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Alberto Giacometti / Douglas Gordon “The morning after”, l’esposizione indagine a Parigi

Cristina Biordi
Scritto da Cristina Biordi

È stato Douglas Gordon con una statuina nella biblioteca dell’Istituto Alberto Giacometti. Il caso si chiude con un’esposizione per la quale l’artista scozzese ha realizzato una serie di opere ad hoc e in situ in relazione alle sculture e ai disegni dell’artista svizzero. The morning after (Il mattino dopo) è il titolo di questa mostra in corso all’Istituto Alberto Giacometti di Parigi, fino al 12 giugno 2022.

Douglas Gordon utilizza video, disegno, scultura e installazione. Il suo lavoro sulla distorsione del tempo e la tensione tra forze opposte fa eco alle domande di Alberto Giacometti sulla condizione umana. Utilizzando le specificità dello spazio dell’Istituto, l’artista immagina un dialogo tra la sua opera e quella di Giacometti.

Un gioco di mani

Come in una ricostruzione della scientifica, le mani dell’artista scozzese riproducono i gesti dello scultore svizzero attraverso lo studio di una serie di fotografie, scattate nell’atelier di Giacometti, quasi a identificarsi con lui. Le mani e le braccia di Gordon – in gesso, cera o poliuretano – tengono delicatamente i capolavori dello scultore, le mostrano. Queste diventano “prove”, “corpo del reato”, come indicano i titoli delle opere presentate, in una messa in scena che sembra un insieme d’indizi disseminati, che il pubblico deve cogliere per comprendere meglio l’opera di Giacometti.

Affinità elettive

Anche se Douglas Gordon nasce nel 1966 a Glasgow, in Scozia, nello stesso anno in cui Alberto Giacometti muore, i due hanno diversi punti in comune. Entrambi possiedono un interesse per le storie criminali. In diverse occasioni, Gordon ha attinto dal film noir americano del dopoguerra la materia prima dei suoi video. Quasi contemporaneamente all’età d’oro di questo genere cinematografico, in Francia, la casa editrice Gallimard, lanciò la serie di romanzi noir di cui sono stati trovati più di 60 volumi nello studio di Giacometti dopo la sua morte.

Assiduo lettore di polizieschi, lo scultore, vero disegnatore compulsivo, nelle pagine di questi libri ha raffigurato dei ritratti, quasi fossero degli identikit, fatti a memoria di suo fratello Diego, divenuti emblematici della sua produzione degli anni 1950-1960, e che vengono esposti per la prima volta.

Le tensioni degli opposti

Inoltre, Gordon e Giacometti condividono la tensione tra creazione e distruzione, e il desiderio d’ancorare il loro lavoro al loro tempo, pur operando una revisione della scultura classica, percorrendo quasi dei sentieri accademici. Ogni artista vive, più o meno, dei momenti di dubbio, d’esitazione, tentativi ed errori che a volte li conducono in direzioni inaspettate. È in questa produzione che segna il momento in cui il celebre artista affronta il dubbio che Gordon sceglie di trovare nelle opere meno monumentali di Giacometti, ma che illustrano, più di altre, questa fragilità della condizione dell’artista di fronte alla creazione.

L’atemporalità dell’artista

Infatti, obiettivo della Fondazione Giacometti, oltre al mantenimento dell’eredità lasciata da uno dei più importanti artisti della modernità, è quello di promuovere il suo lavoro e continuare a scavare in aree più oscure della sua attività e personalità. Un lavoro d’indagine che porta l’istituzione parigina a invitare artisti contemporanei per interagire con le opere della collezione e portare su essa uno sguardo nuovo.

Il creautore

Cristina Biordi

Cristina Biordi

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