Del Tempo sia la misura di François Réau

About the Author: Cristina Biordi

Published On: 13 Ottobre 2022

Tempo stimato per la lettura: 4,8 minuti

Qualunque sia il disegno, tutto inizia sempre con un punto, poi una linea che lo unisce a un secondo punto e così via. Un po’ come la proiezione di un viaggio in divenire tra un punto Alpha e un punto Beta. Questo è anche il modo in cui l’Uomo ha congiunto le stelle nel cielo notturno, in questo modo si disegnavano le costellazioni e in questo modo esse continuano ad essere rappresentate ancora oggi.

Le costellazioni non sarebbero di fatto le prime astrazioni disegnate? Disegni nel cielo che continuano a collocare i nostri corpi, le nostre individualità, in mezzo due punti fittizi, tra due piani: il primo terrestre e il secondo celeste.

Il disegno come esperienza temporale

È questa successione di punti collegati da linee che ci permette di proiettare e d’immaginare un disegno più elaborato, che vuole essere, volutamente, il punto di partenza della mostra Del Tempo sia la misura (Du Temps sois la mesure) di François Réau, curata da Léo Marin presso il Drawing Lab di Parigi, dal 14 ottobre 2022 al 5 gennaio 2023.

Le opere esposte hanno un’intenzione che va oltre ciò che vediamo, una proiezione grafica più ampia, una misura dello spazio e del tempo. Il progetto che prende il nome da uno dei versi della celebre poesia di Antoine-Léonard Thomas pubblicata per la prima volta nel 1762. “Il compasso di Urania misurava lo spazio. O Tempo, essere sconosciuto che l’anima solo abbraccia”.

Disegno e installazione intimamente legati

Al Drawing Lab di Parigi, l’artista presenta alcune installazioni e dei disegni. Scendendo le scale, l’odore d’erba colta trasporta il visitatore altrove. Qui tra alcune fascine, la parola “tempo” sboccia. Entrati nella sala principale, ecco apparire il testo del poema di Antoine-Léonard Thomas, il cui incipit è stato citato.

Qui, lo spazio è occupato da una serie di parole al neon, di rami, di specchi e sulla parte in fondo, quasi a raccoglierli, un enorme disegno. Sono le nuvole che sovrastano questo campo artificiale. L’effetto è incantevole. Il tempo sembra fermarsi, per far riflettere su lui stesso. Le ombre dei rami sono come dei segni di matita sul muro, che cambiano forma sotto lo sguardo dello spettatore che si muove nello spazio.

Riflettere sulla brevità della vita

Nella sale adiacenti, oggetti e disegni richiamano il testo. Si ritrova il famoso compasso, che l’artista aveva raccolto tra alcuni rifiuti e che conservava da anni nel suo studio. Come se avesse avuto la consapevolezza, racconta l’artista a Vivicreativo, che un giorno l’avrebbe usato.

Nell’altra sala, alcuni fili a piombo e un altro disegno monumentale, creano una nuova installazione dedicata al tempo. Per François Réau ogni tratto di matita sul foglio corrisponde a una data misura del tempo. Qui anche il disegno di un cranio, un “memento mori”, che ricorda la vanità della vita, che l’Uomo è solo di passaggio. Vanità che trova eco negli specchi dell’installazione maggiore.

Lo spazio espositivo vive nell’opera

François Réau disegna in bianco e nero. Questa estetica porta tracce del passato, quelle di una casa d’infanzia bruciata e di un nonno mercante di carbone. L’artista sostiene di pensare in disegno: «Quando disegni, è un modo per capire le cose, per identificarle».

È la sua impressione della natura e dei paesaggi che mette su carta, usando principalmente la matita a mina o a grafite. Inoltre, progetta installazioni immersive tenendo conto del genio del luogo, il “genius loci”, che lega tacitamente la storia di quest’ultimo e l’esperienza dei visitatori. I suoi paesaggi si dispiegano o si restringono al contrario su un dettaglio, un elemento che ne fa sentire tutta la matericità, minerale, vegetale, liquida o simbolica.

La temporalità e la fragilità umana

Artista multidisciplinare, il suo lavoro comprende il principio dell’apparizione e della scomparsa di figura e motivi, nel cuore stesso dei materiali. Inoltre, articola disegno e installazione, paesaggio mentale e paesaggio fisico, l’immenso grande o indicibile in dispositivi plastici che mettono in discussione i legami tra l’uomo e natura.

François Réau spinge i limiti del disegno in modo che sfugga al suo supporto e guadagni spazio, per conferirgli poi la possibilità di essere spazio e tempo d’esperienza e del pensiero visivo. Molte delle sue opere intrecciano legami tra sogno e realtà. Attraverso la natura, il paesaggio può così diventare lo strumento di una metafora poetica o il rifugio di una sensazione plastica che offre allo sguardo un potenziale re-incanto.

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Del Tempo sia la misura di François Réau

Published On: 13 Ottobre 2022

About the Author: Cristina Biordi

Tempo stimato per la lettura: 13 minuti

Qualunque sia il disegno, tutto inizia sempre con un punto, poi una linea che lo unisce a un secondo punto e così via. Un po’ come la proiezione di un viaggio in divenire tra un punto Alpha e un punto Beta. Questo è anche il modo in cui l’Uomo ha congiunto le stelle nel cielo notturno, in questo modo si disegnavano le costellazioni e in questo modo esse continuano ad essere rappresentate ancora oggi.

Le costellazioni non sarebbero di fatto le prime astrazioni disegnate? Disegni nel cielo che continuano a collocare i nostri corpi, le nostre individualità, in mezzo due punti fittizi, tra due piani: il primo terrestre e il secondo celeste.

Il disegno come esperienza temporale

È questa successione di punti collegati da linee che ci permette di proiettare e d’immaginare un disegno più elaborato, che vuole essere, volutamente, il punto di partenza della mostra Del Tempo sia la misura (Du Temps sois la mesure) di François Réau, curata da Léo Marin presso il Drawing Lab di Parigi, dal 14 ottobre 2022 al 5 gennaio 2023.

Le opere esposte hanno un’intenzione che va oltre ciò che vediamo, una proiezione grafica più ampia, una misura dello spazio e del tempo. Il progetto che prende il nome da uno dei versi della celebre poesia di Antoine-Léonard Thomas pubblicata per la prima volta nel 1762. “Il compasso di Urania misurava lo spazio. O Tempo, essere sconosciuto che l’anima solo abbraccia”.

Disegno e installazione intimamente legati

Al Drawing Lab di Parigi, l’artista presenta alcune installazioni e dei disegni. Scendendo le scale, l’odore d’erba colta trasporta il visitatore altrove. Qui tra alcune fascine, la parola “tempo” sboccia. Entrati nella sala principale, ecco apparire il testo del poema di Antoine-Léonard Thomas, il cui incipit è stato citato.

Qui, lo spazio è occupato da una serie di parole al neon, di rami, di specchi e sulla parte in fondo, quasi a raccoglierli, un enorme disegno. Sono le nuvole che sovrastano questo campo artificiale. L’effetto è incantevole. Il tempo sembra fermarsi, per far riflettere su lui stesso. Le ombre dei rami sono come dei segni di matita sul muro, che cambiano forma sotto lo sguardo dello spettatore che si muove nello spazio.

Riflettere sulla brevità della vita

Nella sale adiacenti, oggetti e disegni richiamano il testo. Si ritrova il famoso compasso, che l’artista aveva raccolto tra alcuni rifiuti e che conservava da anni nel suo studio. Come se avesse avuto la consapevolezza, racconta l’artista a Vivicreativo, che un giorno l’avrebbe usato.

Nell’altra sala, alcuni fili a piombo e un altro disegno monumentale, creano una nuova installazione dedicata al tempo. Per François Réau ogni tratto di matita sul foglio corrisponde a una data misura del tempo. Qui anche il disegno di un cranio, un “memento mori”, che ricorda la vanità della vita, che l’Uomo è solo di passaggio. Vanità che trova eco negli specchi dell’installazione maggiore.

Lo spazio espositivo vive nell’opera

François Réau disegna in bianco e nero. Questa estetica porta tracce del passato, quelle di una casa d’infanzia bruciata e di un nonno mercante di carbone. L’artista sostiene di pensare in disegno: «Quando disegni, è un modo per capire le cose, per identificarle».

È la sua impressione della natura e dei paesaggi che mette su carta, usando principalmente la matita a mina o a grafite. Inoltre, progetta installazioni immersive tenendo conto del genio del luogo, il “genius loci”, che lega tacitamente la storia di quest’ultimo e l’esperienza dei visitatori. I suoi paesaggi si dispiegano o si restringono al contrario su un dettaglio, un elemento che ne fa sentire tutta la matericità, minerale, vegetale, liquida o simbolica.

La temporalità e la fragilità umana

Artista multidisciplinare, il suo lavoro comprende il principio dell’apparizione e della scomparsa di figura e motivi, nel cuore stesso dei materiali. Inoltre, articola disegno e installazione, paesaggio mentale e paesaggio fisico, l’immenso grande o indicibile in dispositivi plastici che mettono in discussione i legami tra l’uomo e natura.

François Réau spinge i limiti del disegno in modo che sfugga al suo supporto e guadagni spazio, per conferirgli poi la possibilità di essere spazio e tempo d’esperienza e del pensiero visivo. Molte delle sue opere intrecciano legami tra sogno e realtà. Attraverso la natura, il paesaggio può così diventare lo strumento di una metafora poetica o il rifugio di una sensazione plastica che offre allo sguardo un potenziale re-incanto.