Riapre Villa Majorelle, capolavoro dell’Art Nouveau

About the Author: Cristina Biordi

Published On: 18 Febbraio 2020

Tempo stimato per la lettura: 2 minuti

Quando un ebanista-designer domanda a un architetto creativo di costruire la propria casa familiare, e quest’ultimo ingaggia una serie di altri artisti non puó che nascere un vero gioiello, che entra a far parte della storia dell’arte.

Si tratta della Villa Majorelle, a Nancy, in Francia, a circa un’ora e mezza di treno da Parigi, che, dopo quasi un anno di meticolosi interventi di restauro, ha riaperto al pubblico, vincendo la sfida maggiore di restituire l’anima di questo bijoux dell’Art Nouveau.

Design e comfort

Voluta da Louis Majorelle nel 1898, è nel 1900 che l’architetto Henri Sauvage ne comincerà la costruzione. Le indicazioni di Majorelle erano precise: lo spirito doveva essere moderno, dinamico e soprattutto semplice. La desiderava con dimensioni ragionevoli e progettata per il comfort quotidiano dei suoi abitanti.

Manifesto dell’Art Nouveau di Nancy, la villa è stata progettata come un insieme di cui ogni elemento che compone la sua struttura e la sua decorazione è immaginato in stretta interdipendenza con il resto dell’edificio. La fluidità delle forme e dei motivi decorativi, tutto gioca per creare un’omogenità tra interno ed esterno.

Ogni camera ha una sua funzione e per questo una sua anima, racconta qualcosa attraverso il mobilio e gli affreschi presenti, impreziositi dalle vetrate policrome di Jacques Gruber. Inoltre, Henri Sauvage fece partecipare alla creazione della villa il ceramista Alexandre Bigot e il pittore Francis Jourdain, che realizzò i dipinti decorativi nella sala da pranzo.

Un’atmosfera familiare

Il restauro ha voluto preservare l’autenticità, l’integralità di una abitazione vissuta. Le persone entrano in una casa più che in un museo: i pannelli informativi sono estremamente discreti e non ci sono rifermenti per gli oggetti esposti, circa un centinaio tra mobili, dipinti e opere d’arte provenienti dalle collezioni dal museo della Scuola di Nancy.

Un viaggio all’interno dell’intimità familiare, tra le mura domestiche di un artista, artigiano e industriale d’inizio XX° secolo, in cui ogni dettaglio della decorazione è estremamente curato.

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Published On: 18 Febbraio 2020

About the Author: Cristina Biordi

Tempo stimato per la lettura: 5 minuti

Quando un ebanista-designer domanda a un architetto creativo di costruire la propria casa familiare, e quest’ultimo ingaggia una serie di altri artisti non puó che nascere un vero gioiello, che entra a far parte della storia dell’arte.

Si tratta della Villa Majorelle, a Nancy, in Francia, a circa un’ora e mezza di treno da Parigi, che, dopo quasi un anno di meticolosi interventi di restauro, ha riaperto al pubblico, vincendo la sfida maggiore di restituire l’anima di questo bijoux dell’Art Nouveau.

Design e comfort

Voluta da Louis Majorelle nel 1898, è nel 1900 che l’architetto Henri Sauvage ne comincerà la costruzione. Le indicazioni di Majorelle erano precise: lo spirito doveva essere moderno, dinamico e soprattutto semplice. La desiderava con dimensioni ragionevoli e progettata per il comfort quotidiano dei suoi abitanti.

Manifesto dell’Art Nouveau di Nancy, la villa è stata progettata come un insieme di cui ogni elemento che compone la sua struttura e la sua decorazione è immaginato in stretta interdipendenza con il resto dell’edificio. La fluidità delle forme e dei motivi decorativi, tutto gioca per creare un’omogenità tra interno ed esterno.

Ogni camera ha una sua funzione e per questo una sua anima, racconta qualcosa attraverso il mobilio e gli affreschi presenti, impreziositi dalle vetrate policrome di Jacques Gruber. Inoltre, Henri Sauvage fece partecipare alla creazione della villa il ceramista Alexandre Bigot e il pittore Francis Jourdain, che realizzò i dipinti decorativi nella sala da pranzo.

Un’atmosfera familiare

Il restauro ha voluto preservare l’autenticità, l’integralità di una abitazione vissuta. Le persone entrano in una casa più che in un museo: i pannelli informativi sono estremamente discreti e non ci sono rifermenti per gli oggetti esposti, circa un centinaio tra mobili, dipinti e opere d’arte provenienti dalle collezioni dal museo della Scuola di Nancy.

Un viaggio all’interno dell’intimità familiare, tra le mura domestiche di un artista, artigiano e industriale d’inizio XX° secolo, in cui ogni dettaglio della decorazione è estremamente curato.

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