Drawing Now 2026: cinque visioni contemporanee nominate al premio

About the Author: Cristina Biordi

Published On: 14 Febbraio 2026

Tempo stimato per la lettura: 6,3 minuti

In occasione di All Parts Of Us, mostra di Susanna Inglada, vincitrice del Drawing Now Award 2025, prende la parola Christine Phal, presidente e fondatrice di Drawing Now Paris e del Drawing Lab. La sua visione è chiara, quasi militante: creare un luogo filantropico, gratuito, dedicato alla sperimentazione. Non uno spazio commerciale, ma un centro in cui gli artisti sono invitati a produrre nuove opere, a sviluppare il proprio lavoro attraverso il sostegno concreto della Drawing Society. Il Drawing Lab è prima di tutto un dispositivo di produzione: qui il disegno si reinventa, si mette alla prova, si ibrida. Aperto dal 2017, il centro si avvicina ai dieci anni di attività e si prepara a un 2027 celebrativo: dieci anni del Drawing Lab, vent’anni di Drawing Now Paris e dieci anni del Printemps du dessin.

Leggi anche: All Parts Of Us: frammenti e ricomposizioni nel teatro disegnato di Susanna Inglada

Tre mostre, una visione

La programmazione segue una struttura precisa e dinamica. Ogni anno il Drawing Lab organizza tre esposizioni principali: una borsa di produzione con un appello a progetti rivolto ad artisti e curatori; la mostra del vincitore o della vincitrice del Prix Drawing Now dell’anno precedente; una mostra estiva costruita in dialogo con un curatore esterno o in partenariato con un’altra istituzione. È un modello agile, ma rigoroso, che mette al centro la produzione di opere nuove, spesso presentate insieme a lavori precedenti per creare un dialogo tra fasi diverse della ricerca. La gratuità dello spazio è parte integrante del suo posizionamento: promuovere tutte le sperimentazioni del disegno contemporaneo, senza barriere.

Prix Drawing Now 2026: i cinque nominati

Durante l’incontro, Carine Tissot, direttrice generale della Drawing Society, annuncia i cinque artisti selezionati per il Prix Drawing Now 2026. Da quindici anni il premio celebra la creazione contemporanea e il ruolo pionieristico delle gallerie, premiando il talento di un artista presentato in fiera. Tra i focus dedicati agli under 50 delle 71 gallerie partecipanti, il comitato ha scelto cinque nomi.

Guénaëlle de Carbonnières, rappresentata dalla Galerie Binome; Roman Moriceau, con Archiraar Gallery; Chloé Vanderstraeten, sostenuta da Traits Libres Gallery; Maxime Verdier, presentato dalla Galerie Anne-Sarah Bénichou; Katarzyna Wiesiołek, rappresentata dalla Galerie Eric Dupont. Cinque pratiche differenti, cinque modi di intendere il disegno oggi, selezionati da un comitato internazionale composto da direttori di museo, curatori, collezionisti e critici.

Guénaëlle de Carbonnières: strati di guerra, strati di luce

Guénaëlle de Carbonnières scava l’immagine come fosse terra viva. Francese, classe 1986, lavora tra fotografia, incisione e disegno trasformando l’archivio in campo di battaglia poetico. Con la serie Creuser l’image, avviata nel 2020 e proseguita al Musée des Arts Décoratifs di Parigi, ricostruisce siti archeologici distrutti dalla guerra – Siria, Iraq, Mali – sovrapponendo strati di memoria e oblio. Le sue lastre graffiate a punta secca feriscono la superficie e fanno emergere vestigia sommerse, come tells mesopotamici. L’immagine non rappresenta: trattiene, sanguina, riappare. Tra latenza analogica e gesto incisivo, il bianco della carta esplode come luce archeologica.

Roman Moriceau: la malinconia dell’effimero

Roman Moriceau abita l’istante in cui la bellezza sfiorisce. Nato nel 1976, dopo la moda con Martin Margiela sceglie la polvere come alleata. In Mono no aware recupera fiori appassiti dalle tombe e li imprime su carta con fumogeni colorati: apparizioni violente, tracce che esplodono e si dissolvono. L’immagine è un rito di passaggio, un memento mori pop e struggente. La malinconia giapponese diventa gesto performativo: ciò che era omaggio ai morti si trasforma in fantasma cromatico. Moriceau lavora sul tempo come forza di erosione e rivelazione, smaschera l’apparenza e lascia affiorare l’essenza fragile delle cose.

Chloé Vanderstraeten: il corpo come struttura, la struttura come pelle

Chloé Vanderstraeten costruisce architetture epidermiche. Nata nel 1996, intreccia disegno, scultura ed editoria partendo da iconografie medico-scientifiche e utopie anni Sessanta. Il suo materiale è la carta: la taglia, la piega, la tesse fino a farla diventare pelle, esoscheletro, colonna vertebrale spaziale. Le forme si espandono come organismi modulari, sospese tra anatomia e città. Nei suoi lavori il corpo è un cantiere e l’architettura un tessuto sensibile. C’è rigore grafico, ma anche pulsazione lirica: un’estetica che rilegge l’eredità tecno-scientifica con grazia critica, trasformando il dato tecnico in poesia tattile.

Maxime Verdier: chimere intime, teatri dell’inconscio

Maxime Verdier disegna chimere emotive con precisione febbrile. Classe 1991, orchestra ricordi, sogni e visioni in scene sospese tra fiaba e incubo. I suoi fogli a matita colorata sono teatri intimi dove il reale slitta nel fantastico senza chiedere permesso. Figure ambigue emergono da paesaggi mentali carichi di simboli, tra tenerezza e inquietudine. L’immaginario personale diventa racconto universale, con una tensione narrativa che vibra sotto la superficie. Dopo il Salon de Montrouge e l’affiche di Roland-Garros, Verdier continua a scavare nel subconscio collettivo: ogni disegno è un varco, un’apparizione, un enigma luminoso.

Katarzyna Wiesiołek: l’istante che vibra tra luce e silenzio

Katarzyna Wiesiołek, nata in Polonia nel 1990, vive e lavora a Parigi ed è rappresentata dalla Galerie Eric Dupont. Il suo lavoro attraversa il disegno come una vibrazione sottile, capace di muoversi tra gioia e disincanto, presenza e dissolvenza. A prima vista le sue immagini sembrano silenziose, ma basta soffermarsi perché inizino a pulsare: la luna si alza, le onde avanzano, i fiori appassiscono lentamente. I confini tra fotografia, pittura e disegno si fanno porosi, instabili. Dopo la serie Écho, omaggio ai Nymphéas di Monet, l’artista esplora paesaggi intimi e cosmici, dove l’universale si contrae nell’istante e la natura diventa spazio mistico, sospeso tra luce e impermanenza.

Un premio come investimento

Il nome del vincitore o della vincitrice sarà svelato il 25 marzo 2026 alle 18:30, durante il vernissage di Drawing Now Paris. Il premio, sostenuto dalla Drawing Society, è dotato di 15.000 euro: 5.000 euro destinati direttamente all’artista e 10.000 euro come aiuto alla produzione per una mostra di tre mesi al Drawing Lab, accompagnata dall’edizione di un catalogo monografico. Non solo riconoscimento simbolico, ma supporto strutturale alla ricerca.

Drawing Now si conferma così come una piattaforma strategica per il disegno contemporaneo: uno spazio dove la linea diventa linguaggio critico, dove la produzione è al centro e dove il futuro del segno si costruisce attraverso visione, sostegno e continuità.

 

 

Crediti immagini:

Chloé Vanderstraeten, particolare, Colonne II, 2025, découpage e piegatura su carta, 70 x 35 x 500 cm. Opera realizzata per il FRAC Amiens.

Guénaëlle de Carbonnières, Arbre, Saïda, Fenicia (serie Creuser l’image), 2025, inchiostro e incisione a punta secca su stampa argentica, controcollata su alluminio, 38 x 48 cm.

Katarzyna Wiesiolek, particolare, Oxy XII, 2025, pigmento puro su carta, 70 x 70 cm.

Maxime Verdier, particolare, La pesca miracolosa, 2025, matite colorate su carta, 42 x 35 cm. Cortesia dell’artista e della Galerie Anne-Sarah Bénichou.

Roman Moriceau, particolare, Mono No Aware, Multicolor on Purple, 2018, fumo colorato su carta, 108 x 78 cm. © Regular Studio.

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About the Author: Cristina Biordi

Tempo stimato per la lettura: 19 minuti

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Tre mostre, una visione

La programmazione segue una struttura precisa e dinamica. Ogni anno il Drawing Lab organizza tre esposizioni principali: una borsa di produzione con un appello a progetti rivolto ad artisti e curatori; la mostra del vincitore o della vincitrice del Prix Drawing Now dell’anno precedente; una mostra estiva costruita in dialogo con un curatore esterno o in partenariato con un’altra istituzione. È un modello agile, ma rigoroso, che mette al centro la produzione di opere nuove, spesso presentate insieme a lavori precedenti per creare un dialogo tra fasi diverse della ricerca. La gratuità dello spazio è parte integrante del suo posizionamento: promuovere tutte le sperimentazioni del disegno contemporaneo, senza barriere.

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Durante l’incontro, Carine Tissot, direttrice generale della Drawing Society, annuncia i cinque artisti selezionati per il Prix Drawing Now 2026. Da quindici anni il premio celebra la creazione contemporanea e il ruolo pionieristico delle gallerie, premiando il talento di un artista presentato in fiera. Tra i focus dedicati agli under 50 delle 71 gallerie partecipanti, il comitato ha scelto cinque nomi.

Guénaëlle de Carbonnières, rappresentata dalla Galerie Binome; Roman Moriceau, con Archiraar Gallery; Chloé Vanderstraeten, sostenuta da Traits Libres Gallery; Maxime Verdier, presentato dalla Galerie Anne-Sarah Bénichou; Katarzyna Wiesiołek, rappresentata dalla Galerie Eric Dupont. Cinque pratiche differenti, cinque modi di intendere il disegno oggi, selezionati da un comitato internazionale composto da direttori di museo, curatori, collezionisti e critici.

Guénaëlle de Carbonnières: strati di guerra, strati di luce

Guénaëlle de Carbonnières scava l’immagine come fosse terra viva. Francese, classe 1986, lavora tra fotografia, incisione e disegno trasformando l’archivio in campo di battaglia poetico. Con la serie Creuser l’image, avviata nel 2020 e proseguita al Musée des Arts Décoratifs di Parigi, ricostruisce siti archeologici distrutti dalla guerra – Siria, Iraq, Mali – sovrapponendo strati di memoria e oblio. Le sue lastre graffiate a punta secca feriscono la superficie e fanno emergere vestigia sommerse, come tells mesopotamici. L’immagine non rappresenta: trattiene, sanguina, riappare. Tra latenza analogica e gesto incisivo, il bianco della carta esplode come luce archeologica.

Roman Moriceau: la malinconia dell’effimero

Roman Moriceau abita l’istante in cui la bellezza sfiorisce. Nato nel 1976, dopo la moda con Martin Margiela sceglie la polvere come alleata. In Mono no aware recupera fiori appassiti dalle tombe e li imprime su carta con fumogeni colorati: apparizioni violente, tracce che esplodono e si dissolvono. L’immagine è un rito di passaggio, un memento mori pop e struggente. La malinconia giapponese diventa gesto performativo: ciò che era omaggio ai morti si trasforma in fantasma cromatico. Moriceau lavora sul tempo come forza di erosione e rivelazione, smaschera l’apparenza e lascia affiorare l’essenza fragile delle cose.

Chloé Vanderstraeten: il corpo come struttura, la struttura come pelle

Chloé Vanderstraeten costruisce architetture epidermiche. Nata nel 1996, intreccia disegno, scultura ed editoria partendo da iconografie medico-scientifiche e utopie anni Sessanta. Il suo materiale è la carta: la taglia, la piega, la tesse fino a farla diventare pelle, esoscheletro, colonna vertebrale spaziale. Le forme si espandono come organismi modulari, sospese tra anatomia e città. Nei suoi lavori il corpo è un cantiere e l’architettura un tessuto sensibile. C’è rigore grafico, ma anche pulsazione lirica: un’estetica che rilegge l’eredità tecno-scientifica con grazia critica, trasformando il dato tecnico in poesia tattile.

Maxime Verdier: chimere intime, teatri dell’inconscio

Maxime Verdier disegna chimere emotive con precisione febbrile. Classe 1991, orchestra ricordi, sogni e visioni in scene sospese tra fiaba e incubo. I suoi fogli a matita colorata sono teatri intimi dove il reale slitta nel fantastico senza chiedere permesso. Figure ambigue emergono da paesaggi mentali carichi di simboli, tra tenerezza e inquietudine. L’immaginario personale diventa racconto universale, con una tensione narrativa che vibra sotto la superficie. Dopo il Salon de Montrouge e l’affiche di Roland-Garros, Verdier continua a scavare nel subconscio collettivo: ogni disegno è un varco, un’apparizione, un enigma luminoso.

Katarzyna Wiesiołek: l’istante che vibra tra luce e silenzio

Katarzyna Wiesiołek, nata in Polonia nel 1990, vive e lavora a Parigi ed è rappresentata dalla Galerie Eric Dupont. Il suo lavoro attraversa il disegno come una vibrazione sottile, capace di muoversi tra gioia e disincanto, presenza e dissolvenza. A prima vista le sue immagini sembrano silenziose, ma basta soffermarsi perché inizino a pulsare: la luna si alza, le onde avanzano, i fiori appassiscono lentamente. I confini tra fotografia, pittura e disegno si fanno porosi, instabili. Dopo la serie Écho, omaggio ai Nymphéas di Monet, l’artista esplora paesaggi intimi e cosmici, dove l’universale si contrae nell’istante e la natura diventa spazio mistico, sospeso tra luce e impermanenza.

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Il nome del vincitore o della vincitrice sarà svelato il 25 marzo 2026 alle 18:30, durante il vernissage di Drawing Now Paris. Il premio, sostenuto dalla Drawing Society, è dotato di 15.000 euro: 5.000 euro destinati direttamente all’artista e 10.000 euro come aiuto alla produzione per una mostra di tre mesi al Drawing Lab, accompagnata dall’edizione di un catalogo monografico. Non solo riconoscimento simbolico, ma supporto strutturale alla ricerca.

Drawing Now si conferma così come una piattaforma strategica per il disegno contemporaneo: uno spazio dove la linea diventa linguaggio critico, dove la produzione è al centro e dove il futuro del segno si costruisce attraverso visione, sostegno e continuità.

 

 

Crediti immagini:

Chloé Vanderstraeten, particolare, Colonne II, 2025, découpage e piegatura su carta, 70 x 35 x 500 cm. Opera realizzata per il FRAC Amiens.

Guénaëlle de Carbonnières, Arbre, Saïda, Fenicia (serie Creuser l’image), 2025, inchiostro e incisione a punta secca su stampa argentica, controcollata su alluminio, 38 x 48 cm.

Katarzyna Wiesiolek, particolare, Oxy XII, 2025, pigmento puro su carta, 70 x 70 cm.

Maxime Verdier, particolare, La pesca miracolosa, 2025, matite colorate su carta, 42 x 35 cm. Cortesia dell’artista e della Galerie Anne-Sarah Bénichou.

Roman Moriceau, particolare, Mono No Aware, Multicolor on Purple, 2018, fumo colorato su carta, 108 x 78 cm. © Regular Studio.

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