L’Escargot Forêt. Arte urbana e Natura racchiuse in una chiocciola

About the Author: Cristina Biordi

Published On: 2 Settembre 2019

Tempo stimato per la lettura: 3,1 minuti

L’Escargot Forêt. Una chiocciola gigante che porta la sua foresta, lunga 35 metri e con un guscio alto 9 metri, è la prima scultura collettiva di arte urbana itinerante, visitabile a Parigi fino al 10 settembre 2019. Costruita in legno, metallo, gomma e diversi materiali di reimpiego, l’animale costudisce al suo interno una foresta di opere d’arte.

22 artisti di strada sono stati chiamati a partecipare a quest’iniziativa mettendo il loro talento a profitto di un’esposizione nomade dal chiaro messaggio ecologico. Le opere, come gli alberi e le piante in una foresta, comunicano tra loro, si lanciano dei segnali in codice, dei rimandi sotterranei, come un diramarsi di radici che portano nutrimento a questi lavori. Lungo il sentiero sorgono totem, installazioni, abitazioni magiche, alberi e animali. Le strutture dialogano e s’intracciano l’una con l’altra, disegnando i contorni di un piccolo mondo poetico e inseparabile.

Un mondo fatto di souvenir personali e di rimandi letterari come Prima ero piccola, di Iza Zaro, un albero casa, ispirato ad Alice nel paese delle meraviglie, per catturare lo spettatore nell’universo destrutturato dell’artista, attraverso degli oggetti personali, che saturano lo spazio, in una sorta di “horror vacui”. O ancora, Il Piccolo principe e la rosa di Djalouz, un grido contro la surconsumazione e la obsolescenza programmata, che causano un eccessivo spreco di prodotti tecnologici che dopo poco vanno a incrementare le discariche, rappresentate da una cupola blu in cui sembrano nuotare dei pesci di plastica. In una fostesta vivono gli animali, altri protagonisti di questa maxi installazione collettiva, come il panda gigante realizzato dal duo Doudoustyle e Shou, Pandala dream. Un peloche enorme, una grande poltrona sulla quale ci si vorrebbe sedere, in una sorta di abbraccio con l’orso dalla forza tranquilla, simbolo della lotta per la difesa degli animali, o Le giraffe de la foresta chiocciola di Mosko, che fedele al suo universo artistico da sempre rappresentante gli animali, realizza delle giraffe simili a dei giochi d’infanzia, utilizzando delle bombolette spray, conservate per anni dopo averle utilizzate per i suoi lavori urbani. Un vero spirito di reciclo, riutilizzo e trasformazione-valorizzazione di un oggetto: un inno all’economia circolare.

All’esterno, la chiocciola è ornata da una corona d’oro, la coda vestita da Evazésir e il guscio dipinto da Beerens. Con la sua testa illuminata dai fari delle macchine, il visitatore entra “nella selva oscura” dove si trovano inoltre un gigantesco totem di Nosbé simile a un animale, la morbidezza di una sospensione luminosa degli origami di Mademoiselle Maurice, ispirati alle piante “physalis” o lanterne cinesi, e una Madre Natura immaginata da Vinie.

All’origine di quest’idea, l’associazione Inzouk e Hadrien Bernard, alias Anis, ideatrice della mostra di arte urbana La riserva Malakoff, nel 2016, che aveva ricevuto oltre 50.000 visitatori. A loro, per questo progetto La Forêt Escargot (in francese), si unisce, nel 2018, Marie Ségura.

Totalmente smontabili, le installazioni e la struttura del gasteropodo sono pensate per spostarsi da una città all’altra. Dopo Parigi, sarà la volta di Malakoff, da gennaio ad aprile 2020.

Osservando questa foresta, nata dagli scarti del consumo urbano, i visitatori, adulti e bambini, potranno capire che il futuro dei nostri rifiuti puó essere diverso da quello di un cassonnetto, che il bello non è sinonimo di nuovo, e quindi riconsiderare gli oggetti alla fine della vita che sono intorno a loro, come risorse, e non più così semplici rifiuti.

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About the Author: Cristina Biordi

Tempo stimato per la lettura: 9 minuti

L’Escargot Forêt. Una chiocciola gigante che porta la sua foresta, lunga 35 metri e con un guscio alto 9 metri, è la prima scultura collettiva di arte urbana itinerante, visitabile a Parigi fino al 10 settembre 2019. Costruita in legno, metallo, gomma e diversi materiali di reimpiego, l’animale costudisce al suo interno una foresta di opere d’arte.

22 artisti di strada sono stati chiamati a partecipare a quest’iniziativa mettendo il loro talento a profitto di un’esposizione nomade dal chiaro messaggio ecologico. Le opere, come gli alberi e le piante in una foresta, comunicano tra loro, si lanciano dei segnali in codice, dei rimandi sotterranei, come un diramarsi di radici che portano nutrimento a questi lavori. Lungo il sentiero sorgono totem, installazioni, abitazioni magiche, alberi e animali. Le strutture dialogano e s’intracciano l’una con l’altra, disegnando i contorni di un piccolo mondo poetico e inseparabile.

Un mondo fatto di souvenir personali e di rimandi letterari come Prima ero piccola, di Iza Zaro, un albero casa, ispirato ad Alice nel paese delle meraviglie, per catturare lo spettatore nell’universo destrutturato dell’artista, attraverso degli oggetti personali, che saturano lo spazio, in una sorta di “horror vacui”. O ancora, Il Piccolo principe e la rosa di Djalouz, un grido contro la surconsumazione e la obsolescenza programmata, che causano un eccessivo spreco di prodotti tecnologici che dopo poco vanno a incrementare le discariche, rappresentate da una cupola blu in cui sembrano nuotare dei pesci di plastica. In una fostesta vivono gli animali, altri protagonisti di questa maxi installazione collettiva, come il panda gigante realizzato dal duo Doudoustyle e Shou, Pandala dream. Un peloche enorme, una grande poltrona sulla quale ci si vorrebbe sedere, in una sorta di abbraccio con l’orso dalla forza tranquilla, simbolo della lotta per la difesa degli animali, o Le giraffe de la foresta chiocciola di Mosko, che fedele al suo universo artistico da sempre rappresentante gli animali, realizza delle giraffe simili a dei giochi d’infanzia, utilizzando delle bombolette spray, conservate per anni dopo averle utilizzate per i suoi lavori urbani. Un vero spirito di reciclo, riutilizzo e trasformazione-valorizzazione di un oggetto: un inno all’economia circolare.

All’esterno, la chiocciola è ornata da una corona d’oro, la coda vestita da Evazésir e il guscio dipinto da Beerens. Con la sua testa illuminata dai fari delle macchine, il visitatore entra “nella selva oscura” dove si trovano inoltre un gigantesco totem di Nosbé simile a un animale, la morbidezza di una sospensione luminosa degli origami di Mademoiselle Maurice, ispirati alle piante “physalis” o lanterne cinesi, e una Madre Natura immaginata da Vinie.

All’origine di quest’idea, l’associazione Inzouk e Hadrien Bernard, alias Anis, ideatrice della mostra di arte urbana La riserva Malakoff, nel 2016, che aveva ricevuto oltre 50.000 visitatori. A loro, per questo progetto La Forêt Escargot (in francese), si unisce, nel 2018, Marie Ségura.

Totalmente smontabili, le installazioni e la struttura del gasteropodo sono pensate per spostarsi da una città all’altra. Dopo Parigi, sarà la volta di Malakoff, da gennaio ad aprile 2020.

Osservando questa foresta, nata dagli scarti del consumo urbano, i visitatori, adulti e bambini, potranno capire che il futuro dei nostri rifiuti puó essere diverso da quello di un cassonnetto, che il bello non è sinonimo di nuovo, e quindi riconsiderare gli oggetti alla fine della vita che sono intorno a loro, come risorse, e non più così semplici rifiuti.

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