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Fire on fire – Le vibranti connessioni tra street art e musica

Cristina Biordi
Scritto da Cristina Biordi

La città di Nancy ha invitato Christian Omodeo, storico dell’arte e fondatore dell’agenzia Le Grand jeu, a curare l’esposizione intitolata Fire on fire, presso la galleria Poirel. L’invito, a organizzare questo viaggio tra le numerose connessioni tra arte urbana e musica, è stato fatto dalla direttrice del museo delle Belle arti della città francese, Susana Gállego Cuesta, co-curatirce della mostra.

L’esposizione, che resta aperta fino al 30 marzo 2020, ricostruisce una storia visiva attraverso opere, documenti, oggetti e installazioni (video e sonore), di un universo in cui il corpo è sempre in movimento: quello dell’artista come quello dello spettatore. Writers e street artist si incontrano con musicisti hip hop, ma anche afro-funk, punk, electro e rock.

L’arte urbana entra nelle case e nel quotidiano delle persone attraverso la musica. Sono esposte circa 150 opere provenienti da collezioni private: dipinti, sculture, costumi, film, fotografie, documenti (biglietti, poster, volantini …) e copertine di vinili, supporto ideale per gli artisti, realizzate da Futura, Bando, Rammellzee, Doze Green, Shepard Fairey, A-One, Chris Daze Ellis, Florent Schmidt, Invader, Parra, Poch, Banksy, Keith Haring, Bill Blast, Dran e altri.

Per citare solo alcune delle copertine di Banksy: Cut Commander di One Cut, Roÿksopp di Melody A.M., Think Tank dei Blur o ancora Let’s Get Dirty di Dirty Funker, dove sostituisce la Marylin Monroe d’Andy Warhol con il viso di Kate Moss.

Fire on fire illustra come le influenze musicali che hanno ispirato gli artisti di strada siano molteplici. Non bisogna cadere nel tranello e pensare che l’arte urbana sia legata esclusivamente alla musica “break”. Le prime generazioni di writers ascoltavano sia il soul che l’heavy metal, quelle successive sono state influenzate in gran parte dal funk, dal jazz o dal reggae, come dimostrano i dipinti di A.One, Daze o Bill Blast. Tuttavia, l’hip hop resta fondamentale in questa cultura e molte allusioni a questo genere musicale accompagnano il visitatore durante il percorso.

In tal modo nasce una vera iconografia. Dai primi B. Boys di Doze Green alla sua versione futuristica incarnata dal Point Man di Futura, per arrivare ai ballerini in posture gangly del giapponese Taku Obata, danzatore, designer e scultore che attraverso i suoi B-boy, a grandezza naturale, mette in scena l’energia e lo stile delle coreografie della vecchia scuola. Piumini fluorescenti, pantaloni jogging oversize, le sue sculture mostrano il modo in cui i movimenti e il corpo dei ballerini sono modellati dalla velocità e dalla gravità.

Inoltre, è in mostra anche un’incredibile Garbage God di Rammellze, divinità ispirata ai samurai, a Star Wars e Blade Runner. Inoltre, l’esposizione è piena di tesori, alcuni dei quali sono esposti per la prima volta in Europa. Come la meravigliosa “collezione hip hop di Pat Vogt”, che chiude il percorso espositivo insieme a una selezione di video clips realizzati da alcuni artisti famosi anche per la loro produzione musicale come Parra, Boris, 1UP e “Veli et Amos”. Infine, da segnalare la notevole la collezione di volantini che testimoniano l’emergere del movimento hip hop.

Grazie alla diversità e ricchezza dei documenti, Fire on fire offre al pubblico vari punti di vista – artistico, sociologico o antropologico – e presenta questo movimento senza immobilizzarlo in una definizione.

Il creautore

Cristina Biordi

Cristina Biordi

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