I leoni di Firenze, quando il potere prende forma

Tempo stimato per la lettura: 6,2 minuti
C’è un leone che attraversa i secoli senza perdere la propria forza. È quello di Firenze, fiero custode di un’identità cittadina che intreccia arte, potere e desiderio di libertà. A lui è dedicata I leoni di Firenze, la mostra ospitata dal 27 ottobre 2026 al 18 gennaio 2027 nella Sala dei Gigli di Palazzo Vecchio. Curata da Carlo Francini e Valentina Zucchi, l’esposizione, promossa dal Comune di Firenze – Musei Civici Fiorentini e organizzata da Fondazione MUS.E, nasce in collaborazione con la Galleria dell’Accademia di Firenze e i Musei del Bargello. Un viaggio tra immagini e memorie che invita a guardare con occhi nuovi uno dei simboli più persistenti della città.
Il Marzocco, emblema della libertà fiorentina
Il protagonista è il Marzocco, il leone che incarna la sovranità della Repubblica fiorentina, la sua autonomia e la dignità civica. Più di una figura araldica, è un’immagine attraverso cui Firenze ha costruito e tramandato la propria rappresentazione di sé. La sua presenza si ritrova nelle piazze, nei palazzi pubblici, nelle decorazioni e nelle opere d’arte: una costellazione di segni che racconta come l’immaginario possa diventare strumento di identità politica. Non è un caso, dunque, che la mostra prenda forma proprio a Palazzo Vecchio, cuore storico del governo cittadino, dove le opere dialogano con le architetture e con le raffigurazioni leonine già presenti nella Sala dei Gigli.
Sculture, dipinti e testimonianze di una città
Il percorso riunisce testimonianze che spaziano dall’antichità all’età moderna, restituendo la varietà di significati assunti dal leone nel tempo. Ad accogliere i visitatori sono due monumentali protomi leonine di Baccio d’Agnolo, provenienti dal Museo di San Marco, affiancate da due Marzocchi del 1383, realizzati da Jacopo di Piero Guidi e Francesco Neri detto il Sellaio. C’è poi la replica bronzea del Marzocco eseguita da Clemente Papi per piazza della Signoria, insieme a un affresco staccato con leone e giglio proveniente dal convento della Santissima Annunziata e al dipinto Leone in due vedute, attribuito a Bartolomeo Bimbi. Sculture e pitture compongono così un racconto in cui la ricerca artistica si intreccia con la storia della comunità.
Le tracce del leone tra arte e documenti
A rendere più sorprendente la narrazione è la presenza di documenti e manufatti che testimoniano la fortuna dell’iconografia leonina nella cultura fiorentina. Tra questi, un prezioso antifonario miniato dell’Opera di Santa Maria del Fiore, il celebre Specchio umano della Biblioteca Laurenziana, una pianta settecentesca di Ferdinando Ruggieri che documenta l’antico serraglio dei leoni e una litografia di Adolfo de Carolis dedicata al Marzocco, proveniente dal Museo Nazionale Salce di Treviso. Frammenti diversi di una stessa storia, in cui il leone si rivela non soltanto un soggetto artistico, ma un’immagine capace di attraversare linguaggi, epoche e contesti.
Quando i leoni vivevano a Palazzo Vecchio
La storia, però, non si esaurisce nella pietra o nella pittura. Per secoli Firenze ha ospitato leoni vivi, animali esotici che suscitavano meraviglia e, al tempo stesso, rendevano visibile il prestigio del potere cittadino. Dopo essere stati custoditi in altri luoghi della città, i felini trovarono spazio nel serraglio di Palazzo Vecchio dalla metà del Trecento fino al 1550. La loro presenza era parte della rappresentazione pubblica della Repubblica: possedere e mostrare animali tanto rari significava esibire autorità, ricchezza e capacità di dominio. Non è un caso che ancora oggi una strada alle spalle del palazzo si chiami via dei Leoni.
Un serraglio tra meraviglia e potere
Le cronache restituiscono un’immagine vivida di questa consuetudine. Goro Dati, in un passo che sembra aprire una finestra su una Firenze ormai lontana, racconta di una casa «dove stanno assai leoni», arrivati a essere ventiquattro, tra maschi e femmine. Non erano semplici presenze da osservare: in occasione di celebrazioni solenni si organizzavano anche cacce e combattimenti, come documenta il disegno di Giovanni Stradano conservato alle Gallerie degli Uffizi ed esposto in mostra. A completare questo capitolo, quasi a rendere tangibile l’incontro tra storia e natura, arriva un esemplare di leone naturalizzato proveniente dal Museo di Storia Naturale dell’Università degli Studi di Firenze.
Dal Bargello al Museo Stefano Bardini
Il percorso si allarga oltre la Sala dei Gigli e invita a leggere Palazzo Vecchio come un museo diffuso di immagini leonine, disseminate negli ambienti del palazzo. La mostra trova inoltre una prosecuzione al Museo Nazionale del Bargello, che custodisce il celebre Marzocco di Donatello, capolavoro della scultura rinascimentale e una delle più potenti interpretazioni del simbolo civico fiorentino. Grazie alla collaborazione con la Galleria dell’Accademia e i Musei del Bargello, i visitatori potranno approfondire il tema attraverso un itinerario dedicato alle opere con raffigurazioni leonine; chi possiede il biglietto di Palazzo Vecchio avrà diritto a una riduzione per l’ingresso al Bargello.
Un’altra tappa conduce al Museo Stefano Bardini, dove una mappa permetterà di individuare i numerosi leoni raccolti dall’antiquario: testimonianze di una passione collezionistica che riflette la lunga fortuna di questa figura, dall’antichità fino all’età contemporanea. È un modo per scoprire come un simbolo non appartenga mai a un solo luogo, ma si trasformi e si moltiplichi attraverso le collezioni, gli edifici e gli sguardi di chi lo osserva.
La memoria di Firenze in un’immagine
«Il leone è molto più di un simbolo per Firenze», ha dichiarato l’assessore alla cultura Giovanni Bettarini, sottolineando il legame tra autonomia, arte e valori condivisi. Per i curatori Carlo Francini e Valentina Zucchi, la mostra nasce invece dal desiderio di seguire le tracce di una presenza familiare, spesso inosservata, e di ricostruire la trama di relazioni politiche, economiche e artistiche che ha legato il leone alla città. Una prospettiva condivisa da Andreina Contessa, direttrice generale della Galleria dell’Accademia di Firenze e dei Musei del Bargello, che riconosce nel Marzocco un’immagine profondamente connessa alla memoria civica.
Visite guidate e percorsi per i più piccoli
Per accompagnare il pubblico, sono previste visite guidate ogni domenica alle ore 15, mentre ai più piccoli è dedicata la storia Marzocco. L’iniziativa non si limita a celebrare un emblema: invita a interrogare il modo in cui le città scelgono le proprie immagini e le trasformano in racconti collettivi. A Firenze, il leone continua a vegliare su questa memoria. Silenzioso nelle sculture, vivo nelle cronache, presente nelle strade e nei musei, resta il testimone di una città che ha affidato a una figura animale una parte essenziale della propria identità.
Crediti immagini:
Bartolomeo Bimbi,Leone in due vedute,prima metà del XVIII sec., olio su tela, Poggio a Caiano, Ville eResidenze Monumentali Fiorentine, Museo della Natura Morta
Credito fotografico: Ville e Residenze Monumentali Fiorentine,Villa Medicea di Poggio a Caiano, Museodella Natura Morta
I leoni di Firenze: da sx Benedetta Matucci, Valentina Gensini, Carlo Francini, Daniela Guidi e Giovanni Bettarini.
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I leoni di Firenze, quando il potere prende forma
Tempo stimato per la lettura: 19 minuti
C’è un leone che attraversa i secoli senza perdere la propria forza. È quello di Firenze, fiero custode di un’identità cittadina che intreccia arte, potere e desiderio di libertà. A lui è dedicata I leoni di Firenze, la mostra ospitata dal 27 ottobre 2026 al 18 gennaio 2027 nella Sala dei Gigli di Palazzo Vecchio. Curata da Carlo Francini e Valentina Zucchi, l’esposizione, promossa dal Comune di Firenze – Musei Civici Fiorentini e organizzata da Fondazione MUS.E, nasce in collaborazione con la Galleria dell’Accademia di Firenze e i Musei del Bargello. Un viaggio tra immagini e memorie che invita a guardare con occhi nuovi uno dei simboli più persistenti della città.
Il Marzocco, emblema della libertà fiorentina
Il protagonista è il Marzocco, il leone che incarna la sovranità della Repubblica fiorentina, la sua autonomia e la dignità civica. Più di una figura araldica, è un’immagine attraverso cui Firenze ha costruito e tramandato la propria rappresentazione di sé. La sua presenza si ritrova nelle piazze, nei palazzi pubblici, nelle decorazioni e nelle opere d’arte: una costellazione di segni che racconta come l’immaginario possa diventare strumento di identità politica. Non è un caso, dunque, che la mostra prenda forma proprio a Palazzo Vecchio, cuore storico del governo cittadino, dove le opere dialogano con le architetture e con le raffigurazioni leonine già presenti nella Sala dei Gigli.
Sculture, dipinti e testimonianze di una città
Il percorso riunisce testimonianze che spaziano dall’antichità all’età moderna, restituendo la varietà di significati assunti dal leone nel tempo. Ad accogliere i visitatori sono due monumentali protomi leonine di Baccio d’Agnolo, provenienti dal Museo di San Marco, affiancate da due Marzocchi del 1383, realizzati da Jacopo di Piero Guidi e Francesco Neri detto il Sellaio. C’è poi la replica bronzea del Marzocco eseguita da Clemente Papi per piazza della Signoria, insieme a un affresco staccato con leone e giglio proveniente dal convento della Santissima Annunziata e al dipinto Leone in due vedute, attribuito a Bartolomeo Bimbi. Sculture e pitture compongono così un racconto in cui la ricerca artistica si intreccia con la storia della comunità.
Le tracce del leone tra arte e documenti
A rendere più sorprendente la narrazione è la presenza di documenti e manufatti che testimoniano la fortuna dell’iconografia leonina nella cultura fiorentina. Tra questi, un prezioso antifonario miniato dell’Opera di Santa Maria del Fiore, il celebre Specchio umano della Biblioteca Laurenziana, una pianta settecentesca di Ferdinando Ruggieri che documenta l’antico serraglio dei leoni e una litografia di Adolfo de Carolis dedicata al Marzocco, proveniente dal Museo Nazionale Salce di Treviso. Frammenti diversi di una stessa storia, in cui il leone si rivela non soltanto un soggetto artistico, ma un’immagine capace di attraversare linguaggi, epoche e contesti.
Quando i leoni vivevano a Palazzo Vecchio
La storia, però, non si esaurisce nella pietra o nella pittura. Per secoli Firenze ha ospitato leoni vivi, animali esotici che suscitavano meraviglia e, al tempo stesso, rendevano visibile il prestigio del potere cittadino. Dopo essere stati custoditi in altri luoghi della città, i felini trovarono spazio nel serraglio di Palazzo Vecchio dalla metà del Trecento fino al 1550. La loro presenza era parte della rappresentazione pubblica della Repubblica: possedere e mostrare animali tanto rari significava esibire autorità, ricchezza e capacità di dominio. Non è un caso che ancora oggi una strada alle spalle del palazzo si chiami via dei Leoni.
Un serraglio tra meraviglia e potere
Le cronache restituiscono un’immagine vivida di questa consuetudine. Goro Dati, in un passo che sembra aprire una finestra su una Firenze ormai lontana, racconta di una casa «dove stanno assai leoni», arrivati a essere ventiquattro, tra maschi e femmine. Non erano semplici presenze da osservare: in occasione di celebrazioni solenni si organizzavano anche cacce e combattimenti, come documenta il disegno di Giovanni Stradano conservato alle Gallerie degli Uffizi ed esposto in mostra. A completare questo capitolo, quasi a rendere tangibile l’incontro tra storia e natura, arriva un esemplare di leone naturalizzato proveniente dal Museo di Storia Naturale dell’Università degli Studi di Firenze.
Dal Bargello al Museo Stefano Bardini
Il percorso si allarga oltre la Sala dei Gigli e invita a leggere Palazzo Vecchio come un museo diffuso di immagini leonine, disseminate negli ambienti del palazzo. La mostra trova inoltre una prosecuzione al Museo Nazionale del Bargello, che custodisce il celebre Marzocco di Donatello, capolavoro della scultura rinascimentale e una delle più potenti interpretazioni del simbolo civico fiorentino. Grazie alla collaborazione con la Galleria dell’Accademia e i Musei del Bargello, i visitatori potranno approfondire il tema attraverso un itinerario dedicato alle opere con raffigurazioni leonine; chi possiede il biglietto di Palazzo Vecchio avrà diritto a una riduzione per l’ingresso al Bargello.
Un’altra tappa conduce al Museo Stefano Bardini, dove una mappa permetterà di individuare i numerosi leoni raccolti dall’antiquario: testimonianze di una passione collezionistica che riflette la lunga fortuna di questa figura, dall’antichità fino all’età contemporanea. È un modo per scoprire come un simbolo non appartenga mai a un solo luogo, ma si trasformi e si moltiplichi attraverso le collezioni, gli edifici e gli sguardi di chi lo osserva.
La memoria di Firenze in un’immagine
«Il leone è molto più di un simbolo per Firenze», ha dichiarato l’assessore alla cultura Giovanni Bettarini, sottolineando il legame tra autonomia, arte e valori condivisi. Per i curatori Carlo Francini e Valentina Zucchi, la mostra nasce invece dal desiderio di seguire le tracce di una presenza familiare, spesso inosservata, e di ricostruire la trama di relazioni politiche, economiche e artistiche che ha legato il leone alla città. Una prospettiva condivisa da Andreina Contessa, direttrice generale della Galleria dell’Accademia di Firenze e dei Musei del Bargello, che riconosce nel Marzocco un’immagine profondamente connessa alla memoria civica.
Visite guidate e percorsi per i più piccoli
Per accompagnare il pubblico, sono previste visite guidate ogni domenica alle ore 15, mentre ai più piccoli è dedicata la storia Marzocco. L’iniziativa non si limita a celebrare un emblema: invita a interrogare il modo in cui le città scelgono le proprie immagini e le trasformano in racconti collettivi. A Firenze, il leone continua a vegliare su questa memoria. Silenzioso nelle sculture, vivo nelle cronache, presente nelle strade e nei musei, resta il testimone di una città che ha affidato a una figura animale una parte essenziale della propria identità.
Crediti immagini:
Bartolomeo Bimbi,Leone in due vedute,prima metà del XVIII sec., olio su tela, Poggio a Caiano, Ville eResidenze Monumentali Fiorentine, Museo della Natura Morta
Credito fotografico: Ville e Residenze Monumentali Fiorentine,Villa Medicea di Poggio a Caiano, Museodella Natura Morta
I leoni di Firenze: da sx Benedetta Matucci, Valentina Gensini, Carlo Francini, Daniela Guidi e Giovanni Bettarini.





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