ECHOES OF UNITY: quando l’arte abita la soglia

About the Author: Alice Stocchi

Published On: 7 Gennaio 2026

Tempo stimato per la lettura: 4,2 minuti

Dal 10 gennaio 2026 Trieste diventa crocevia di storie, identità e visioni con l’inaugurazione di Echoes of Unity – una mostra itinerante sulla liminalità, un progetto espositivo che parla il linguaggio del presente con la grazia e la forza dell’arte contemporanea. Curata da Jan Van Woensel, la mostra si apre con un vernissage alle ore 16 presso la Sala Comunale d’Arte, segnando l’inizio di un percorso che attraversa luoghi e significati, proprio come le artiste che lo animano.

L’arte come spazio di passaggio

Echoes of Unity nasce all’interno dell’omonimo progetto europeo cofinanziato dal programma Creative Europe e promosso a Trieste da Mimma Dreams APS, in collaborazione con partner culturali attivi in Polonia, Grecia e Portogallo. Al centro, nove artiste ucraine oggi residenti in Italia, Polonia e Portogallo: donne che hanno attraversato confini geografici e simbolici, portando con sé memorie, ferite e nuove possibilità.

La mostra indaga il concetto di liminalità, quella condizione sospesa “tra due mondi” che non è solo geografica, ma profondamente identitaria ed emotiva. Una soglia fragile e potente, dove il passato dialoga con il futuro e il presente si fa terreno di trasformazione.

Nove voci, un unico respiro

Attraverso dipinti, opere bidimensionali e installazioni di piccola scala, le artiste traducono l’esperienza dello sradicamento in un linguaggio visivo intimo e collettivo. La migrazione, la memoria e la resilienza diventano materia poetica, mentre il dolore si trasforma in racconto condiviso. Ogni opera è un frammento, ma insieme costruiscono un coro armonico che parla di perdita e rinascita, di identità fluide e nuove appartenenze.

Il progetto Echoes of Unity sostiene concretamente artiste sfollate a causa della guerra, accompagnandole in un percorso artistico, formativo e comunitario che mette al centro il dialogo interculturale e la creazione di nuove reti. Qui l’arte non è solo espressione, ma anche strumento di cura e di futuro.

Sulle soglie dell’Est: Polonia come spazio interiore

Tra Polonia e confine interiore si muovono le pratiche di Aia Kora, Kristina Mos e Vlada Lobus, artiste che trasformano l’esperienza dell’esilio in un linguaggio visivo stratificato e sensibile. Nei lavori di Aia Kora, superfici pittoriche non intelaiate, fili e presenze femminili evocano stati emotivi sospesi, territori del “tra” dove corpo e paesaggio coincidono. Kristina Mos affida invece alla fotografia e all’installazione il compito di custodire archivi familiari e memorie intime, restituendo narrazioni poetiche sull’appartenenza e la vulnerabilità. Vlada Lobus, con una pratica multidisciplinare nutrita da studi in psicoterapia, esplora la fragilità e la resilienza generate dal trauma e dalla guerra, dando forma a un’estetica che intreccia psiche e materia. Qui la liminalità non è attesa, ma condizione abitata.

Trame di memoria: l’Italia come casa temporanea

In Italia, il dialogo tra memoria e materia prende corpo nelle opere di Nataliya Teslenko, Susanna Mikla e Tetiana Nyshchun. Teslenko lavora sul Lago di Como con acrilico, resina, seta e tessuti vintage, trasformando fotografie d’epoca e pizzi di Cantù in composizioni che raccontano identità, infanzia e la forza silenziosa delle donne. Susanna Mikla, formata tra culture di confine, intreccia disegno, pittura e ceramica in una ricerca radicata nella femminilità ucraina, nella maternità e nei cicli della natura, costruendo un ponte vivo tra tradizione e contemporaneità. Tetiana Nyshchun, forte della sua esperienza in neonatologia, utilizza bassorilievo e resina epossidica per creare opere stratificate e trasparenti, dove identità e trauma emergono come paesaggi interiori, intimi e condivisi.

Oltre l’orizzonte: Portogallo, materia e consapevolezza

In Portogallo, la ricerca si apre a una dimensione esistenziale e sensoriale con Ellaya Yefymova e Vik Shpetna. Yefymova, residente a Lisbona, rilegge il memento mori in chiave contemporanea con la serie Memento Vivere, un invito a una vita presente e intenzionale che attraversa mortalità e resilienza. Vik Shpetna, specializzata in fiber art, lavora con fibre naturali, rafia e fili per indagare il rapporto tra materia, memoria e trasformazione, fondendo artigianato tradizionale e ricerca concettuale. In questo nuovo paesaggio, l’arte diventa gesto di ascolto profondo, e la soglia si trasforma in spazio di possibilità.

Un percorso itinerante tra due spazi simbolici

La mostra sarà visitabile dall’11 al 19 gennaio 2026 presso la Sala Comunale d’Arte di Trieste, con orari 10–13 e 17–20; il 20 gennaio sarà aperta solo al mattino, dalle 10 alle 13. Dal pomeriggio del 20 gennaio fino al 10 febbraio 2026, Echoes of Unity proseguirà il suo viaggio presso la Sala Arturo Fittke, con orario 15.30–17.30.

Un itinerario che rispecchia il senso profondo della mostra: muoversi, attraversare, sostare. Perché è proprio nella soglia, ci suggerisce Echoes of Unity, che nascono le storie più autentiche e le forme più necessarie.

Articoli recenti

condividi su

Anatomie spontanee: quando cibo e arte si incontrano
Volti di donna. Nella Trieste della Belle Époque
SEOCHECKER TOOL ANALISI SEO

Related Posts

ECHOES OF UNITY: quando l’arte abita la soglia

Published On: 7 Gennaio 2026

About the Author: Alice Stocchi

Tempo stimato per la lettura: 12 minuti

Dal 10 gennaio 2026 Trieste diventa crocevia di storie, identità e visioni con l’inaugurazione di Echoes of Unity – una mostra itinerante sulla liminalità, un progetto espositivo che parla il linguaggio del presente con la grazia e la forza dell’arte contemporanea. Curata da Jan Van Woensel, la mostra si apre con un vernissage alle ore 16 presso la Sala Comunale d’Arte, segnando l’inizio di un percorso che attraversa luoghi e significati, proprio come le artiste che lo animano.

L’arte come spazio di passaggio

Echoes of Unity nasce all’interno dell’omonimo progetto europeo cofinanziato dal programma Creative Europe e promosso a Trieste da Mimma Dreams APS, in collaborazione con partner culturali attivi in Polonia, Grecia e Portogallo. Al centro, nove artiste ucraine oggi residenti in Italia, Polonia e Portogallo: donne che hanno attraversato confini geografici e simbolici, portando con sé memorie, ferite e nuove possibilità.

La mostra indaga il concetto di liminalità, quella condizione sospesa “tra due mondi” che non è solo geografica, ma profondamente identitaria ed emotiva. Una soglia fragile e potente, dove il passato dialoga con il futuro e il presente si fa terreno di trasformazione.

Nove voci, un unico respiro

Attraverso dipinti, opere bidimensionali e installazioni di piccola scala, le artiste traducono l’esperienza dello sradicamento in un linguaggio visivo intimo e collettivo. La migrazione, la memoria e la resilienza diventano materia poetica, mentre il dolore si trasforma in racconto condiviso. Ogni opera è un frammento, ma insieme costruiscono un coro armonico che parla di perdita e rinascita, di identità fluide e nuove appartenenze.

Il progetto Echoes of Unity sostiene concretamente artiste sfollate a causa della guerra, accompagnandole in un percorso artistico, formativo e comunitario che mette al centro il dialogo interculturale e la creazione di nuove reti. Qui l’arte non è solo espressione, ma anche strumento di cura e di futuro.

Sulle soglie dell’Est: Polonia come spazio interiore

Tra Polonia e confine interiore si muovono le pratiche di Aia Kora, Kristina Mos e Vlada Lobus, artiste che trasformano l’esperienza dell’esilio in un linguaggio visivo stratificato e sensibile. Nei lavori di Aia Kora, superfici pittoriche non intelaiate, fili e presenze femminili evocano stati emotivi sospesi, territori del “tra” dove corpo e paesaggio coincidono. Kristina Mos affida invece alla fotografia e all’installazione il compito di custodire archivi familiari e memorie intime, restituendo narrazioni poetiche sull’appartenenza e la vulnerabilità. Vlada Lobus, con una pratica multidisciplinare nutrita da studi in psicoterapia, esplora la fragilità e la resilienza generate dal trauma e dalla guerra, dando forma a un’estetica che intreccia psiche e materia. Qui la liminalità non è attesa, ma condizione abitata.

Trame di memoria: l’Italia come casa temporanea

In Italia, il dialogo tra memoria e materia prende corpo nelle opere di Nataliya Teslenko, Susanna Mikla e Tetiana Nyshchun. Teslenko lavora sul Lago di Como con acrilico, resina, seta e tessuti vintage, trasformando fotografie d’epoca e pizzi di Cantù in composizioni che raccontano identità, infanzia e la forza silenziosa delle donne. Susanna Mikla, formata tra culture di confine, intreccia disegno, pittura e ceramica in una ricerca radicata nella femminilità ucraina, nella maternità e nei cicli della natura, costruendo un ponte vivo tra tradizione e contemporaneità. Tetiana Nyshchun, forte della sua esperienza in neonatologia, utilizza bassorilievo e resina epossidica per creare opere stratificate e trasparenti, dove identità e trauma emergono come paesaggi interiori, intimi e condivisi.

Oltre l’orizzonte: Portogallo, materia e consapevolezza

In Portogallo, la ricerca si apre a una dimensione esistenziale e sensoriale con Ellaya Yefymova e Vik Shpetna. Yefymova, residente a Lisbona, rilegge il memento mori in chiave contemporanea con la serie Memento Vivere, un invito a una vita presente e intenzionale che attraversa mortalità e resilienza. Vik Shpetna, specializzata in fiber art, lavora con fibre naturali, rafia e fili per indagare il rapporto tra materia, memoria e trasformazione, fondendo artigianato tradizionale e ricerca concettuale. In questo nuovo paesaggio, l’arte diventa gesto di ascolto profondo, e la soglia si trasforma in spazio di possibilità.

Un percorso itinerante tra due spazi simbolici

La mostra sarà visitabile dall’11 al 19 gennaio 2026 presso la Sala Comunale d’Arte di Trieste, con orari 10–13 e 17–20; il 20 gennaio sarà aperta solo al mattino, dalle 10 alle 13. Dal pomeriggio del 20 gennaio fino al 10 febbraio 2026, Echoes of Unity proseguirà il suo viaggio presso la Sala Arturo Fittke, con orario 15.30–17.30.

Un itinerario che rispecchia il senso profondo della mostra: muoversi, attraversare, sostare. Perché è proprio nella soglia, ci suggerisce Echoes of Unity, che nascono le storie più autentiche e le forme più necessarie.

SEOCHECKER TOOL ANALISI SEO