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BorderLine: la frontiera come dimensione creativa

Cristina Biordi
Scritto da Cristina Biordi

Su invito della città di Clichy, Yvannoé Kruger, direttore artistico di Poush, ha riunito una trentina di talenti al Pavillon Vendôme per una mostra dinamica e coinvolgente oltre i limiti tracciati. Fino al 30 aprile 2022, l’esposizione collettiva BorderLine affronta la questione del confine nelle sue molteplici interpretazioni, significati e restrizioni. L’evento vuole essere un vero e proprio territorio di esplorazione in cui gli artisti invitano lo spettatore a immergersi e approfondire le molteplici sfaccettature di questa entità strategica, strutturale e politica.

Utilizzando gli strumenti e le tecniche che forgiano per queste esplorazioni, gli artisti esaminano i confini fisici, geografici, virtuali, spirituali o astratti prendendo in prestito anche i confini più piccoli, come quelli che condizionano la vita, per l’involucro formato dalle membrane cellulari. Proprio perché questi ultimi non sono spazi ostinati e impenetrabili che hanno saputo permettere l’emergere di esseri viventi, con un’architettura molecolare commovente ed estremamente porosa che rivela scambi incessanti.

Poush: laboratorio d’arte

Per la loro posizione geografica, l’incubatore d’artista Poush si trova a cavallo di una frontiera ricca di significati che separa Parigi da Clichy, Porte Pouchet, ai confini dell’immenso anello autostradale del “périphérique” delimitato da muro di cemento, altamente simbolico nell’Île-de-France.
La mostra conclude l’esperienza del gruppo d’artisti di Poush a Clichy. Dal 2020 hanno stabilito la loro residenza in alcuni ex uffici abbandonati. Prossimamente nell’immobile saranno effettuati dei lavori per renderlo di nuovo abitabile. Una partenza che si carica di ulteriore significato dopo la scomparsa prematura dell’artista Bruno Albizzati, nel 2021, al quale l’esposizione è dedicata e la cui opera è sulla locandina.

L’artista Deborah Fischer legge il testo della sua installazione Hors du chaos (Fuoiri dal caos), 2022.
In primo piano l’opera di Grégory Chatonsky Deep Body II, 2021.
Gli artisti esposti

È in un contesto di negoziazione permanente con questi spazi di flussi singolari che gli artisti hanno lavorato per fornire al pubblico una visione diversa dei confini. Gli artisti esposti sono, in ordine alfabetico: Bruno Albizzati, June Balthazard, Amélie Bernard, Apollinaria Broche, Elliott Causse, Grégory Chatonsky, Pierre Clement, Elena Costelian, Caroline Corbasson, Emmanuelle Ducrocq, Adélaïde Fériot, Deborah Fischer, Pauline Guerrier, Arash Hanaei, Anaïs Lelièvre, Thibault Lucas, François Maurin, Mathew McWilliams, Sabine Mirlesse, Adrien Missika, Honi Ryan, Edgar Sarin, Ugo Schildge, Elodie Seguin, Alexandre Silberstein, Sarah Valente, Thomas Van Rechem, Louis Verret, Florian Viel, Jesse Wallace e Ziyue Zhou.

Definizione di confine

BorderLine affronta il problema dei limiti e degli sconfinamenti in modo frontale. Il confine diventa un non luogo, come una sottile linea lungo la quale brulicano micro-eventi, combinazioni e incidenti, guerre e battaglie, passaggi e viaggi. La mostra esplora soprattutto il confine nella sua dimensione primaria: quella della linea che attraversiamo, quella che separa e che unisce. La linea, ostinato concettuale di questa esposizione, è pensata come un luogo di passaggio che invita lo spettatore a considerarla uno spazio strategico, strutturale e quindi politico.

Frontiere esterne e limiti interni

Quindi il confine, un’entità a tre volti (reale, simbolica, immaginaria) è soprattutto uno spazio-tempo da cui nascerebbe la creazione. BorderLine ricorda che vedere e pensare è sempre una negoziazione tra ciò che appare in superficie e ciò che viene proiettato sulla cosa vista o pensata. Questa mostra invita il pubblico a scavare e sentire questa zona anomala, un non luogo talvolta fuori dal tempo, che è il confine.

Il creautore

Cristina Biordi

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