere l’Europa.

SEOCHECKER TOOL ANALISI SEO