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L’Italia discreta di Bernard Plossu e François-Marius Granet

Cristina Biordi
Scritto da Cristina Biordi

Un viaggio in Italia, attraverso due artisti di secoli diversi, animati dallo stesso amore per il Bel Paese. È ciò che propone l’esposizione Italia discreta al Museo Granet di Aix-en-Provence, dal 29 aprile al 28 agosto 2022.
La mostra è dedicata all’opera fotografica dell’artista Bernard Plossu (1945) di cui sono esposte un’ottantina di fotografie, in dialogo con i disegni acquarellati di François-Marius Granet (1775-1849).

Tra neoclassicismo e romanticismo

François-Marius Granet, originario di Aix-en-Provence, ha frequentato Dominique Ingres e Jacques-Louis David a Parigi e ha vissuto a Roma per quasi 30 anni (da 1802-1824 poi nel 1829-1830). Pittore e disegnatore neoclassico, curatore al Museo del Louvre e direttore delle gallerie storiche della Reggia di Versailles, lasciò in eredità al Museo Granet i contenuti del suo atelier, una ricca collezione di dipinti e disegni, e le sue collezioni di opere olandesi e italiane del XVII secolo.

Paesaggi quasi onirici, metafisici

I due artisti condividono gli stessi soggetti: l’interesse per la Città Eterna e l’Italia, per i suoi vicoli carichi di storia, la cultura, la memoria, i paesaggi sospesi nel tempo, urbani o naturali, pieni di solitudine, dove la presenza umana è praticamente assente. Gli effetti di controluce, delle ombre e dei chiaroscuri, l’inquadratura, tutto evoca la forza di questo tema classico che è diventato un archetipo nel corso dei secoli.

Bernard Plossu, Spilimbergo, 2008
Affini nel formato e nel risultato

Bernard Plossu è famoso per le sue foto quasi esclusivamente in bianco e nero. Il fotografo non ama il colore, gli unici scatti che realizza in quadricromia sono poi sviluppati con il processo Fresson, inventato nel 1967. Questo metodo dona alle fotografie un effetto sbiadito, granuloso, morbido e quasi incipriato. Plossu ama i formati piccoli, per far immergere lo spettatore nel suo scatto e costringerlo a portare maggiore attenzione ai particolari.

Come uno sguardo in camera

Infatti, se Granet non ha mai praticato la fotografia, che nel 1849 – anno della sua morte – era ai suoi primi vagiti, ha saputo applicare i suoi codici nelle sue opere. Inoltre, l’artista usava tecnica del lavis, ovvero colorava un disegno con inchiostro di china o con altro colore diluito nell’acqua. L’effetto è simile alla stampa Fresson. Disegnando su dei quaderni, durante i suoi viaggi, le sue opere sono di piccolo formato, in perfetta sintonia con gli scatti di Plossu.

François-Marius Granet, Veduta della Porta San Paolo a Roma, collezione del museo Granet
Tra letteratura e cinema

«Tutto m’interessa dell’Italia» ha affermato Bernard Plossu durante il vernissage dell’esposizione. Un amore anche letterario e cinematografico. Per questo motivo, il fotografo presenta in una bacheca alcuni dei suoi libri preferiti d’autori italiani, tra cui Andrea Camilleri che definisce come «Il Balzac italiano». E come al cinema, le immagini come dei fotogrammi scorrono lungo le pareti, in un montaggio che fa dimenticare “chi è l’autore di cosa”, tanto forte è la corrispondenza. Un momento sospeso in un’Italia mitizzata dai grand tour e che ancora oggi suscita passioni travolgenti per la sua bellezza e mistero.

Una dichiarazione d’amore eterno

Una scommessa vinta dai curatori della mostra Paméla Grimaud e Bruno Ely, direttore del museo Granet, quella di riuscire a presentare tante opere senza riempire troppo gli spazi espositivi, con un percorso diviso in tre temi: paesaggi e vedute, Plossu e il processo di Fresson e Roma. L’esposizione è arricchita da un meraviglioso catalogo edito da Filigranes Éditions per il museo Granet.
Infine, mostra e catalogo sono dedicati alla compagna di sempre di Bernard Plossu, recentemente scomparsa, Françoise.

Il creautore

Cristina Biordi

Cristina Biordi

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