Agnès Thurnauer. Corrispondenze: riscrivere il XVIII secolo come campo critico

About the Author: Cristina Biordi

Published On: 29 Novembre 2025

Tempo stimato per la lettura: 4,9 minuti

Correspondances al Musée Cognacq-Jay di Parigi non propone, dal 2 ottobre 2025 all’8 febbraio 2026, una rilettura conciliatoria del XVIII secolo, ma ne attiva le tensioni irrisolte. Agnès Thurnauer utilizza le opere delle collezioni come materiali teorici, non come modelli. Il Settecento emerge come un sistema di potere, di esclusioni e di possibilità parzialmente realizzate, in cui il linguaggio – visivo e verbale – gioca un ruolo strutturante. La mostra si costruisce come un dispositivo critico che attraversa identità, temporalità, corpo e scrittura, mettendo in crisi la stabilità delle categorie storiche.

Il nome come superficie di conflitto

Nel percorso della sala 1, la questione dell’identità è affrontata attraverso il ritratto come dispositivo linguistico. Il XVIII secolo segna un momento di apertura ambigua per le donne artiste: sebbene l’Académie royale dichiari formalmente l’accesso aperto a tutti i talenti, solo poche figure riescono a essere ammesse. Rosalba Carriera, Angelica Kauffmann, Mary Moser, Élisabeth Vigée Le Brun, Adélaïde Labille-Guiard costituiscono eccezioni che confermano la regola.
I Portraits di Agnès Thurnauer, ingrandimenti di badge nominativi, operano una torsione minimale ma radicale: il cambio di genere dei nomi (Françoise Boucher, Emmanuelle Kant) disinnesca l’autorità del canone senza ricorrere alla figurazione. Il nome, isolato e monumentalizzato, diventa il luogo in cui si rivelano le inclusioni e le omissioni della storia dell’arte.

Il tempo non rappresentabile

Nella sala 2, il confronto con Canaletto non passa attraverso la città, ma attraverso il cielo. Le vedute veneziane del pittore, apprezzate dal collezionismo inglese del XVIII secolo, sono costruzioni di immobilità e controllo visivo. Thurnauer risponde con superfici atmosferiche dense, in cui il paesaggio è ridotto a una temporalità sospesa.
L’introduzione della parola Now non funziona come didascalia, ma come elemento concettuale: l’opera afferma che l’arte è esperienza presente prima di diventare storia. Il tempo non è narrato, ma reso percepibile come condizione.

Senza statuto, senza statua

La sala 3 concentra il nucleo politico della mostra. La domanda formulata da Thurnauer – «si può avere una place sans statut, sans statue?» – attraversa le Peintures d’histoire come una struttura latente. Qui il linguaggio è integrato all’immagine: parole disposte in griglia, intrecciate ai corpi, creano uno spazio intermedio tra visibile e leggibile.
Il testo non illustra, ma protegge; diventa voce interiore per soggetti storicamente muti. In Sleepwalker, l’artista si rappresenta nuda, di spalle, nel proprio atelier, rompendo l’eredità erotica dell’Odalisque di Boucher, commissionata in origine da La Popelinière. Il corpo non è offerto allo sguardo, ma sottratto alla funzione di oggetto.
Con le Matrices, lettere frammentate in gesso, il linguaggio perde la sua funzione comunicativa e si manifesta come struttura mentale, fondamento materiale del pensiero.

Caduta come dispositivo

Nella sala 4, il confronto con Perrette et le pot au lait di Fragonard evidenzia un immaginario settecentesco in cui la caduta femminile è carica di ambiguità morali ed erotiche. Il corpo rovesciato, immerso in un nuvolo lattiginoso, diventa spettacolo.
Into Abstraction di Thurnauer, derivato da una performance fotografica e tradotto in disegno pittorico, rifiuta ogni dimensione narrativa. Il corpo è movimento continuo, privo di allegoria. Il femminile non è rappresentato, ma performato come processo.

Scrittura come accesso al sapere

La sala 5 mette in relazione figure storiche come Émilie du Châtelet e Nicole-Reine Lepaute con la ricerca di Thurnauer sul linguaggio. Nel XVIII secolo, alcune donne accedono al sapere scientifico e teorico, spesso fuori dai dispositivi istituzionali.
Le Prédelles articolano questa riflessione attraverso coppie di immagini che mettono in tensione significante e significato. Il gioco fonetico (Prédelles / Près d’Elles) non è ornamentale, ma indica una prossimità critica verso soggettività rimosse dalla narrazione storica.

Scrivere nella materia, oltre il quadro

Nella sala 6, Agnès Thurnauer sviluppa la serie Tablettes come omaggio alle pittrici e alle figure femminili che, nel XVIII secolo, hanno contribuito alla costruzione del sapere e dell’immaginario. Il riferimento alle tavolette d’argilla mesopotamiche riporta la scrittura alla sua origine materiale: incisione, impronta, gesto. Le forme di moule di lettere registrano una scrittura in potenza, in cui linguaggio e immagine coincidono. Le opere escono dal formato tradizionale del quadro e occupano lo spazio espositivo, affermando la scrittura come atto di trasmissione e come struttura visiva.

Controcampo critico sul XVIII secolo

La sala 7 introduce il film Agnès Thurnauer face au XVIIIe siècle come estensione del dispositivo espositivo. Attraverso il racconto del processo creativo e il confronto diretto con le collezioni del museo, il documentario costruisce uno sguardo contemporaneo su un passato storicamente dominato da rappresentazioni maschili. Il film non illustra la mostra, ma ne esplicita le tensioni: arte, corpo femminile e linguaggio emergono come assi critici attraverso cui il XVIII secolo viene interrogato come struttura ancora operante.

Dove il passato non si chiude

Correspondances non ricompone il XVIII secolo, lo mantiene aperto. Attraverso il linguaggio, il corpo e la scrittura, Agnès Thurnauer espone il carattere strutturalmente incompleto della storia dell’arte: un campo attraversato da vuoti, omissioni e gerarchie ancora operative. Le opere non funzionano come risposte, ma come strumenti di lettura che rendono visibile ciò che è stato marginalizzato o neutralizzato dal canone. In questo senso, il passato non è un archivio da consultare, ma una materia instabile da riattivare criticamente nel presente.

Crediti immagini: Exposition Correspondances – Agnès Thurnauer © Musée Cognacq-Jay / Paris Musées / Gautier Deblonde

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Published On: 29 Novembre 2025

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Tempo stimato per la lettura: 15 minuti

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Il nome come superficie di conflitto

Nel percorso della sala 1, la questione dell’identità è affrontata attraverso il ritratto come dispositivo linguistico. Il XVIII secolo segna un momento di apertura ambigua per le donne artiste: sebbene l’Académie royale dichiari formalmente l’accesso aperto a tutti i talenti, solo poche figure riescono a essere ammesse. Rosalba Carriera, Angelica Kauffmann, Mary Moser, Élisabeth Vigée Le Brun, Adélaïde Labille-Guiard costituiscono eccezioni che confermano la regola.
I Portraits di Agnès Thurnauer, ingrandimenti di badge nominativi, operano una torsione minimale ma radicale: il cambio di genere dei nomi (Françoise Boucher, Emmanuelle Kant) disinnesca l’autorità del canone senza ricorrere alla figurazione. Il nome, isolato e monumentalizzato, diventa il luogo in cui si rivelano le inclusioni e le omissioni della storia dell’arte.

Il tempo non rappresentabile

Nella sala 2, il confronto con Canaletto non passa attraverso la città, ma attraverso il cielo. Le vedute veneziane del pittore, apprezzate dal collezionismo inglese del XVIII secolo, sono costruzioni di immobilità e controllo visivo. Thurnauer risponde con superfici atmosferiche dense, in cui il paesaggio è ridotto a una temporalità sospesa.
L’introduzione della parola Now non funziona come didascalia, ma come elemento concettuale: l’opera afferma che l’arte è esperienza presente prima di diventare storia. Il tempo non è narrato, ma reso percepibile come condizione.

Senza statuto, senza statua

La sala 3 concentra il nucleo politico della mostra. La domanda formulata da Thurnauer – «si può avere una place sans statut, sans statue?» – attraversa le Peintures d’histoire come una struttura latente. Qui il linguaggio è integrato all’immagine: parole disposte in griglia, intrecciate ai corpi, creano uno spazio intermedio tra visibile e leggibile.
Il testo non illustra, ma protegge; diventa voce interiore per soggetti storicamente muti. In Sleepwalker, l’artista si rappresenta nuda, di spalle, nel proprio atelier, rompendo l’eredità erotica dell’Odalisque di Boucher, commissionata in origine da La Popelinière. Il corpo non è offerto allo sguardo, ma sottratto alla funzione di oggetto.
Con le Matrices, lettere frammentate in gesso, il linguaggio perde la sua funzione comunicativa e si manifesta come struttura mentale, fondamento materiale del pensiero.

Caduta come dispositivo

Nella sala 4, il confronto con Perrette et le pot au lait di Fragonard evidenzia un immaginario settecentesco in cui la caduta femminile è carica di ambiguità morali ed erotiche. Il corpo rovesciato, immerso in un nuvolo lattiginoso, diventa spettacolo.
Into Abstraction di Thurnauer, derivato da una performance fotografica e tradotto in disegno pittorico, rifiuta ogni dimensione narrativa. Il corpo è movimento continuo, privo di allegoria. Il femminile non è rappresentato, ma performato come processo.

Scrittura come accesso al sapere

La sala 5 mette in relazione figure storiche come Émilie du Châtelet e Nicole-Reine Lepaute con la ricerca di Thurnauer sul linguaggio. Nel XVIII secolo, alcune donne accedono al sapere scientifico e teorico, spesso fuori dai dispositivi istituzionali.
Le Prédelles articolano questa riflessione attraverso coppie di immagini che mettono in tensione significante e significato. Il gioco fonetico (Prédelles / Près d’Elles) non è ornamentale, ma indica una prossimità critica verso soggettività rimosse dalla narrazione storica.

Scrivere nella materia, oltre il quadro

Nella sala 6, Agnès Thurnauer sviluppa la serie Tablettes come omaggio alle pittrici e alle figure femminili che, nel XVIII secolo, hanno contribuito alla costruzione del sapere e dell’immaginario. Il riferimento alle tavolette d’argilla mesopotamiche riporta la scrittura alla sua origine materiale: incisione, impronta, gesto. Le forme di moule di lettere registrano una scrittura in potenza, in cui linguaggio e immagine coincidono. Le opere escono dal formato tradizionale del quadro e occupano lo spazio espositivo, affermando la scrittura come atto di trasmissione e come struttura visiva.

Controcampo critico sul XVIII secolo

La sala 7 introduce il film Agnès Thurnauer face au XVIIIe siècle come estensione del dispositivo espositivo. Attraverso il racconto del processo creativo e il confronto diretto con le collezioni del museo, il documentario costruisce uno sguardo contemporaneo su un passato storicamente dominato da rappresentazioni maschili. Il film non illustra la mostra, ma ne esplicita le tensioni: arte, corpo femminile e linguaggio emergono come assi critici attraverso cui il XVIII secolo viene interrogato come struttura ancora operante.

Dove il passato non si chiude

Correspondances non ricompone il XVIII secolo, lo mantiene aperto. Attraverso il linguaggio, il corpo e la scrittura, Agnès Thurnauer espone il carattere strutturalmente incompleto della storia dell’arte: un campo attraversato da vuoti, omissioni e gerarchie ancora operative. Le opere non funzionano come risposte, ma come strumenti di lettura che rendono visibile ciò che è stato marginalizzato o neutralizzato dal canone. In questo senso, il passato non è un archivio da consultare, ma una materia instabile da riattivare criticamente nel presente.

Crediti immagini: Exposition Correspondances – Agnès Thurnauer © Musée Cognacq-Jay / Paris Musées / Gautier Deblonde

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