Créer un vase, quando un oggetto quotidiano diventa un laboratorio di idee

Tempo stimato per la lettura: 6,9 minuti
Dal 16 ottobre 2026 al 28 febbraio 2027, il JAD – Jardin des métiers d’Art et du Design, a Sèvres, ospita Créer un vase, mostra dedicata a uno degli oggetti più familiari della nostra cultura visiva. Dopo una prima presentazione alla Cité du Design di Saint-Étienne, il progetto riunisce 21 vasi inediti firmati da dieci designer emergenti. Curata da Céline Saraiva, conservatrice e responsabile della collezione Design, arti decorative e mestieri d’arte del Centre national des arts plastiques (Cnap), l’esposizione invita a guardare oltre la forma riconoscibile del vaso per scoprirne le possibilità plastiche, tecniche e simboliche. Una forma antica, apparentemente semplice, diventa così il terreno di una ricerca contemporanea.
Il vaso, una forma universale da reinventare
Modesto, domestico, presente in culture ed epoche differenti, il vaso attraversa la storia senza perdere la propria riconoscibilità. Ma che cosa resta di questo oggetto quando viene liberato dalla sua funzione? È da questa domanda che prende avvio la mostra, trasformando il contenitore in una scultura, un segno simbolico o persino una presa di posizione. I progetti esposti interrogano il rapporto tra forma e contenuto, materia e gesto, estetica e uso. Alcuni conservano un legame con la tradizione, altri ne spostano radicalmente i confini. Il risultato è una costellazione di interpretazioni poetiche, critiche e speculative che restituisce al vaso una sorprendente capacità narrativa.
Dieci designer, ventuno progetti e la libertà di sperimentare
All’origine di Créer un vase c’è una commissione pubblica del Cnap, concepita per sostenere la giovane creazione francese e incoraggiare nuove forme di ricerca nel design. I dieci designer selezionati hanno ricevuto risorse e tempo per sviluppare un pezzo unico o un prototipo destinato a entrare nella collezione pubblica. Nessun vincolo preventivo imponeva materiali, tecniche o funzioni: una libertà rara, che ha permesso a ciascuno di seguire una traiettoria personale. La pluralità dei linguaggi e dei metodi produttivi diventa così il filo conduttore dell’esposizione, mostrando come un medesimo archetipo possa generare risultati molto diversi.
Dal disegno all’oggetto: il processo creativo in primo piano
Più che una semplice successione di oggetti, la mostra racconta il percorso che li ha resi possibili. Disegni preparatori, modelli, campioni, prototipi e sperimentazioni accompagnano ogni vaso, rendendo visibile ciò che normalmente rimane nascosto: esitazioni, tentativi, scoperte e trasformazioni. La scelta curatoriale segue un’impostazione monografica, dedicando a ogni autore uno spazio nel quale ricostruire il passaggio dall’intuizione alla realizzazione. In questo modo, il visitatore non incontra soltanto il risultato finale, ma entra nel laboratorio mentale e materiale del designer. Il tempo, concesso ai partecipanti per sviluppare le proprie idee e confrontarsi con gli artigiani, emerge come una componente essenziale della creazione.
Una scenografia sostenibile, tra atelier e museo
Firmato da Emilieu studio, l’allestimento traduce il principio «dall’atelier al museo» in una scenografia essenziale e sostenibile. I moduli espositivi sono bifacciali: da un lato, un podio presenta il vaso finito; dall’altro, disegni e materiali documentano le tappe della ricerca. Il visitatore può così passare continuamente dall’oggetto alla sua genesi, osservando le scelte e le tecniche che ne hanno determinato la forma. Anche la struttura dell’allestimento risponde a una logica di riuso: le casse impiegate per trasportare le opere vengono trasformate in supporti espositivi e rivestite con fodere tessili realizzate su misura. Una soluzione che coniuga attenzione ambientale, funzionalità e chiarezza narrativa, adattandosi alla natura itinerante della mostra.
Quando il design incontra i mestieri d’arte
Uno degli aspetti più significativi del progetto è il dialogo tra designer e artigiani. Le collaborazioni nate durante lo sviluppo delle opere hanno permesso di sperimentare lavorazioni specialistiche e di confrontarsi con le proprietà concrete dei materiali. La conoscenza della materia, la precisione di un gesto o i limiti imposti da una tecnica hanno spesso modificato le idee iniziali, trasformando la realizzazione in un processo di apprendimento reciproco. Il sapere artigianale non interviene quindi soltanto alla fine, per eseguire un progetto già definito: partecipa alla sua concezione, suggerendo soluzioni e aprendo strade impreviste. La mostra mette in luce proprio questa alleanza, nella quale tradizione e innovazione si alimentano a vicenda.
Il vaso come opera, manifesto e oggetto politico
Liberati dalla necessità di contenere fiori o altri elementi, i vasi acquisiscono un nuovo statuto: diventano opere autonome, capaci di raccontare questioni sociali e culturali. La loro scala e la loro familiarità consentono ai designer di sperimentare senza rinunciare a una relazione immediata con il pubblico. In alcuni casi, la forma assume un valore scultoreo; in altri, diventa uno strumento per esprimere una posizione critica o mettere in discussione convenzioni consolidate. Quale aspetto deve avere oggi un vaso contemporaneo? Come può un oggetto associato alle arti decorative affrontare temi politici, sociali o ambientali? Créer un vase non offre risposte definitive, ma costruisce uno spazio di confronto nel quale la definizione stessa di design viene continuamente rimessa in discussione.
Il Cnap e la memoria viva del design contemporaneo
La collezione del Centre national des arts plastiques custodisce quasi mille vasi, realizzati dall’inizio del Novecento a oggi. Un patrimonio che documenta la persistenza di questa tipologia e, insieme, la sua capacità di cambiare nel tempo. La commissione pubblica alla base della mostra rinnova questa storia, riconoscendo il valore delle ricerche emergenti e delle tecniche artigianali che contribuiscono alla produzione degli oggetti. Per il Cnap, collezionare significa anche registrare lo spirito del presente e sostenere pratiche che possono ridefinire il futuro del design. Le opere entrano così in una raccolta pubblica non soltanto come testimonianze di una stagione creativa, ma come tracce di un processo aperto, destinato a influenzare nuove generazioni di progettisti.
Céline Saraiva: «La mostra è attraversata da racconti»
Per Céline Saraiva, curatrice dell’esposizione, il filo conduttore non è costituito tanto da temi prestabiliti quanto dalle storie che ogni progetto porta con sé. Ogni spazio dedicato a un designer restituisce, attraverso pochi elementi scelti, il percorso che ha condotto alla realizzazione dell’opera. La varietà delle soluzioni testimonia la ricchezza della ricerca contemporanea e dimostra come un oggetto universale possa diventare il punto di partenza per interrogativi molto diversi. La libertà concessa ai partecipanti ha favorito approcci non convenzionali, mentre il confronto con i mestieri d’arte ha contribuito a trasformare le intuizioni iniziali. La mostra rende così leggibile la complessità del design, restituendo valore tanto all’oggetto concluso quanto alle tappe che lo hanno generato.
Una mostra per ripensare il nostro rapporto con gli oggetti
In un momento in cui il design è chiamato a confrontarsi con le questioni ambientali, la durata dei materiali e la responsabilità dei processi produttivi, Créer un vase propone una riflessione che parte da una forma elementare per raggiungere interrogativi più ampi. Il vaso diventa il luogo d’incontro tra immaginazione, competenza tecnica e memoria culturale. L’attenzione al riuso nell’allestimento, la centralità delle sperimentazioni e il dialogo con gli artigiani indicano possibili direzioni per una progettazione più consapevole. Al JAD, il design non viene presentato soltanto come disciplina che produce forme, ma come pratica capace di mettere in relazione persone, materiali e saperi. E un oggetto familiare, osservato da vicino, torna a sembrarci nuovo.
Crediti immagini:Marie et Alexandre, Vases acoustiques, 2024. Acier galvanisé et peinture de carrosserie. h : 95 cm ; 109 cm ; 169,5 cm ; 135 cm ; 90 cm. Collection du Centre national des arts plastiques. © Marie et Alexandre / Cnap. Crédit photo : Rebekka Deubner. Photographie réalisée par Rebekka Deubner pour l’ouvrage « Créer un vase » coédité par le Cnap et JBE Books. © Adagp, Paris, 2026
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Créer un vase, quando un oggetto quotidiano diventa un laboratorio di idee
Tempo stimato per la lettura: 21 minuti
Dal 16 ottobre 2026 al 28 febbraio 2027, il JAD – Jardin des métiers d’Art et du Design, a Sèvres, ospita Créer un vase, mostra dedicata a uno degli oggetti più familiari della nostra cultura visiva. Dopo una prima presentazione alla Cité du Design di Saint-Étienne, il progetto riunisce 21 vasi inediti firmati da dieci designer emergenti. Curata da Céline Saraiva, conservatrice e responsabile della collezione Design, arti decorative e mestieri d’arte del Centre national des arts plastiques (Cnap), l’esposizione invita a guardare oltre la forma riconoscibile del vaso per scoprirne le possibilità plastiche, tecniche e simboliche. Una forma antica, apparentemente semplice, diventa così il terreno di una ricerca contemporanea.
Il vaso, una forma universale da reinventare
Modesto, domestico, presente in culture ed epoche differenti, il vaso attraversa la storia senza perdere la propria riconoscibilità. Ma che cosa resta di questo oggetto quando viene liberato dalla sua funzione? È da questa domanda che prende avvio la mostra, trasformando il contenitore in una scultura, un segno simbolico o persino una presa di posizione. I progetti esposti interrogano il rapporto tra forma e contenuto, materia e gesto, estetica e uso. Alcuni conservano un legame con la tradizione, altri ne spostano radicalmente i confini. Il risultato è una costellazione di interpretazioni poetiche, critiche e speculative che restituisce al vaso una sorprendente capacità narrativa.
Dieci designer, ventuno progetti e la libertà di sperimentare
All’origine di Créer un vase c’è una commissione pubblica del Cnap, concepita per sostenere la giovane creazione francese e incoraggiare nuove forme di ricerca nel design. I dieci designer selezionati hanno ricevuto risorse e tempo per sviluppare un pezzo unico o un prototipo destinato a entrare nella collezione pubblica. Nessun vincolo preventivo imponeva materiali, tecniche o funzioni: una libertà rara, che ha permesso a ciascuno di seguire una traiettoria personale. La pluralità dei linguaggi e dei metodi produttivi diventa così il filo conduttore dell’esposizione, mostrando come un medesimo archetipo possa generare risultati molto diversi.
Dal disegno all’oggetto: il processo creativo in primo piano
Più che una semplice successione di oggetti, la mostra racconta il percorso che li ha resi possibili. Disegni preparatori, modelli, campioni, prototipi e sperimentazioni accompagnano ogni vaso, rendendo visibile ciò che normalmente rimane nascosto: esitazioni, tentativi, scoperte e trasformazioni. La scelta curatoriale segue un’impostazione monografica, dedicando a ogni autore uno spazio nel quale ricostruire il passaggio dall’intuizione alla realizzazione. In questo modo, il visitatore non incontra soltanto il risultato finale, ma entra nel laboratorio mentale e materiale del designer. Il tempo, concesso ai partecipanti per sviluppare le proprie idee e confrontarsi con gli artigiani, emerge come una componente essenziale della creazione.
Una scenografia sostenibile, tra atelier e museo
Firmato da Emilieu studio, l’allestimento traduce il principio «dall’atelier al museo» in una scenografia essenziale e sostenibile. I moduli espositivi sono bifacciali: da un lato, un podio presenta il vaso finito; dall’altro, disegni e materiali documentano le tappe della ricerca. Il visitatore può così passare continuamente dall’oggetto alla sua genesi, osservando le scelte e le tecniche che ne hanno determinato la forma. Anche la struttura dell’allestimento risponde a una logica di riuso: le casse impiegate per trasportare le opere vengono trasformate in supporti espositivi e rivestite con fodere tessili realizzate su misura. Una soluzione che coniuga attenzione ambientale, funzionalità e chiarezza narrativa, adattandosi alla natura itinerante della mostra.
Quando il design incontra i mestieri d’arte
Uno degli aspetti più significativi del progetto è il dialogo tra designer e artigiani. Le collaborazioni nate durante lo sviluppo delle opere hanno permesso di sperimentare lavorazioni specialistiche e di confrontarsi con le proprietà concrete dei materiali. La conoscenza della materia, la precisione di un gesto o i limiti imposti da una tecnica hanno spesso modificato le idee iniziali, trasformando la realizzazione in un processo di apprendimento reciproco. Il sapere artigianale non interviene quindi soltanto alla fine, per eseguire un progetto già definito: partecipa alla sua concezione, suggerendo soluzioni e aprendo strade impreviste. La mostra mette in luce proprio questa alleanza, nella quale tradizione e innovazione si alimentano a vicenda.
Il vaso come opera, manifesto e oggetto politico
Liberati dalla necessità di contenere fiori o altri elementi, i vasi acquisiscono un nuovo statuto: diventano opere autonome, capaci di raccontare questioni sociali e culturali. La loro scala e la loro familiarità consentono ai designer di sperimentare senza rinunciare a una relazione immediata con il pubblico. In alcuni casi, la forma assume un valore scultoreo; in altri, diventa uno strumento per esprimere una posizione critica o mettere in discussione convenzioni consolidate. Quale aspetto deve avere oggi un vaso contemporaneo? Come può un oggetto associato alle arti decorative affrontare temi politici, sociali o ambientali? Créer un vase non offre risposte definitive, ma costruisce uno spazio di confronto nel quale la definizione stessa di design viene continuamente rimessa in discussione.
Il Cnap e la memoria viva del design contemporaneo
La collezione del Centre national des arts plastiques custodisce quasi mille vasi, realizzati dall’inizio del Novecento a oggi. Un patrimonio che documenta la persistenza di questa tipologia e, insieme, la sua capacità di cambiare nel tempo. La commissione pubblica alla base della mostra rinnova questa storia, riconoscendo il valore delle ricerche emergenti e delle tecniche artigianali che contribuiscono alla produzione degli oggetti. Per il Cnap, collezionare significa anche registrare lo spirito del presente e sostenere pratiche che possono ridefinire il futuro del design. Le opere entrano così in una raccolta pubblica non soltanto come testimonianze di una stagione creativa, ma come tracce di un processo aperto, destinato a influenzare nuove generazioni di progettisti.
Céline Saraiva: «La mostra è attraversata da racconti»
Per Céline Saraiva, curatrice dell’esposizione, il filo conduttore non è costituito tanto da temi prestabiliti quanto dalle storie che ogni progetto porta con sé. Ogni spazio dedicato a un designer restituisce, attraverso pochi elementi scelti, il percorso che ha condotto alla realizzazione dell’opera. La varietà delle soluzioni testimonia la ricchezza della ricerca contemporanea e dimostra come un oggetto universale possa diventare il punto di partenza per interrogativi molto diversi. La libertà concessa ai partecipanti ha favorito approcci non convenzionali, mentre il confronto con i mestieri d’arte ha contribuito a trasformare le intuizioni iniziali. La mostra rende così leggibile la complessità del design, restituendo valore tanto all’oggetto concluso quanto alle tappe che lo hanno generato.
Una mostra per ripensare il nostro rapporto con gli oggetti
In un momento in cui il design è chiamato a confrontarsi con le questioni ambientali, la durata dei materiali e la responsabilità dei processi produttivi, Créer un vase propone una riflessione che parte da una forma elementare per raggiungere interrogativi più ampi. Il vaso diventa il luogo d’incontro tra immaginazione, competenza tecnica e memoria culturale. L’attenzione al riuso nell’allestimento, la centralità delle sperimentazioni e il dialogo con gli artigiani indicano possibili direzioni per una progettazione più consapevole. Al JAD, il design non viene presentato soltanto come disciplina che produce forme, ma come pratica capace di mettere in relazione persone, materiali e saperi. E un oggetto familiare, osservato da vicino, torna a sembrarci nuovo.
Crediti immagini:Marie et Alexandre, Vases acoustiques, 2024. Acier galvanisé et peinture de carrosserie. h : 95 cm ; 109 cm ; 169,5 cm ; 135 cm ; 90 cm. Collection du Centre national des arts plastiques. © Marie et Alexandre / Cnap. Crédit photo : Rebekka Deubner. Photographie réalisée par Rebekka Deubner pour l’ouvrage « Créer un vase » coédité par le Cnap et JBE Books. © Adagp, Paris, 2026




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