Azzedine Alaïa e Cristóbal Balenciaga. Scultori della forma al Museo del Tessuto di Prato

About the Author: Cristina Biordi

Published On: 2 Gennaio 2026

Tempo stimato per la lettura: 2,8 minuti

Dal 25 ottobre 2025 al 3 maggio 2026, la Fondazione Museo del Tessuto di Prato accende i riflettori su due titani della moda con una mostra evento che promette di lasciare il segno. Negli spazi industriali della ex fabbrica Campolmi, la città toscana diventa capitale della couture con Azzedine Alaïa e Cristóbal Balenciaga. Scultori della forma, progetto firmato da Olivier Saillard. In passerella museale sfilano due visioni, un’unica ossessione per la forma perfetta.

Un dialogo couture tra Parigi e Prato

Nata dalla collaborazione con la Fondazione Azzedine Alaïa di Parigi, presieduta da Carla Sozzani, e con la partecipazione di Balenciaga Archives, la mostra arriva per la prima volta in Italia con il patrocinio dell’Ambasciata di Francia in Italia. L’idea nasce nel 2020 da un desiderio di Hubert de Givenchy: riunire due maestri assoluti, entrambi radicali, entrambi liberi, entrambi scultori di silhouette.

Cinquanta capolavori, zero compromessi

Venticinque creazioni di Alaïa dialogano con venticinque capi di Balenciaga in un confronto ad altissima tensione estetica. È un faccia a faccia fuori dal tempo: volumi puri contro linee taglienti, rigore architettonico contro sensualità avvolgente. Alaïa modella la maglia e la pelle come fossero materia viva; Balenciaga costruisce con lane, rasi e sete, inventando nel 1958 il rivoluzionario gazar. Il risultato? Abiti che non seguono il corpo: lo ridefiniscono.

Il genio dietro il gesto

Accanto agli abiti, dodici disegni originali di Balenciaga – datati tra il 1950 e il 1968 – arrivano per la prima volta in Italia dagli archivi parigini. Bozzetti con note tecniche, campioni di tessuto, indicazioni sartoriali: dettagli che raccontano la mente dietro la forma. Le fotografie d’epoca completano il racconto, trasformando il percorso espositivo in un viaggio dentro l’atelier, là dove la couture nasce tra silenzio, forbici e intuizione.

Origini umili, destino leggendario

Uno nasce a Getaria, l’altro a Tunisi. Entrambi imparano a cucire in famiglia. Entrambi conquistano Parigi. Balenciaga scolpisce l’eleganza assoluta, tanto da preferire la chiusura dell’atelier al compromesso del prêt-à-porter. Alaïa interrompe il ritmo frenetico delle collezioni e presenta quando sente che è il momento giusto. Nessuna regola imposta, solo disciplina interiore e controllo totale del processo creativo.

L’incontro che cambia tutto

Nel 1968, alla chiusura della Maison Balenciaga, il giovane Alaïa viene chiamato a selezionare alcuni capi del Maestro. È un momento fondativo. Davanti a quelle architetture perfette, comprende che la moda può essere costruzione pura, precisione estrema, rispetto assoluto del corpo. Da allora colleziona Balenciaga, lo studia, lo assorbe. Non per imitare, ma per dialogare con un’eredità che diventa trampolino creativo.

Cinema, archivi e memoria viva

Completano la mostra un film sulla vita e il lavoro di Alaïa realizzato da Joe McKenna e un video inedito delle collezioni Haute Couture Estate 1960 e 1968 di Balenciaga. Con questo progetto, il Museo del Tessuto prosegue il suo racconto della moda del Novecento dopo gli omaggi a Gianfranco Ferrè, Walter Albini, Ossie Clark e Celia Birtwell. A Prato la couture non è nostalgia: è energia pura, tensione creativa, forma che diventa futuro.

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Published On: 2 Gennaio 2026

About the Author: Cristina Biordi

Tempo stimato per la lettura: 8 minuti

Dal 25 ottobre 2025 al 3 maggio 2026, la Fondazione Museo del Tessuto di Prato accende i riflettori su due titani della moda con una mostra evento che promette di lasciare il segno. Negli spazi industriali della ex fabbrica Campolmi, la città toscana diventa capitale della couture con Azzedine Alaïa e Cristóbal Balenciaga. Scultori della forma, progetto firmato da Olivier Saillard. In passerella museale sfilano due visioni, un’unica ossessione per la forma perfetta.

Un dialogo couture tra Parigi e Prato

Nata dalla collaborazione con la Fondazione Azzedine Alaïa di Parigi, presieduta da Carla Sozzani, e con la partecipazione di Balenciaga Archives, la mostra arriva per la prima volta in Italia con il patrocinio dell’Ambasciata di Francia in Italia. L’idea nasce nel 2020 da un desiderio di Hubert de Givenchy: riunire due maestri assoluti, entrambi radicali, entrambi liberi, entrambi scultori di silhouette.

Cinquanta capolavori, zero compromessi

Venticinque creazioni di Alaïa dialogano con venticinque capi di Balenciaga in un confronto ad altissima tensione estetica. È un faccia a faccia fuori dal tempo: volumi puri contro linee taglienti, rigore architettonico contro sensualità avvolgente. Alaïa modella la maglia e la pelle come fossero materia viva; Balenciaga costruisce con lane, rasi e sete, inventando nel 1958 il rivoluzionario gazar. Il risultato? Abiti che non seguono il corpo: lo ridefiniscono.

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Accanto agli abiti, dodici disegni originali di Balenciaga – datati tra il 1950 e il 1968 – arrivano per la prima volta in Italia dagli archivi parigini. Bozzetti con note tecniche, campioni di tessuto, indicazioni sartoriali: dettagli che raccontano la mente dietro la forma. Le fotografie d’epoca completano il racconto, trasformando il percorso espositivo in un viaggio dentro l’atelier, là dove la couture nasce tra silenzio, forbici e intuizione.

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Uno nasce a Getaria, l’altro a Tunisi. Entrambi imparano a cucire in famiglia. Entrambi conquistano Parigi. Balenciaga scolpisce l’eleganza assoluta, tanto da preferire la chiusura dell’atelier al compromesso del prêt-à-porter. Alaïa interrompe il ritmo frenetico delle collezioni e presenta quando sente che è il momento giusto. Nessuna regola imposta, solo disciplina interiore e controllo totale del processo creativo.

L’incontro che cambia tutto

Nel 1968, alla chiusura della Maison Balenciaga, il giovane Alaïa viene chiamato a selezionare alcuni capi del Maestro. È un momento fondativo. Davanti a quelle architetture perfette, comprende che la moda può essere costruzione pura, precisione estrema, rispetto assoluto del corpo. Da allora colleziona Balenciaga, lo studia, lo assorbe. Non per imitare, ma per dialogare con un’eredità che diventa trampolino creativo.

Cinema, archivi e memoria viva

Completano la mostra un film sulla vita e il lavoro di Alaïa realizzato da Joe McKenna e un video inedito delle collezioni Haute Couture Estate 1960 e 1968 di Balenciaga. Con questo progetto, il Museo del Tessuto prosegue il suo racconto della moda del Novecento dopo gli omaggi a Gianfranco Ferrè, Walter Albini, Ossie Clark e Celia Birtwell. A Prato la couture non è nostalgia: è energia pura, tensione creativa, forma che diventa futuro.

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