Arte digitale. La bellezza incontra la tecnologia

About the Author: Redazione ViviCreativo

Published On: 26 Marzo 2015

Tempo stimato per la lettura: 3,7 minuti

“Nell’arte del futuro, verranno generati “effetti emozionali” verso i propri fruitori, creando uno spazio di riflessione sull’irrazionalità di ogni atto spontaneo”  

La produzione di un’opera d’arte visiva e statica, determinata dall’arte digitale, viene realizzata con strumenti digitali e software grafici. Il loro utilizzo è utile non per simulare gli strumenti e le tecniche tradizionali, bensì rappresenta le possibilità che derivano dall’emulazione di utilizzo tecnicistico, per ricercare l’espressione più alta dell’idea che muove la creazione. L’artista che si avvale di strumenti digitali dispone di innumerevoli ma non infinite tecniche; dalla reinterpretazione dei linguaggi amplificata attraverso l’impiego del computer deriva l’originalità stilistica che contraddistingue la componente umana nell’opera d’arte.

La rete di concetti modernisti in cui si è fondata l’arte digitale o la tecnoarte, tende a far uscire l’arte dalle sue funzioni simboliche, dalla metafora espressiva e l’intento è di fondare nuovi significati come “processi di estetizzazione” ridistribuibili tra individuo e società, tra artista e pubblico, tra autore-creatore. Se da una parte l’arte vuole essere “certezza operativa” nella manipolazione della realtà attraverso la tecnologia, dall’altra emerge con potenza il corpo come interlocutore declinato nel senso vasto e policentrico con cui lo si immagina o lo si percepisce oggi. Pertanto, si aprono infiniti terreni di indagine ad una forma di ricerca totalmente nuova, di tipo scientifico-creativo, che è l’arte digitale.

Allure, pittura ad olio digitale su tela - Mariateresa Rasulo

Allure, pittura ad olio digitale su tela- Mariateresa Rasulo

 

A vent’anni e più dalla sua nascita ufficiale, si confronta oggi con una serie di trasformazioni, mutamenti ed ampliamenti. Negli anni Duemila i computer hanno fatto un salto qualitativo e quantitativo impensabile; il loro uso ha creato una multimedialità digitale nel quotidiano, modificando totalmente lo scenario percettivo dell’azione estetica. Qualche tempo fa, mentre la tecnocultura cresceva sistematicamente tra pensiero scientifico, produttivo, didattico ed economico, l’arte contemporanea iniziava le sue pratiche di integrazione nella tecnoarte. Ma oggi, differentemente da allora, l’arte digitale è certamente meglio integrata nel corpo più vasto dell’arte contemporanea, maggiormente presente e attiva nella comunicazione estetica. L’idea di utilizzare tale comunicazione come linguaggio in grado di valicare confini e creare contesti interculturali è stata enunciata e praticata, per la prima volta, dall’arte moderna con Pablo Picasso e i suoi dialoghi in Les Demoiselles d’Avignon con l’arte africana nel 1907.

Les Demoiselles d’Avignon - Pablo Picasso

Les Demoiselles d’Avignon – Pablo Picasso

 

E tale pratica viene concretizzata attraverso i media in nuovi contatti fra l’Occidente e il resto del mondo, portando allo sviluppo di nuove pratiche video e creazioni digitali. Ma l’uso di questi nuovi media e delle loro continue trasformazioni costituiscono dei problemi, primo fra tutti, come si può comunicare un’opera mediante la Rete? L’arte digitale ha una natura interattiva e ha necessità di sviluppare continui e stimolanti rapporti con i fruitori. Sono necessari nuovi strumenti culturali e progettuali in grado di comunicare forme di creatività a livello planetario attraverso la Rete offrendo al pubblico possibilità di inserimento come agente attivo nel processo estetico.

Blues II, pittura digitale su tela - Mariateresa Rasulo

Blues II, pittura digitale su tela – Mariateresa Rasulo

Ma se i media digitali diventano estetica, in quali strutture culturali o musei vanno esposti e conservati? Oggi, i musei cercano di superare l’idea tradizionale e di attivare una nuova area di contatti telematici e relazionali in grado di rappresentare le effettive potenzialità dei media e di tutto ciò che di sorprendente viene creato attraverso questi nuovi strumenti.

Mariateresa Rasulo

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“Nell’arte del futuro, verranno generati “effetti emozionali” verso i propri fruitori, creando uno spazio di riflessione sull’irrazionalità di ogni atto spontaneo”  

La produzione di un’opera d’arte visiva e statica, determinata dall’arte digitale, viene realizzata con strumenti digitali e software grafici. Il loro utilizzo è utile non per simulare gli strumenti e le tecniche tradizionali, bensì rappresenta le possibilità che derivano dall’emulazione di utilizzo tecnicistico, per ricercare l’espressione più alta dell’idea che muove la creazione. L’artista che si avvale di strumenti digitali dispone di innumerevoli ma non infinite tecniche; dalla reinterpretazione dei linguaggi amplificata attraverso l’impiego del computer deriva l’originalità stilistica che contraddistingue la componente umana nell’opera d’arte.

La rete di concetti modernisti in cui si è fondata l’arte digitale o la tecnoarte, tende a far uscire l’arte dalle sue funzioni simboliche, dalla metafora espressiva e l’intento è di fondare nuovi significati come “processi di estetizzazione” ridistribuibili tra individuo e società, tra artista e pubblico, tra autore-creatore. Se da una parte l’arte vuole essere “certezza operativa” nella manipolazione della realtà attraverso la tecnologia, dall’altra emerge con potenza il corpo come interlocutore declinato nel senso vasto e policentrico con cui lo si immagina o lo si percepisce oggi. Pertanto, si aprono infiniti terreni di indagine ad una forma di ricerca totalmente nuova, di tipo scientifico-creativo, che è l’arte digitale.

Allure, pittura ad olio digitale su tela - Mariateresa Rasulo

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A vent’anni e più dalla sua nascita ufficiale, si confronta oggi con una serie di trasformazioni, mutamenti ed ampliamenti. Negli anni Duemila i computer hanno fatto un salto qualitativo e quantitativo impensabile; il loro uso ha creato una multimedialità digitale nel quotidiano, modificando totalmente lo scenario percettivo dell’azione estetica. Qualche tempo fa, mentre la tecnocultura cresceva sistematicamente tra pensiero scientifico, produttivo, didattico ed economico, l’arte contemporanea iniziava le sue pratiche di integrazione nella tecnoarte. Ma oggi, differentemente da allora, l’arte digitale è certamente meglio integrata nel corpo più vasto dell’arte contemporanea, maggiormente presente e attiva nella comunicazione estetica. L’idea di utilizzare tale comunicazione come linguaggio in grado di valicare confini e creare contesti interculturali è stata enunciata e praticata, per la prima volta, dall’arte moderna con Pablo Picasso e i suoi dialoghi in Les Demoiselles d’Avignon con l’arte africana nel 1907.

Les Demoiselles d’Avignon - Pablo Picasso

Les Demoiselles d’Avignon – Pablo Picasso

 

E tale pratica viene concretizzata attraverso i media in nuovi contatti fra l’Occidente e il resto del mondo, portando allo sviluppo di nuove pratiche video e creazioni digitali. Ma l’uso di questi nuovi media e delle loro continue trasformazioni costituiscono dei problemi, primo fra tutti, come si può comunicare un’opera mediante la Rete? L’arte digitale ha una natura interattiva e ha necessità di sviluppare continui e stimolanti rapporti con i fruitori. Sono necessari nuovi strumenti culturali e progettuali in grado di comunicare forme di creatività a livello planetario attraverso la Rete offrendo al pubblico possibilità di inserimento come agente attivo nel processo estetico.

Blues II, pittura digitale su tela - Mariateresa Rasulo

Blues II, pittura digitale su tela – Mariateresa Rasulo

Ma se i media digitali diventano estetica, in quali strutture culturali o musei vanno esposti e conservati? Oggi, i musei cercano di superare l’idea tradizionale e di attivare una nuova area di contatti telematici e relazionali in grado di rappresentare le effettive potenzialità dei media e di tutto ciò che di sorprendente viene creato attraverso questi nuovi strumenti.

Mariateresa Rasulo

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