Menart Fair 2026 a Parigi: l’arte MENA e il significato di casa

Tempo stimato per la lettura: 5,4 minuti
Dove siamo davvero a casa? In un territorio, nella lingua che parliamo, nei ricordi che ci portiamo dietro o nelle persone che incontriamo lungo il cammino? Per la settima edizione di Menart Fair, la domanda diventa il filo conduttore di una riflessione sull’identità e sull’appartenenza, attraverso le opere di artisti del Medio Oriente, del Nord Africa e delle loro diaspore. La fiera torna a Parigi, dal 23 al 25 ottobree 2026, con il tema Where is home?, interrogando un concetto che, nell’epoca delle migrazioni, delle fratture geopolitiche e delle identità plurali, non può più essere ricondotto a un indirizzo o a un’origine immutabile.
Tra memoria, esilio e identità in trasformazione
Nelle opere presentate, la casa smette di essere un semplice luogo fisico per diventare uno spazio interiore, attraversato da assenze, stratificazioni culturali e desideri di appartenenza. Il corpo, la lingua, la fede, il territorio e la trasmissione della memoria diventano strumenti per raccontare esperienze individuali che risuonano in una dimensione collettiva. Gli artisti restituiscono così identità in continuo movimento, modellate dall’esilio, dagli incontri e dalla necessità di reinventare il proprio rapporto con le origini.
È una ricerca che trova particolare intensità nelle scene artistiche del Medio Oriente e del Nord Africa, dove la storia personale si intreccia spesso con quella politica e sociale. La casa non coincide necessariamente con il luogo da cui si proviene, né con quello in cui si desidera tornare: può essere una presenza frammentaria, una nostalgia, una costruzione immaginaria. O persino una condizione impossibile da stabilizzare.
Dalla Beirut di Randa Mirza ai ritorni impossibili di Abd Kasha
Tra le opere che accompagnano questa riflessione figura Beirut is back and it’s beautiful, parte del progetto Beirutopia realizzato da Randa Mirza nel 2016 (foto 3). Il riferimento alla capitale libanese apre una riflessione sul rapporto tra immaginario urbano, rappresentazione e identità collettiva, in una città in cui la memoria e le trasformazioni del presente si sovrappongono continuamente.
Di segno diverso, ma ugualmente evocativo, è The way back is closed (I), dipinto realizzato nel 2025 da Abd Kasha (foto 1). Già nel titolo, l’idea di un ritorno sbarrato suggerisce la tensione tra origine e distanza, tra il desiderio di ritrovare un luogo familiare e la consapevolezza che il passato non sia sempre accessibile. Due approcci che restituiscono la complessità di un tema nel quale l’esperienza privata diventa materia artistica e la geografia si trasforma in questione esistenziale.
La Project Room punta sulla scena artistica algerina
Tra le novità dell’edizione 2026, la Project Room è interamente dedicata alla creazione contemporanea algerina, con la curatela di Wassyla Tamzali, avvocata, scrittrice e storica figura del femminismo mediterraneo. Il suo percorso, segnato dall’impegno per i diritti delle donne e dalla riflessione sui rapporti tra cultura, politica e società, offre una prospettiva particolarmente significativa per leggere una scena artistica attraversata da questioni di memoria, libertà e identità.
Nel 2015, Tamzali ha fondato ad Algeri Les Ateliers Sauvages, centro d’arte indipendente dedicato alla creazione contemporanea e alle residenze artistiche. Nato in uno spazio urbano riconvertito, il progetto è diventato un luogo di sperimentazione e confronto per artisti algerini e internazionali. Quasi sessanta creatori hanno sviluppato qui i propri progetti, partecipando a un programma che comprende residenze, mostre, performance e incontri con il pubblico.
La scelta di dedicare uno spazio specifico all’Algeria non è dunque soltanto un omaggio a una scena culturale ricca e diversificata: è anche un’occasione per portare al centro del dibattito parigino pratiche artistiche che meritano maggiore visibilità internazionale.
Menart Fair, una finestra sull’arte del Medio Oriente e del Nord Africa
Fondata nel 2021 da Laure d’Hauteville, Menart Fair è la prima fiera internazionale dedicata esclusivamente all’arte moderna e contemporanea del Medio Oriente e del Nord Africa. La sua ambizione è dare visibilità a una produzione artistica eterogenea, dalle generazioni storiche ai talenti emergenti, attraverso il lavoro delle gallerie e il dialogo con collezionisti, istituzioni e professionisti.
Il progetto si inserisce in un mercato internazionale ancora caratterizzato da forti squilibri geografici nella distribuzione della visibilità e delle opportunità. Le scene MENA, nonostante la ricchezza delle loro ricerche e il crescente interesse di musei e istituzioni, restano spesso meno rappresentate nei circuiti occidentali più consolidati. Menart Fair prova a colmare questa distanza, offrendo una piattaforma di incontro nel cuore di Parigi durante la settimana dell’arte.
Laure d’Hauteville, che lavora tra Francia e Medio Oriente dal 1991, ha sviluppato nel corso della sua carriera numerosi progetti fieristici e curatoriali dedicati alla regione. Con Menart Fair, prosegue un percorso volto a favorire la circolazione degli artisti e a costruire connessioni tra contesti culturali differenti.
Quando la casa non è più un punto sulla mappa
La domanda posta da Menart Fair non riguarda soltanto chi vive tra più paesi o appartiene a culture differenti. Interroga anche il nostro modo di concepire le radici, la memoria e la possibilità di sentirsi parte di una comunità. In un mondo in cui le identità si costruiscono attraverso spostamenti, incontri e fratture, la casa appare sempre meno come un’origine definitiva e sempre più come una relazione da reinventare.
È in questa instabilità che le opere acquistano la loro forza: non offrono risposte rassicuranti, ma rendono visibili le contraddizioni dell’appartenenza, il peso delle assenze e la possibilità di abitare più mondi contemporaneamente. La settima edizione di Menart Fair invita così a guardare all’arte del Medio Oriente e del Nord Africa non come a un territorio culturale separato, ma come a una parte essenziale delle domande che attraversano il presente.
Crediti immagini:
Abd Kasha, The way back is closed (I) , 2025, acrylique sur toile, 150 x 201 cm. Courtesy de Kalim Bechara Art Gallery, (Beyrouth, Liban)
Zena Assi, Humming Birds over my City, 2022, Techniques mixtes sur toile, 160 x 90 cm. Courtesy de la Galerie Tanit (Munich, Allemagne // Beyrouth, Liban)
Randa Mirza, Beirut is back and it’s beautiful , Beirutopia, 2016. Courtesy de l’artiste
Menart Fair 2025 © The Social Medium
Affiche Menart Fair 2026
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Menart Fair 2026 a Parigi: l’arte MENA e il significato di casa
Tempo stimato per la lettura: 16 minuti
Dove siamo davvero a casa? In un territorio, nella lingua che parliamo, nei ricordi che ci portiamo dietro o nelle persone che incontriamo lungo il cammino? Per la settima edizione di Menart Fair, la domanda diventa il filo conduttore di una riflessione sull’identità e sull’appartenenza, attraverso le opere di artisti del Medio Oriente, del Nord Africa e delle loro diaspore. La fiera torna a Parigi, dal 23 al 25 ottobree 2026, con il tema Where is home?, interrogando un concetto che, nell’epoca delle migrazioni, delle fratture geopolitiche e delle identità plurali, non può più essere ricondotto a un indirizzo o a un’origine immutabile.
Tra memoria, esilio e identità in trasformazione
Nelle opere presentate, la casa smette di essere un semplice luogo fisico per diventare uno spazio interiore, attraversato da assenze, stratificazioni culturali e desideri di appartenenza. Il corpo, la lingua, la fede, il territorio e la trasmissione della memoria diventano strumenti per raccontare esperienze individuali che risuonano in una dimensione collettiva. Gli artisti restituiscono così identità in continuo movimento, modellate dall’esilio, dagli incontri e dalla necessità di reinventare il proprio rapporto con le origini.
È una ricerca che trova particolare intensità nelle scene artistiche del Medio Oriente e del Nord Africa, dove la storia personale si intreccia spesso con quella politica e sociale. La casa non coincide necessariamente con il luogo da cui si proviene, né con quello in cui si desidera tornare: può essere una presenza frammentaria, una nostalgia, una costruzione immaginaria. O persino una condizione impossibile da stabilizzare.
Dalla Beirut di Randa Mirza ai ritorni impossibili di Abd Kasha
Tra le opere che accompagnano questa riflessione figura Beirut is back and it’s beautiful, parte del progetto Beirutopia realizzato da Randa Mirza nel 2016 (foto 3). Il riferimento alla capitale libanese apre una riflessione sul rapporto tra immaginario urbano, rappresentazione e identità collettiva, in una città in cui la memoria e le trasformazioni del presente si sovrappongono continuamente.
Di segno diverso, ma ugualmente evocativo, è The way back is closed (I), dipinto realizzato nel 2025 da Abd Kasha (foto 1). Già nel titolo, l’idea di un ritorno sbarrato suggerisce la tensione tra origine e distanza, tra il desiderio di ritrovare un luogo familiare e la consapevolezza che il passato non sia sempre accessibile. Due approcci che restituiscono la complessità di un tema nel quale l’esperienza privata diventa materia artistica e la geografia si trasforma in questione esistenziale.
La Project Room punta sulla scena artistica algerina
Tra le novità dell’edizione 2026, la Project Room è interamente dedicata alla creazione contemporanea algerina, con la curatela di Wassyla Tamzali, avvocata, scrittrice e storica figura del femminismo mediterraneo. Il suo percorso, segnato dall’impegno per i diritti delle donne e dalla riflessione sui rapporti tra cultura, politica e società, offre una prospettiva particolarmente significativa per leggere una scena artistica attraversata da questioni di memoria, libertà e identità.
Nel 2015, Tamzali ha fondato ad Algeri Les Ateliers Sauvages, centro d’arte indipendente dedicato alla creazione contemporanea e alle residenze artistiche. Nato in uno spazio urbano riconvertito, il progetto è diventato un luogo di sperimentazione e confronto per artisti algerini e internazionali. Quasi sessanta creatori hanno sviluppato qui i propri progetti, partecipando a un programma che comprende residenze, mostre, performance e incontri con il pubblico.
La scelta di dedicare uno spazio specifico all’Algeria non è dunque soltanto un omaggio a una scena culturale ricca e diversificata: è anche un’occasione per portare al centro del dibattito parigino pratiche artistiche che meritano maggiore visibilità internazionale.
Menart Fair, una finestra sull’arte del Medio Oriente e del Nord Africa
Fondata nel 2021 da Laure d’Hauteville, Menart Fair è la prima fiera internazionale dedicata esclusivamente all’arte moderna e contemporanea del Medio Oriente e del Nord Africa. La sua ambizione è dare visibilità a una produzione artistica eterogenea, dalle generazioni storiche ai talenti emergenti, attraverso il lavoro delle gallerie e il dialogo con collezionisti, istituzioni e professionisti.
Il progetto si inserisce in un mercato internazionale ancora caratterizzato da forti squilibri geografici nella distribuzione della visibilità e delle opportunità. Le scene MENA, nonostante la ricchezza delle loro ricerche e il crescente interesse di musei e istituzioni, restano spesso meno rappresentate nei circuiti occidentali più consolidati. Menart Fair prova a colmare questa distanza, offrendo una piattaforma di incontro nel cuore di Parigi durante la settimana dell’arte.
Laure d’Hauteville, che lavora tra Francia e Medio Oriente dal 1991, ha sviluppato nel corso della sua carriera numerosi progetti fieristici e curatoriali dedicati alla regione. Con Menart Fair, prosegue un percorso volto a favorire la circolazione degli artisti e a costruire connessioni tra contesti culturali differenti.
Quando la casa non è più un punto sulla mappa
La domanda posta da Menart Fair non riguarda soltanto chi vive tra più paesi o appartiene a culture differenti. Interroga anche il nostro modo di concepire le radici, la memoria e la possibilità di sentirsi parte di una comunità. In un mondo in cui le identità si costruiscono attraverso spostamenti, incontri e fratture, la casa appare sempre meno come un’origine definitiva e sempre più come una relazione da reinventare.
È in questa instabilità che le opere acquistano la loro forza: non offrono risposte rassicuranti, ma rendono visibili le contraddizioni dell’appartenenza, il peso delle assenze e la possibilità di abitare più mondi contemporaneamente. La settima edizione di Menart Fair invita così a guardare all’arte del Medio Oriente e del Nord Africa non come a un territorio culturale separato, ma come a una parte essenziale delle domande che attraversano il presente.
Crediti immagini:
Abd Kasha, The way back is closed (I) , 2025, acrylique sur toile, 150 x 201 cm. Courtesy de Kalim Bechara Art Gallery, (Beyrouth, Liban)
Zena Assi, Humming Birds over my City, 2022, Techniques mixtes sur toile, 160 x 90 cm. Courtesy de la Galerie Tanit (Munich, Allemagne // Beyrouth, Liban)
Randa Mirza, Beirut is back and it’s beautiful , Beirutopia, 2016. Courtesy de l’artiste
Menart Fair 2025 © The Social Medium
Affiche Menart Fair 2026








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