OFFSCREEN 2026, quando l’immagine diventa un’esperienza

Tempo stimato per la lettura: 9,7 minuti
Dal 20 al 25 ottobre 2026, OFFSCREEN torna a Parigi per la sua quinta edizione, trasformando la Chapelle Saint-Louis de la Salpêtrière in un luogo d’incontro tra fotografia, video e installazione. Durante la settimana internazionale dell’arte, la manifestazione conferma la propria identità: non una fiera tradizionale, scandita da stand uniformi, ma un percorso in cui le opere dialogano con l’architettura e la memoria degli spazi. Quasi trenta gallerie presentano progetti dedicati a singoli artisti, in un formato raccolto che privilegia l’esperienza visiva e il tempo dell’osservazione. L’immagine, fissa o in movimento, non è soltanto qualcosa da guardare: diventa materia, ambiente e strumento per interrogare il presente.
Ana Mendieta, il corpo e la memoria della terra
Il fulcro di questa edizione è dedicato ad Ana Mendieta (1948-1985/ foto 1), artista cubano-americana che ha lasciato un segno profondo nella storia dell’arte contemporanea attraverso opere in cui corpo, natura e identità si intrecciano. Sotto le imponenti volte della cappella, sei film restituiscono la forza della sua ricerca, in particolare delle celebri Silueta, impronte effimere del corpo inscritte nel paesaggio, nella terra e negli elementi naturali. La presenza di Mendieta assume una risonanza particolare in un luogo segnato da una lunga storia ospedaliera e culturale, che negli anni Ottanta e Novanta accolse importanti interventi artistici. La presentazione è organizzata in collaborazione con la galleria Marian Goodman e con l’eredità dell’artista.
Quasi trenta gallerie, altrettanti modi di guardare
La selezione internazionale attraversa generazioni e linguaggi, dimostrando quanto l’immagine abbia ormai superato i confini tradizionali dei media artistici. APALAZZOGALLERY presenta Ibrahim Mahama, mentre BERG Contemporary dedica un progetto a Steina Vasulka, pioniera della videoarte, con una grande scultura composta da 21 monitor a tubo catodico. Suzanne Tarasieve espone una serie di 49 fotografie dipinte a mano realizzate dall’ucraino Boris Mikhailov durante il suo primo viaggio in Francia, nel 1989. Zander Galerie propone un intervento di Andrea Geyer negli archivi storici dietro la cappella, attraverso decine di proiettori di diapositive. Bigaignon presenta invece due installazioni di Thomas Paquet che rendono visibile il movimento del sole e il trascorrere del tempo.
Oltre il visibile: tra percezione, natura e memoria
Memoria, identità e paesaggi minacciati: l’arte contro l’oblio
I nostri coup de cœur vanno a Lívia Melzi, presentata da Salon/H, e Adel Abidin, con il progetto esposto da NIKA Project Space. Con Laboratoire pour un Musée du Futur (2026/foto 3), Melzi intreccia fotografia, tessuti e ricerca archivistica per mettere in discussione le narrazioni coloniali e il ruolo dei musei nella costruzione della memoria collettiva. Attraverso arazzi monumentali ispirati alle incisioni di Théodore de Bry e immagini di reperti sopravvissuti all’incendio del Museu Nacional di Rio de Janeiro del 2018, l’artista immagina nuove modalità di trasmissione e rappresentazione della storia. Con They Were Here (foto 2), Abidin affronta invece il rapporto tra guerra, pace e identità attraverso una suggestiva installazione multimediale ispirata all’antico Stendardo di Ur. Sculture, video e fragili sagome sartoriali evocano lo sradicamento, la fuga e la continua trasformazione dell’identità. Due ricerche artistiche differenti, accomunate dalla capacità di interrogare la memoria, le eredità del passato e le fragilità del presente. Daria Koltsova presentata da by SUPRAINFINIT trasforma un vecchio chiosco dell’Europa orientale (foto 4) in un archivio della memoria ucraina. Attraverso cartoline in vetro colorato, l’artista restituisce forma a paesaggi minacciati dalla guerra: frammenti di una patria fragile, da custodire contro la scomparsa.
Dai musei alla fiera: il programma Acquisitions & Découvertes
Per il secondo anno, OFFSCREEN rafforza il dialogo con le istituzioni attraverso Acquisitions & Découvertes, programma che mette in relazione le opere esposte in fiera con le collezioni museali. Negli antichi magazzini della cappella, il Whitney Museum of American Art e la Pinault Collection presentano lavori che risuonano con la storia del luogo e con la ricerca degli artisti contemporanei. Il Whitney propone un’installazione video di Theaster Gates dedicata alla centralità delle donne nere nella vita spirituale, politica e culturale afroamericana, insieme a opere di Theresa Hak Kyung Cha, figura fondamentale della sperimentazione tra cinema, linguaggio e performance. La Pinault Collection presenta invece Javier Téllez e Allen Ruppersberg, aprendo riflessioni sulla memoria, sulla salute mentale e sulla circolazione del sapere.
La Salpêtrière, un luogo che entra nelle opere
Il rapporto con l’architettura costituisce uno dei tratti distintivi di OFFSCREEN. La Chapelle Saint-Louis e i suoi spazi annessi non funzionano come semplici contenitori, ma diventano parte integrante dei progetti artistici. È particolarmente evidente nell’installazione di Javier Téllez, che mette in dialogo il film La Passion de Jeanne d’Arc di Carl Theodor Dreyer con le testimonianze di dodici pazienti di un ospedale psichiatrico di Sydney. Il lavoro riattiva questioni legate alla rappresentazione della follia, alla voce e alla dignità individuale, in relazione alla storia della Salpêtrière come istituzione ospedaliera e psichiatrica. Anche Allen Ruppersberg, con On and Off, riflette sulla memoria e sulla trasmissione del sapere attraverso dispositivi di proiezione ormai quasi obsoleti.
Il Prix des curators: lo sguardo dei musei internazionali
La dimensione curatoriale è uno degli elementi centrali della manifestazione. Per la terza edizione della residenza dedicata ai curatori, OFFSCREEN riunisce 24 professionisti provenienti da importanti istituzioni internazionali, tra cui il Metropolitan Museum of Art di New York, il M+ di Hong Kong, il Museo Reina Sofía di Madrid e lo Smithsonian di Washington. Il programma è animato da Valentine Umansky, della Tate Modern, e Chrissie Iles, del Whitney Museum of American Art. Al termine del percorso, i partecipanti assegnano il Prix Curatorial OFFSCREEN alla presentazione che ritengono particolarmente significativa. Nel 2025 il riconoscimento è andato a Yarema Malashchuk e Roman Khimei per You Shouldn’t Have to See This, presentato dalla Galerie Poggi. Il premio sottolinea il ruolo dei curatori nella scoperta e nella valorizzazione delle pratiche artistiche legate all’immagine.
Les Conversations: le immagini al centro del dibattito
Durante la settimana, Les Conversations propone incontri dedicati agli artisti e alle questioni che attraversano le pratiche dell’immagine contemporanea. In collaborazione con partner editoriali e culturali come Artforum, Mousse, Madame Figaro, France Culture e NOWNESS, il programma crea uno spazio di confronto tra artisti, curatori e professionisti del settore. Non si tratta soltanto di accompagnare le opere con spiegazioni, ma di aprire prospettive sui cambiamenti del linguaggio visivo, sulle tecnologie e sui modi in cui le immagini costruiscono la nostra esperienza del mondo. La parola si affianca così alla visione, offrendo al pubblico strumenti per comprendere ricerche che spesso si sviluppano al confine tra fotografia, cinema, scultura e performance.
Prix Cultish x OFFSCREEN, un riconoscimento alla ricerca contemporanea
Prosegue anche la collaborazione con Cultish, il laboratorio culturale di Publicis Luxe, attraverso il Prix Cultish x OFFSCREEN. Il premio, giunto a una nuova edizione nel 2026, distingue una delle proposte artistiche presentate durante la manifestazione, sulla base della valutazione di una giuria composta da professionisti creativi ed esperti di arti visive di Publicis Luxe. L’iniziativa nasce dalla convergenza tra l’interesse per le nuove forme di espressione e l’attenzione alle pratiche che trasformano il linguaggio dell’immagine. In un panorama in cui fotografia, video e installazione dialogano sempre più frequentemente, il riconoscimento intende valorizzare le ricerche capaci di aprire nuove prospettive visive e culturali, mettendo in relazione artisti, istituzioni e pubblico.
Akari Takenobu e il Prix Dior per i giovani talenti
Per il terzo anno consecutivo, OFFSCREEN ospita il lavoro della vincitrice del Prix Dior de la Photographie et des Arts Visuels pour Jeunes Talents. L’edizione 2026 presenta Akari Takenobu, artista giapponese che esplora il confine tra visibile e invisibile, presenza fisica e dimensione immateriale. Nel progetto Threshold, il corpo diventa materia di sperimentazione: le fotografie vengono frammentate e ricomposte in nuove silhouette, attraverso un processo che l’artista descrive come una sorta di «morte simulata». Fotografia, collage e installazione si intrecciano in una ricerca ispirata anche a esperienze infantili percepite come paranormali. Attualmente iscritta a un master presso l’Università delle Arti di Tokyo, Takenobu indaga inoltre le immagini generate dal rumore infrarosso, cercando forme là dove la percezione umana incontra i propri limiti.
Una fiera che sostiene il luogo che la accoglie
OFFSCREEN sperimenta anche nuove modalità di incontro tra arte, design e gastronomia. Per la prima volta, la manifestazione collabora con Table Nexus by Diorama per organizzare due cene nella cappella, concepite come esperienze immersive e temporanee. Ma l’attenzione al luogo si traduce soprattutto in un impegno concreto: il ricavato dei biglietti contribuisce al restauro della Chapelle Saint-Louis de la Salpêtrière e al sostegno della sua programmazione culturale. Il biglietto intero costa 12 euro e consente inoltre l’accesso gratuito alla Fondation Cartier e alla Bourse de Commerce – Pinault Collection. In questo modo, OFFSCREEN prova a tenere insieme ricerca artistica, apertura al pubblico e responsabilità verso il patrimonio storico, confermando una vocazione che va oltre il mercato.
OFFSCREEN, un’altra idea di fiera
Nata dall’esperienza del direttore Julien Frydman, già impegnato nel mondo della fotografia e delle istituzioni artistiche, OFFSCREEN risponde a un’esigenza precisa: riconoscere il ruolo sempre più fluido dell’immagine nella pratica contemporanea. Fotografia, cinema, video, performance e scultura non sono compartimenti separati, ma strumenti che gli artisti combinano liberamente. La manifestazione costruisce intorno a questa intuizione un modello di fiera a misura d’uomo, nel quale la qualità delle proposte e il dialogo con l’architettura contano quanto la loro dimensione commerciale. La Salpêtrière diventa così un osservatorio sulle trasformazioni del linguaggio visivo: un luogo dove fermarsi, guardare più a lungo e scoprire che un’immagine può essere molto più di ciò che appare.
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OFFSCREEN 2026, quando l’immagine diventa un’esperienza
Tempo stimato per la lettura: 29 minuti
Dal 20 al 25 ottobre 2026, OFFSCREEN torna a Parigi per la sua quinta edizione, trasformando la Chapelle Saint-Louis de la Salpêtrière in un luogo d’incontro tra fotografia, video e installazione. Durante la settimana internazionale dell’arte, la manifestazione conferma la propria identità: non una fiera tradizionale, scandita da stand uniformi, ma un percorso in cui le opere dialogano con l’architettura e la memoria degli spazi. Quasi trenta gallerie presentano progetti dedicati a singoli artisti, in un formato raccolto che privilegia l’esperienza visiva e il tempo dell’osservazione. L’immagine, fissa o in movimento, non è soltanto qualcosa da guardare: diventa materia, ambiente e strumento per interrogare il presente.
Ana Mendieta, il corpo e la memoria della terra
Il fulcro di questa edizione è dedicato ad Ana Mendieta (1948-1985/ foto 1), artista cubano-americana che ha lasciato un segno profondo nella storia dell’arte contemporanea attraverso opere in cui corpo, natura e identità si intrecciano. Sotto le imponenti volte della cappella, sei film restituiscono la forza della sua ricerca, in particolare delle celebri Silueta, impronte effimere del corpo inscritte nel paesaggio, nella terra e negli elementi naturali. La presenza di Mendieta assume una risonanza particolare in un luogo segnato da una lunga storia ospedaliera e culturale, che negli anni Ottanta e Novanta accolse importanti interventi artistici. La presentazione è organizzata in collaborazione con la galleria Marian Goodman e con l’eredità dell’artista.
Quasi trenta gallerie, altrettanti modi di guardare
La selezione internazionale attraversa generazioni e linguaggi, dimostrando quanto l’immagine abbia ormai superato i confini tradizionali dei media artistici. APALAZZOGALLERY presenta Ibrahim Mahama, mentre BERG Contemporary dedica un progetto a Steina Vasulka, pioniera della videoarte, con una grande scultura composta da 21 monitor a tubo catodico. Suzanne Tarasieve espone una serie di 49 fotografie dipinte a mano realizzate dall’ucraino Boris Mikhailov durante il suo primo viaggio in Francia, nel 1989. Zander Galerie propone un intervento di Andrea Geyer negli archivi storici dietro la cappella, attraverso decine di proiettori di diapositive. Bigaignon presenta invece due installazioni di Thomas Paquet che rendono visibile il movimento del sole e il trascorrere del tempo.
Oltre il visibile: tra percezione, natura e memoria
Memoria, identità e paesaggi minacciati: l’arte contro l’oblio
I nostri coup de cœur vanno a Lívia Melzi, presentata da Salon/H, e Adel Abidin, con il progetto esposto da NIKA Project Space. Con Laboratoire pour un Musée du Futur (2026/foto 3), Melzi intreccia fotografia, tessuti e ricerca archivistica per mettere in discussione le narrazioni coloniali e il ruolo dei musei nella costruzione della memoria collettiva. Attraverso arazzi monumentali ispirati alle incisioni di Théodore de Bry e immagini di reperti sopravvissuti all’incendio del Museu Nacional di Rio de Janeiro del 2018, l’artista immagina nuove modalità di trasmissione e rappresentazione della storia. Con They Were Here (foto 2), Abidin affronta invece il rapporto tra guerra, pace e identità attraverso una suggestiva installazione multimediale ispirata all’antico Stendardo di Ur. Sculture, video e fragili sagome sartoriali evocano lo sradicamento, la fuga e la continua trasformazione dell’identità. Due ricerche artistiche differenti, accomunate dalla capacità di interrogare la memoria, le eredità del passato e le fragilità del presente. Daria Koltsova presentata da by SUPRAINFINIT trasforma un vecchio chiosco dell’Europa orientale (foto 4) in un archivio della memoria ucraina. Attraverso cartoline in vetro colorato, l’artista restituisce forma a paesaggi minacciati dalla guerra: frammenti di una patria fragile, da custodire contro la scomparsa.
Dai musei alla fiera: il programma Acquisitions & Découvertes
Per il secondo anno, OFFSCREEN rafforza il dialogo con le istituzioni attraverso Acquisitions & Découvertes, programma che mette in relazione le opere esposte in fiera con le collezioni museali. Negli antichi magazzini della cappella, il Whitney Museum of American Art e la Pinault Collection presentano lavori che risuonano con la storia del luogo e con la ricerca degli artisti contemporanei. Il Whitney propone un’installazione video di Theaster Gates dedicata alla centralità delle donne nere nella vita spirituale, politica e culturale afroamericana, insieme a opere di Theresa Hak Kyung Cha, figura fondamentale della sperimentazione tra cinema, linguaggio e performance. La Pinault Collection presenta invece Javier Téllez e Allen Ruppersberg, aprendo riflessioni sulla memoria, sulla salute mentale e sulla circolazione del sapere.
La Salpêtrière, un luogo che entra nelle opere
Il rapporto con l’architettura costituisce uno dei tratti distintivi di OFFSCREEN. La Chapelle Saint-Louis e i suoi spazi annessi non funzionano come semplici contenitori, ma diventano parte integrante dei progetti artistici. È particolarmente evidente nell’installazione di Javier Téllez, che mette in dialogo il film La Passion de Jeanne d’Arc di Carl Theodor Dreyer con le testimonianze di dodici pazienti di un ospedale psichiatrico di Sydney. Il lavoro riattiva questioni legate alla rappresentazione della follia, alla voce e alla dignità individuale, in relazione alla storia della Salpêtrière come istituzione ospedaliera e psichiatrica. Anche Allen Ruppersberg, con On and Off, riflette sulla memoria e sulla trasmissione del sapere attraverso dispositivi di proiezione ormai quasi obsoleti.
Il Prix des curators: lo sguardo dei musei internazionali
La dimensione curatoriale è uno degli elementi centrali della manifestazione. Per la terza edizione della residenza dedicata ai curatori, OFFSCREEN riunisce 24 professionisti provenienti da importanti istituzioni internazionali, tra cui il Metropolitan Museum of Art di New York, il M+ di Hong Kong, il Museo Reina Sofía di Madrid e lo Smithsonian di Washington. Il programma è animato da Valentine Umansky, della Tate Modern, e Chrissie Iles, del Whitney Museum of American Art. Al termine del percorso, i partecipanti assegnano il Prix Curatorial OFFSCREEN alla presentazione che ritengono particolarmente significativa. Nel 2025 il riconoscimento è andato a Yarema Malashchuk e Roman Khimei per You Shouldn’t Have to See This, presentato dalla Galerie Poggi. Il premio sottolinea il ruolo dei curatori nella scoperta e nella valorizzazione delle pratiche artistiche legate all’immagine.
Les Conversations: le immagini al centro del dibattito
Durante la settimana, Les Conversations propone incontri dedicati agli artisti e alle questioni che attraversano le pratiche dell’immagine contemporanea. In collaborazione con partner editoriali e culturali come Artforum, Mousse, Madame Figaro, France Culture e NOWNESS, il programma crea uno spazio di confronto tra artisti, curatori e professionisti del settore. Non si tratta soltanto di accompagnare le opere con spiegazioni, ma di aprire prospettive sui cambiamenti del linguaggio visivo, sulle tecnologie e sui modi in cui le immagini costruiscono la nostra esperienza del mondo. La parola si affianca così alla visione, offrendo al pubblico strumenti per comprendere ricerche che spesso si sviluppano al confine tra fotografia, cinema, scultura e performance.
Prix Cultish x OFFSCREEN, un riconoscimento alla ricerca contemporanea
Prosegue anche la collaborazione con Cultish, il laboratorio culturale di Publicis Luxe, attraverso il Prix Cultish x OFFSCREEN. Il premio, giunto a una nuova edizione nel 2026, distingue una delle proposte artistiche presentate durante la manifestazione, sulla base della valutazione di una giuria composta da professionisti creativi ed esperti di arti visive di Publicis Luxe. L’iniziativa nasce dalla convergenza tra l’interesse per le nuove forme di espressione e l’attenzione alle pratiche che trasformano il linguaggio dell’immagine. In un panorama in cui fotografia, video e installazione dialogano sempre più frequentemente, il riconoscimento intende valorizzare le ricerche capaci di aprire nuove prospettive visive e culturali, mettendo in relazione artisti, istituzioni e pubblico.
Akari Takenobu e il Prix Dior per i giovani talenti
Per il terzo anno consecutivo, OFFSCREEN ospita il lavoro della vincitrice del Prix Dior de la Photographie et des Arts Visuels pour Jeunes Talents. L’edizione 2026 presenta Akari Takenobu, artista giapponese che esplora il confine tra visibile e invisibile, presenza fisica e dimensione immateriale. Nel progetto Threshold, il corpo diventa materia di sperimentazione: le fotografie vengono frammentate e ricomposte in nuove silhouette, attraverso un processo che l’artista descrive come una sorta di «morte simulata». Fotografia, collage e installazione si intrecciano in una ricerca ispirata anche a esperienze infantili percepite come paranormali. Attualmente iscritta a un master presso l’Università delle Arti di Tokyo, Takenobu indaga inoltre le immagini generate dal rumore infrarosso, cercando forme là dove la percezione umana incontra i propri limiti.
Una fiera che sostiene il luogo che la accoglie
OFFSCREEN sperimenta anche nuove modalità di incontro tra arte, design e gastronomia. Per la prima volta, la manifestazione collabora con Table Nexus by Diorama per organizzare due cene nella cappella, concepite come esperienze immersive e temporanee. Ma l’attenzione al luogo si traduce soprattutto in un impegno concreto: il ricavato dei biglietti contribuisce al restauro della Chapelle Saint-Louis de la Salpêtrière e al sostegno della sua programmazione culturale. Il biglietto intero costa 12 euro e consente inoltre l’accesso gratuito alla Fondation Cartier e alla Bourse de Commerce – Pinault Collection. In questo modo, OFFSCREEN prova a tenere insieme ricerca artistica, apertura al pubblico e responsabilità verso il patrimonio storico, confermando una vocazione che va oltre il mercato.
OFFSCREEN, un’altra idea di fiera
Nata dall’esperienza del direttore Julien Frydman, già impegnato nel mondo della fotografia e delle istituzioni artistiche, OFFSCREEN risponde a un’esigenza precisa: riconoscere il ruolo sempre più fluido dell’immagine nella pratica contemporanea. Fotografia, cinema, video, performance e scultura non sono compartimenti separati, ma strumenti che gli artisti combinano liberamente. La manifestazione costruisce intorno a questa intuizione un modello di fiera a misura d’uomo, nel quale la qualità delle proposte e il dialogo con l’architettura contano quanto la loro dimensione commerciale. La Salpêtrière diventa così un osservatorio sulle trasformazioni del linguaggio visivo: un luogo dove fermarsi, guardare più a lungo e scoprire che un’immagine può essere molto più di ciò che appare.







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