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L’artista Mrfijodor mette al rogo l’emblema del Nazismo

Cristina Biordi
Scritto da Cristina Biordi

Il Nazismo incendiò la cultura dando fuoco ai libri, fonte e simbolo della conoscenza, della memoria e strumento di libertà. Oggi è l’artista Mrfijodor, con il suo ultimo murale Logo al Rogo, a bruciare il marchio nazista.

L’opera, realizzata al Bunker H di Bolzano per la manifestazione Bunker Walls – Street Art Inside the Cave, è stata inaugurata il 12 settembre e si inserisce all’interno della mostra Mythos. Dieci impressioni, organizzata dalla Cooperativa Talia e da MurArte Bolzano.

Logo al Rogo nasce dal tema “memoria e oblio”, in relazione al mito di Mnemosine e Lete. La memoria consente l’acquisizione, l’archiviazione e il recupero delle informazioni. L’oblio sembra essere il nemico della memoria, rafforzato dal passare del tempo. Tuttavia, “memoria e oblio” non sono due funzioni antagoniste, anzi rappresentano un elemento imprescindibile della storia dell’umanità e costituiscono un campo unificato perché è nella dialettica degli opposti che si genera un nuovo equilibrio.

Ponderare ciò che si può lasciare scorrere nel fiume dell’oblio e quello che si deve assolutamente conservare come monito, affinché non si riproduca mai più, come le atrocità dei campi di concentramento della Seconda Guerra Mondiale.

L’obiettivo diLogo al Rogo – tecnicamente realizzato a pennello e spray – è proprio quello di ricordare ciò che è successo per non dimenticare. Da qui la scelta di rappresentare una svastica: simbolo nazista in luogo nazista. Infatti, il bunker è stato uno dei rifugi antiaerei dell’esercito tedesco, costruito tra il 1943-44: 7000 metri quadrati di tunnel e labirinti, scavati nel porfido, sono oggi luogo di memoria e promemoria, cronaca e ammonimento.

Logo al Rogo è messaggio rivolto alle vittime che non riescono a scordare e che testimoniano affinché nessuno dimentichi il trattamento disumanizzante che hanno vissuto. L’altro per i carnefici affinché sappiano che i loro atti non saranno “lavati” con trascorrere del tempo, ma che tutte le generazioni future sapranno quello che hanno commesso. Ma proprio perché le conseguenze di quest’ideologia sono scolpite nella memoria, affinché non ritorni, è necessario che scompaia nelle tenebre dell’oblio.

L’arte si fonde con la “Storia”: gli elementi compositivi diventano prove e testimonianze di denuncia. Alla fedeltà cromatica rispetto alla bandiera nazista si contrappone la provocazione dell’opera, in parte ispirata al Guernica di Picasso: il rosso – colore del sangue ma anche dell’amore e della passione – è il caos, la guerra raffigurata dalle armi, carro armati, missili e bombe; il bianco fa da sfondo alla forza della svastica nera in cui si riconoscono occhiali, scarpe, denti, protesi di mani e piedi, tutti quegli “oggetti personali” di cui venivano privati i deportati.

Inoltre, Logo al Rogo è un avvertimento, un segnale sulla contemporaneità. Alcuni discorsi e atteggiamenti di attuali sovranisti creano e alimentano di continuo violenze inutili, nate dalla manipolazione della quotidianità: simboli, concetti, promesse e gesti volutamente ripetuti di cui questi “potenti” ne fanno il loro leitmotiv per conquistare e assoggettare più o meno indirettamente i popoli.

Il creautore

Cristina Biordi

Cristina Biordi

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