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The Maze Runner. Distopia e verità

Distopia. Secondo la definizione più comune una “società indesiderabile sotto tutti i punti di vista”. Se sfogliamo le pagine di un libro del genere, a partire dal celebre 1984 di George Orwell, veniamo catapultati in scenari cupi, post apocalittici e ansiogeni, dove l’unica cosa che conta davvero è sopravvivere agli altri e anche a se stessi. Sarà per questo che, in un momento di crisi profonda come quello di oggi, il genere stia rinascendo a nuova vita.

James Dashner padre della trilogia, The Maze Runner, è diventato in poco tempo uno degli autori distopici più amati.

Il libro si apre con Thomas, uno dei protagonisti, che, completamente privato della sua memoria, viene catapultato in un mondo a lui sconosciuto. Si ritrova, insieme ad altri ragazzi, in un enorme spazio, chiamato la Radura, delimitato da altissime mura di pietra. Nessuno di loro ricorda come mai siano finiti in quel luogo. L’unica certezza che hanno è che, ogni mattina, quelle mura si aprono su un enorme Labirinto. I Radurai, con il passare del tempo, riescono ad organizzare una società disciplinata. Tutto degenera, però, quando, poco dopo l’arrivo di Thomas, giunge nella Radura la prima ragazza del gruppo. Porta con sé un messaggio che presto costringerà i ragazzi a prendere una decisione: rimanere o tentare la fuga.

Ritmo serrato. Caratterizzazione dei personaggi perfetta. Descrizioni dettagliate. Ambientazione originale ma al tempo stesso epica. Tutto questo caratterizza il primo episodio della trilogia, Il Labirinto. Restiamo incollati alle pagine, come i protagonisti siamo obbligati a non prendere fiato mai.

Dashner compie una magia. Qualcosa che non tutti gli scrittori sono in grado di fare: portare il lettore sulla scena. Ed è il caos. Sempre in movimento, senza pace, continuamente gettati nell’arena, sfidati, sconfitti, vittoriosi. Uscire dal labirinto, questo è il compito affidato ai Radurai. Uscire da un labirinto che cambia ogni notte, popolato da orrende creature pronte a saziarsi della carne dei protagonisti, ragazzini armati solo di pale e filo spinato. Non c’è spazio per i sentimentalismi. È tutta questione di logica.

Newt guardò la finestra con aria assente. «Ora sai cosa cacchio striscia in giro per il Labirinto, amico. Ora sai che non c’è da scherzare. Sei stato mandato nella Radura, Fagio, e ci aspettiamo che tu sopravviva e che ci aiuti a fare ciò che ci hanno mandato a fare.» 

«E che sarebbe?» chiese Thomas, anche se aveva paura della risposta che avrebbe ricevuto. Newt si voltò e lo guardò dritto negli occhi. Ora stava cominciando ad albeggiare e Thomas riusciva a scorgere ogni dettaglio del suo viso, la pelle tesa, le fronte aggrottata. 

«Trova il tuo modo di uscire, Fagio» disse Newt. «Risolvi l’enigma del fottuto Labirinto e trova la tua strada per tornare a casa.»”

Ecco una straordinaria metafora della società in cui i giovani del ventunesimo secolo si trovano a vivere. Ragionare con lucidità, non lasciarsi sopraffare dalle emozioni. Questo può aiutarti a risolvere l’enigma che la vita ti pone davanti. Come nella vita reale, sempre appesi ad un filo ad aspettare cosa accadrà il giorno seguente, la penna di James Dashner riesce a far calzare la paura per il futuro alla situazione disperata dei Radurai. Ci lascia con il fiato sospeso, a domandarci quale sarà il destino di questi ragazzi, costretti ad affrontare prove molto più grandi di loro.

Ma siamo già pronti a proiettarci nel capitolo successivo di questa straordinaria, terribile avventura.

 

Greta Cipriano

Il creautore

Redazione Vivicreativo

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