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La Parigi scomparsa di Eugène Atget

Cristina Biordi
Scritto da Cristina Biordi

I suoi scatti in bianco e nero fanno viaggiare in una Parigi scomparsa, in cui la modernità ne stava trasformando i tratti. I secreti delle persone più umili, la bellezza decrepita di una città in metamorfosi, i cui cittadini diventano dei semplici figuranti fino a confondersi con lo sfondo.

Nella Ville Lumière, la Fondazione Henri Cartier-Bresson ospita la mostra Voir Paris, realizzata in collaborazione con il museo Carnavalet di Parigi, dove sono esposti 150 scatti di Eugène Atget.

Prima marinaio poi attore, Atget si considerava soprattutto un fotografo “commerciale” interessato alla città, dall’architettura più classica ai cortili più sperduti.  Con la sua macchina fotografica, ha immaginato ossessivamente una Parigi segnata dalla storia, offrendo le sue stampe ai pittori o alle biblioteche.

Esploratore delle periferie, Atget cattura le sue immagini all’alba, alla ricerca degli angoli più suggestivi e nascosti. La città non ha segreti per lui, archeologo, etnologo, uomo minuto e discreto, con sempre in spalla la sua enorme macchina fotografica. Impegnato a “raccogliere” gli ultimi segni della vecchia Parigi per quasi quarant’anni, dal 1888 al 1927, documentandone il passaggio dal XIX° al XX° secolo, collezionando un immenso tesoro costituito da centinaia di placche fotografiche.

Artigiano, non ha mai inseguito il successo, anche quando questo gli ha bussato alla porta. Ammirato dai surrealisti del gruppo di André Breton e da Man Ray, la sua notorietà è postuma, grazie all’opera di critici e fotografi. Tra quest’ultimi, Henri Cartier-Bresson, che cercò di imitarlo nei suoi primi scatti, o Berenice Abbott, anch’essa fotografa, che acquistò grand parte della sua collezione, oggi costudita presso il Museo d’arte moderna di New York. Inoltre, Abbott riuscì a realizzare un paio di ritratti del fotografo parigino, esposti in questa mostra.

Al di là del loro carattere documentaristico, le immagini di Eugène Atget testimoniano una profonda sensibilità estetica. Si nota la sua evoluzione e attenzione alla luce e agli effetti atmosferici. Il suo culto delle prospettive e del dettaglio, anche se i soggetti sono modesti, contrariamente al trionfante pittoricismo del tempo, risulta singolarmente moderno e lascia fiorire questa nozione di piacere. Non è a caso, anche se può sembrare un paradosso che viene considerato il padre della fotografia moderna, proprio colui che ha immortalato nel modo più tradizionale la vita di una città.

Il creautore

Cristina Biordi

Cristina Biordi

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