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I quadri cinesi e la manipolazione dell’immagine di Thomas Ruff

Cristina Biordi
Scritto da Cristina Biordi

L’immagine di propaganda rappresenta una realtà costruita promuovendola come vera. Affascinato dalla sua estetica e dai potenti mezzi tecnici impiegati per realizzarla in Cina, l’artista e fotografo Thomas Ruff, ha creato la serie Quadri cinesi.

Una selezione di queste opere è esposta e visitabile presso la galleria David Zwirner di Parigi. Quadri di grandi dimensioni, per poter apprezzare meglio il lavoro di manipolazione durante i processi di stampa e la conseguente messa in valore dell’immagine.

Thomas Ruff – nato nel 1958 – si è affermato sulla scena internazionale alla fine degli anni ’80 come membro della Scuola di Düsseldorf, un gruppo di giovani fotografi che ha studiato con Bernd e Hilla Becher alla famosa Kunstakademie Düsseldorf e che si sono fatti conoscere per il loro approccio sperimentale al mezzo e alle sue nuove capacità tecnologiche.

Creando in serie, Ruff ha condotto diverse ricerche sui vari generi fotografici tra cui la ritrattistica, il nudo, il paesaggio e la fotografia d’architettura. Questa sua ricerca globale sulla “grammatica della fotografia”, si sviluppa non solo nell’eterogeneità dei suoi soggetti, ma anche nella grandissima diversità dei mezzi tecnici utilizzati per la produzione delle sue opere, che vanno dall’uso dei vecchi processi alle più avanzate tecnologie digitali.

I Quadri cinesi di Ruff sono nati dall’interesse che nutre da anni per la fotografia di propaganda, che rappresenta una versione ideologicamente orientata della realtà e intrinsecamente in conflitto con la capacità mimetica del mezzo. L’artista ha già esplorato questo divario tra rappresentazione e realtà in alcune serie come Zeitungsfotos (1990-1991) e Plakate (1996-1999), ma in questa amplia il suo campo d’azione per includere simultaneamente analogico e digitale, oltre che gli aspetti culturali e politici.

All’inizio degli anni 2000, Ruff trova un catalogo dedicato a Mao Zedong. Il suo interesse per il padre della Repubblica popolare cinese non è solo come figura politica ma anche come referente culturale, rappresentato inoltre da una serie di artisti occidentali, in particolare da Andy Warhol.

In seguito, Ruff ha acquistato numerose copie della rivista La Chine – la versione francese di un periodico del Partito Comunista Cinese prodotto appositamente per l’Europa e pubblicato in diverse lingue occidentali dalla fine degli anni ‘50 agli anni ‘70 come strumento per promuovere il comunismo.

L’artista, affascinato da anni per questo materiale iconografico, riflette sul paradosso che la Cina incarna: un paese tecnologicamente avanzato ma ideologicamente regressivo. Come risultato di questa riflessione, Ruff ha ideato un modo per raffigurare questa dicotomia attraverso il trattamento delle illustrazioni dei giornali collezionati.

Immagini iconiche, come il ritratto ufficiale di Mao. Il leader cinese è presentato anche in un’altra opera, una foto apparentemente più intima, scattata nel suo jet. Ma nulla era lasciato al caso, ogni oggetto diventava simbolo. In questa serie Thomas Ruff presenta le sfilate militari, i soldati sulle navi, la potenza degli aeri da guerra, accanto alla grazia infinita dei movimenti delle ballerine dell’Opera di Pechino, alla bellezza di un fiore di loto o dei paesaggi dell’immenso paese asiatico.

Ruff ha prodotto una serie di lavori che sono il risultato delle sue indagini sulla natura stessa della fotografia: la sua struttura, i suoi usi, i suoi generi, i suoi significati. L’artista fa parte di quella generazione che è passata dalla fotografia analogica a quella digitale. Questa serie, come le precedenti, mostrano “l’autenticità di una realtà organizzata e manipolata”.

Qualunque sia il processo utilizzato, qualunque sia la manipolazione del referente e l’intervento dell’artista, lo spettatore è di fronte a un’immagine di cui percepisce solo la superficie. Lavorando al computer, l’artista gioca su diversi livelli e, alla fine, tutto si riunisce in un’unica immagine, quella che lui vuole che le persone vedano.

«Per produrre queste opere – spiega, al vernissage dell’esposizione, Justine Durrett, direttrice della galleria parigina – Ruff inizia scansionando le immagini di queste pubblicazioni, ingrandendole notevolmente per rivelare i punti dei mezzitoni, creati dal processo di stampa offset. Quindi duplica l’immagine e converte i mezzitoni offset in una struttura ingrandita di pixel. Quindi posiziona queste nuove immagini come secondo o terzo strato sopra la scansione originale, inseguito rimuove selettivamente alcune parti del secondo o terzo strato. L’immagine risultante presenta quindi sia i mezzitoni della stampa offset “analogica” sia la struttura “digitale” dell’immagine in pixel, utilizzando così le tecniche di stampa del XX° e XXI° secolo».

Ruff da anni ha abbandonato la macchina fotografica, per interessarsi tanto alle immagini preesistenti trovate – oggi soprattutto sul web e sui social network – quanto a produrne di nuove, “originali”. E la domanda su cosa possa essere “originale” o “reale” in un mondo post-digitale inondato da un flusso continuo d’immagini è solo una delle questioni che i suoi lavori hanno sollevato.

Il creautore

Cristina Biordi

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