Edgar Allan Poe, maestro delle tenebre

About the Author: Redazione ViviCreativo

Published On: 29 Ottobre 2015

Tempo stimato per la lettura: 4,1 minuti

Essere sepolti vivi è senza dubbio, il più terribile tra gli orrori estremi che siano mai toccati in sorte ai semplici mortali. Che sia avvenuto spesso, spessissimo, nessun essere pensante vorrà negarlo. I limiti che dividono la Vita dalla Morte sono, nella migliore delle ipotesi, vaghi e confusi. Chi può dire dove finisca l’una e cominci l’altra?

La sepoltura prematura (1844)

Se penso ad Halloween, oltre alle zucche dal ghigno maligno mi vengono in mente i racconti dell’orrore, i libri che ti rapiscono, ti fanno venire i brividi e trattenere il fiato. Impossibile allora non rispolverare le storie di uno dei capisaldi della letteratura americana, il maestro delle tenebre, Edgar Allan Poe.             Precursore del racconto poliziesco, della letteratura dell’orrore e del giallo psicologico, è considerato anche uno dei rappresentanti maggiori del racconto gotico.   Per Poe la forma ideale della letteratura è il racconto breve. Come non citare una delle sue raccolte più importanti: i Racconti del terrore pubblicati nel 1845. Storie ipnotiche, che catturano mente e anima del lettore. Tra segrete di castelli, cadaveri putridi, tombe e torture, la paura dell’uomo prende forma in tutti i sui aspetti, da quella più immediata che ti paralizza, a quella più insita ed  inconscia, che ti cattura lentamente.

Tales of Terror di Roger Corman

Tales of Terror di Roger Corman

Poe, maestro di una scrittura mistica, esteta della poesia pura e della lirica, ritrae le mille facce della psiche e delle angosce umane più profonde. Storie e paure tipiche del passato, ma allo stesso tempo contemporanee. Scritti ormai più di 150 anni fa, questi racconti ispirarono autori del giallo come Arthur Conan Doyle, padre di Sherlock Holmes e registi del macabro come Roger Corman. I suoi scritti hanno la capacità di affascinare, generazione dopo generazione sia i lettori più esigenti e sofisticati che i neofiti del genere. I racconti, anche se brevi, sono colmi di intensità, di attenzione dei particolari e cura dei personaggi. Fra quelli maggiormente apprezzati dai lettori citiamo Il pozzo e il pendolo (1842).

Ero stomacato… stomacato a morte da quella lenta agonia, e quando alla fine mi slegarono e mi permisero di sedere, ebbi l’impressione che i sensi mi abbandonassero. La sentenza, la temuta sentenza di morte, era stata l’ultima percezione distinta a raggiungere le mie orecchie. Subito dopo, il suono delle voci degli inquisitori mi pervenne come sommerso in un confuso sognante indefinito brusio. Questo suono vago portava al mio spirito un’idea di circonvoluzione, forse per associazione fantastica con il ronzare di una macina da mulino”

Qui Poe descrive con maestria l’ansia del protagonista, un prigioniero condannato per le sue idee illuministe, in attesa della sua morte, una morte lenta come lento è il fluire del racconto. Intensità al racconto viene data non solo dall’oscillazione del pendolo che pian piano finirà per squarciare il condannato, ma anche dalla scelta ben precisa di raccontare tutto in prima persona, come se noi fossimo lì, se noi fossimo lui.

Ne Il gatto nero (1843), un altro dei suoi racconti più celebri, seguiamo il crescendo della follia del protagonista, anch’egli condannato a morte, a causa del suo gatto Plutone.

Per il più folle e insieme più semplice racconto che mi accingo a scrivere, non mi aspetto né sollecito credito alcuno. Sarei matto ad aspettarmelo in un caso in cui i miei stessi sensi respingono quanto hanno direttamente sperimentato. Matto non sono e certamente non sto sognando, ma domani morirò e oggi voglio liberarmi l’anima. Il mio scopo immediato è quello di esporre al mondo pianamente e succintamente una serie di semplici eventi domestici, senza commentarli.

Alphonse Legros - The black cat

Alphonse Legros – The black cat

 

Edgar Allan Poe, fu uno scrittore tormentato dal vuoto e dalle incomprensioni di una società ostile e restia all’innovazione. È considerato  il primo scrittore alienato d’America, perso in una cultura ancora in formazione. Quale periodo migliore di questo, per ricordarlo ed onorarlo.

di Donatella Lepore

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La sepoltura prematura (1844)

Se penso ad Halloween, oltre alle zucche dal ghigno maligno mi vengono in mente i racconti dell’orrore, i libri che ti rapiscono, ti fanno venire i brividi e trattenere il fiato. Impossibile allora non rispolverare le storie di uno dei capisaldi della letteratura americana, il maestro delle tenebre, Edgar Allan Poe.             Precursore del racconto poliziesco, della letteratura dell’orrore e del giallo psicologico, è considerato anche uno dei rappresentanti maggiori del racconto gotico.   Per Poe la forma ideale della letteratura è il racconto breve. Come non citare una delle sue raccolte più importanti: i Racconti del terrore pubblicati nel 1845. Storie ipnotiche, che catturano mente e anima del lettore. Tra segrete di castelli, cadaveri putridi, tombe e torture, la paura dell’uomo prende forma in tutti i sui aspetti, da quella più immediata che ti paralizza, a quella più insita ed  inconscia, che ti cattura lentamente.

Tales of Terror di Roger Corman

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Poe, maestro di una scrittura mistica, esteta della poesia pura e della lirica, ritrae le mille facce della psiche e delle angosce umane più profonde. Storie e paure tipiche del passato, ma allo stesso tempo contemporanee. Scritti ormai più di 150 anni fa, questi racconti ispirarono autori del giallo come Arthur Conan Doyle, padre di Sherlock Holmes e registi del macabro come Roger Corman. I suoi scritti hanno la capacità di affascinare, generazione dopo generazione sia i lettori più esigenti e sofisticati che i neofiti del genere. I racconti, anche se brevi, sono colmi di intensità, di attenzione dei particolari e cura dei personaggi. Fra quelli maggiormente apprezzati dai lettori citiamo Il pozzo e il pendolo (1842).

Ero stomacato… stomacato a morte da quella lenta agonia, e quando alla fine mi slegarono e mi permisero di sedere, ebbi l’impressione che i sensi mi abbandonassero. La sentenza, la temuta sentenza di morte, era stata l’ultima percezione distinta a raggiungere le mie orecchie. Subito dopo, il suono delle voci degli inquisitori mi pervenne come sommerso in un confuso sognante indefinito brusio. Questo suono vago portava al mio spirito un’idea di circonvoluzione, forse per associazione fantastica con il ronzare di una macina da mulino”

Qui Poe descrive con maestria l’ansia del protagonista, un prigioniero condannato per le sue idee illuministe, in attesa della sua morte, una morte lenta come lento è il fluire del racconto. Intensità al racconto viene data non solo dall’oscillazione del pendolo che pian piano finirà per squarciare il condannato, ma anche dalla scelta ben precisa di raccontare tutto in prima persona, come se noi fossimo lì, se noi fossimo lui.

Ne Il gatto nero (1843), un altro dei suoi racconti più celebri, seguiamo il crescendo della follia del protagonista, anch’egli condannato a morte, a causa del suo gatto Plutone.

Per il più folle e insieme più semplice racconto che mi accingo a scrivere, non mi aspetto né sollecito credito alcuno. Sarei matto ad aspettarmelo in un caso in cui i miei stessi sensi respingono quanto hanno direttamente sperimentato. Matto non sono e certamente non sto sognando, ma domani morirò e oggi voglio liberarmi l’anima. Il mio scopo immediato è quello di esporre al mondo pianamente e succintamente una serie di semplici eventi domestici, senza commentarli.

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