Volti di donna. Nella Trieste della Belle Époque

About the Author: Alice Stocchi

Published On: 10 Gennaio 2026

Tempo stimato per la lettura: 2,8 minuti

Sabato 17 gennaio 2026 alle ore 11, nella Sala Sbisà del Magazzino 26 al Porto Vecchio di Trieste, si inaugura la mostra Volti di donna. Nella Trieste della Belle Époque, a cura di Claudio Ernè e Massimiliano Muner. Un appuntamento che restituisce alla città un racconto visivo sorprendentemente moderno della vita quotidiana agli inizi del Novecento, quando Trieste era un crocevia cosmopolita di lingue, stili e visioni. Visitabile fino al 15 marzo 2026, l’esposizione si inserisce come un gesto di eleganza e riscoperta all’interno di uno dei luoghi simbolo della città.

La città che scorre, le donne che emergono

Settanta fotografie stampate su pannelli e cento fotografie originali compongono un percorso di grande fascino, capace di restituire atmosfere, gesti e volti di un’epoca in trasformazione. Le immagini provengono dall’archivio di un fotografo rimasto anonimo, il cui sguardo libero e spontaneo si posa sui caffè, sulle vie del centro, sull’ippodromo, sui vaporetti del porto e sulle balie con i bambini. Ma sono soprattutto le donne a dominare la scena: cappellini, abiti elaborati, gioielli e posture disegnano una vera e propria sfilata urbana. Il taglio delle immagini, mai costruito o posato, anticipa di decenni la fotografia di reportage: l’attesa dell’attimo, la naturalezza del gesto, la vita colta nel suo fluire.

Dal bianco e nero al colore: un dialogo con il presente

Una parte delle fotografie è stata oggi restituita al colore grazie all’intelligenza artificiale, aprendo una finestra immaginativa su tessuti, pellicce, architetture e dettagli che il bianco e nero aveva reso silenziosi. Un’operazione che non tradisce lo spirito dell’epoca, ma lo prolunga: già durante la Belle Époque, atelier e cineasti sperimentavano la colorazione manuale di fotografie e pellicole, come nel celebre Cabiria del 1914. Il desiderio di superare il monocromo diventa così un ponte tra passato e contemporaneità, tra tecnologia e memoria.

Un racconto corale tra immagini, incontri e performance

La mostra è accompagnata da un ricco calendario di eventi a ingresso libero che coinvolgeranno la Sala Sbisà del Magazzino 26, la Sala Bazlen di Palazzo Gopcevich e la Sala Luttazzi. In programma la presentazione del catalogo a cura di Claudio Ernè, con un contributo di Arianna Boria e l’impaginazione grafica di Cristina Vendramin, visite guidate, ritratti dal vivo realizzati con la minutera da Daniele Sandri, incontri sulla moda e sui percorsi femminili nell’area alto-adriatica, visite teatralizzate dedicate alle protagoniste dell’epoca, la proiezione cinematografica Il dilemma dell’identità di Sabrina Morena e un appuntamento musicale con Paolo Venier.

Trieste, ancora una volta, al centro

L’iniziativa è realizzata dalla Casa del Cinema di Trieste con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e delle Fondazioni Casali, in collaborazione con Associazione Hubgrade, I.R.C.I., Ordine dei Giornalisti del Friuli Venezia Giulia e Trart, e in coorganizzazione con il Comune di Trieste – Assessorato alle Politiche della Cultura e del Turismo. Volti di donna non è solo una mostra: è un esercizio di sguardo, un atto di restituzione e un invito a riconoscere, nei volti del passato, la sorprendente modernità del presente.

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Sabato 17 gennaio 2026 alle ore 11, nella Sala Sbisà del Magazzino 26 al Porto Vecchio di Trieste, si inaugura la mostra Volti di donna. Nella Trieste della Belle Époque, a cura di Claudio Ernè e Massimiliano Muner. Un appuntamento che restituisce alla città un racconto visivo sorprendentemente moderno della vita quotidiana agli inizi del Novecento, quando Trieste era un crocevia cosmopolita di lingue, stili e visioni. Visitabile fino al 15 marzo 2026, l’esposizione si inserisce come un gesto di eleganza e riscoperta all’interno di uno dei luoghi simbolo della città.

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Settanta fotografie stampate su pannelli e cento fotografie originali compongono un percorso di grande fascino, capace di restituire atmosfere, gesti e volti di un’epoca in trasformazione. Le immagini provengono dall’archivio di un fotografo rimasto anonimo, il cui sguardo libero e spontaneo si posa sui caffè, sulle vie del centro, sull’ippodromo, sui vaporetti del porto e sulle balie con i bambini. Ma sono soprattutto le donne a dominare la scena: cappellini, abiti elaborati, gioielli e posture disegnano una vera e propria sfilata urbana. Il taglio delle immagini, mai costruito o posato, anticipa di decenni la fotografia di reportage: l’attesa dell’attimo, la naturalezza del gesto, la vita colta nel suo fluire.

Dal bianco e nero al colore: un dialogo con il presente

Una parte delle fotografie è stata oggi restituita al colore grazie all’intelligenza artificiale, aprendo una finestra immaginativa su tessuti, pellicce, architetture e dettagli che il bianco e nero aveva reso silenziosi. Un’operazione che non tradisce lo spirito dell’epoca, ma lo prolunga: già durante la Belle Époque, atelier e cineasti sperimentavano la colorazione manuale di fotografie e pellicole, come nel celebre Cabiria del 1914. Il desiderio di superare il monocromo diventa così un ponte tra passato e contemporaneità, tra tecnologia e memoria.

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La mostra è accompagnata da un ricco calendario di eventi a ingresso libero che coinvolgeranno la Sala Sbisà del Magazzino 26, la Sala Bazlen di Palazzo Gopcevich e la Sala Luttazzi. In programma la presentazione del catalogo a cura di Claudio Ernè, con un contributo di Arianna Boria e l’impaginazione grafica di Cristina Vendramin, visite guidate, ritratti dal vivo realizzati con la minutera da Daniele Sandri, incontri sulla moda e sui percorsi femminili nell’area alto-adriatica, visite teatralizzate dedicate alle protagoniste dell’epoca, la proiezione cinematografica Il dilemma dell’identità di Sabrina Morena e un appuntamento musicale con Paolo Venier.

Trieste, ancora una volta, al centro

L’iniziativa è realizzata dalla Casa del Cinema di Trieste con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e delle Fondazioni Casali, in collaborazione con Associazione Hubgrade, I.R.C.I., Ordine dei Giornalisti del Friuli Venezia Giulia e Trart, e in coorganizzazione con il Comune di Trieste – Assessorato alle Politiche della Cultura e del Turismo. Volti di donna non è solo una mostra: è un esercizio di sguardo, un atto di restituzione e un invito a riconoscere, nei volti del passato, la sorprendente modernità del presente.

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