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Il mondo connesso in mostra a Parigi

Cristina Biordi
Scritto da Cristina Biordi

Tutto oggi è diventato una rete? Per rispondere a questa domanda, il Centre Pompidou a Parigi, dal 23 febbraio al 25 aprile 2022, presenta la quinta edizione del programma Mutazioni / Creazioni dal titolo Réseaux-Mondes (Connessioni – Mondi).

La mostra collettiva Réseaux-Mondes riunisce una sessantina d’artisti, architetti e designer che si interrogano sul ruolo della rete nelle nostre società innervate dai social network e sulla dematerializzazione della rete stessa. Oggi più che mai, nell’epoca Internet, la rete è al centro dei cambiamenti tecnologici e delle questioni sociali: sorveglianza, atomizzazione dell’individuo, rete vivente…

Con Mutations / Créations, il Centre Pompidou si trasforma in un laboratorio di creazione e d’innovazione, alla frontiera tra le arti, la scienza e l’ingegneria. Réseaux-Mondes presenta circa cento opere, dagli anni Quaranta a oggi, tra cui molte appositamente progettate per la mostra. Alcune riattivano reti scomparse, come il Minitel, mentre altre sono collegate in tempo reale a Internet, alle reti di criptovalute, nonché alle piattaforme dei social media, come Twitter.

Villaggio globale sotto sorveglianza

Dalla nascita della società dell’informazione, nel dopoguerra, fino all’onnipresenza della tela planetaria, con Internet, la rete tesse i suoi fili ovunque, nello spazio e attraverso il tempo. In seguito, la nozione di “rete globale” si ritrova nelle pratiche artistiche intorno alla cibernetica, contemporaneamente al nascere della società dell’informazione.

Negli anni ’80, la rete informatica divenne il mezzo artistico con l’arte telematica Net.art, dieci anni dopo. Si sviluppano così le pratiche artistiche in rete, in una dimensione politica e onnipresente. Dopo l’utopia emancipatrice del web, gli artisti si interrogano criticamente su i suoi effetti legati a una società di sorveglianza, all’onnipresenza di social network e l’emergere delle blockchain.

Alice Anderson, Cavi Internet, 2013 – 2021
Ritorno ai primi legami

Un ritorno all’etimologia stessa della parola viene esplorata nella mostra, ovvero la rete e il nodo, declinando il ruolo degli intrecci e delle reticolazioni nell’arte, nel design, nell’architettura. Infine, un ritorno alle origini analizzando la prima rete quella vivente caratterizzata dall’autorganizzazione. Di fronte alla crisi ambientale, la storia intrecciata del vivente apre nuove “ecologie” artistiche, post-antropocene, che integrano principi di interdipendenza e continuità tra le forme di vita.

I commissari dell’esposizione Marie-Ange Brayer -capo del dipartimento design e prospettiva industriale – e Olivier Zeitoun -responsabile della conservazione, dipartimento di design e prospettiva industriale, Museo Nazionale d’Arte Moderna, Centro di creazione industriale -, hanno suddiviso il percorso in quattro tappe (Rete globale, Critica dei social, Nodi e reticoli, e La rete vivente) che prendono forma nella scenografia firmata da Laurence Le Bris.

1- Rete globale

Negli anni ’50 emergono le prime espressioni artiste di una rete globale con, tra gli altri, l’artista olandese Costant e l’architetto-ingegnere Richard Buckminster Fuller. Nelle parole di Marshall McLuhan, il mondo è diventato un “villaggio globale”, che funziona come una rete, supportato da nuove teorie dell’informazione. Le città utopiche degli anni ’60 sono progettate come un’infrastruttura di reti, megastrutture immaginate in modo modulare con un’estensione illimitata, a cui si aggiungono le celle residenziali.

Gli artisti conquistano il mondo cibernetico connesso, l’elaborazione automatica dell’informazione e la rete come sistema organizzativo generale. Nel 1969, Allan Kaprow ha diretto una di prime opere interattive operanti in rete, con connessioni sia virtuali che fisiche. Negli anni 1980, la rete informatica diventa un mezzo artistico. Nell’era dell’arte telematica e delle reti di telecomunicazioni planetarie, dati informativi costituiscono il soggetto stesso dell’opera.

2 – Critica dei social

Gli artisti della Net.art, come JODI o Heath Bunting, sono i primi a interrogarsi criticamente e hackerare la dimensione politica ed estetica di Internet. Sviluppano un’arte in rete, nata dai movimenti hacker e alimentata dalle pratiche di programmazione collaborativa “open source”.

Reti digitali nel XXI° secolo, fanno nascere la censura, la società di sorveglianza, e si rivelano al centro di sistemi onnipresenti, invisibili e finanziari. Mentre gli individui ora dipendono interamente dalle piattaforme tecnologie, nuove infrastrutture di controllo permettono di osservare i corpi e la loro intimità. Si spingono fino a prevedere gli stati emotivi collettivi tracciando con attenzione i sentimenti espressi sui social network. Come l’opera inedita Human Synth di Mika Tajima.

Satira sociale e politica, sono espresse nell’opera dell’artista Neïl Beloufa, che nel suo video Screen Talk critica anche una rete totalizzante e verticale, con una dimensione avvincente e depressiva, lontana dall’utopia emancipatore della rete all’inizio dell’era digitale.

3 – Nodi e reticoli

in Francia, ne Il sogno di D’Alembert (1769), Diderot propone la nozione di reticulum, “ciò che lega”. A metà del XIX secolo, l’architetto e lo storico Gottfried Semper vede nella tessitura una forma manuale di rete tridimensionale – l’origine tessile di architettura. Il nodo non è solo ricorrente nella filosofia, nella storia delle idee, ma anche nelle religioni, nella matematica e nell’urbanistica. “Connette” anche la storia dall’arte al design e all’architettura.

Diverse opere realizzate con materiali tessili sono presentato in questa parte, esplorando le metamorfosi del nodo, del groviglio, da Robert Smithson a Sheila Hicks, passando per Alan Saret, fino a Richard Vijgen o Julien Prévieux. In questa sezione è esposta l’opera dell’italiano Leonardo Mosso Struttura a doppia progressione, installazione a giunti, tipica dell’artista.

Studio Formafantasma, Cambio, 2020
4 – La rete vivente

La viralità digitale è stata abbinata alla consapevolezza della nostra interazione con il non umano, della nostra convivenza “in rete” con altre specie all’interno di una diversità “numero infinito” di ecosistemi. Una nuova ecologia artistica si integra con questo principio di interdipendenza e continuità di tutte forme di vita, interconnesse, come Flylight dallo studio DRIFT. Un’installazione composta da tubi di vetro che riproduce, grazie a un algoritmo, il movimento degli uccelli.

Infine, le specificità del Physarum polycephalum – organismo unicellulare “intelligente” – sono esplorati da artisti e da architetti per implementare nuovi protocolli della comunicazione e dell’azione, basata sulla biologia e intelligenza artificiale. Al centro di questo “pensiero ecologico”, la rete è diventata una “maglia”, vettoriale «d’interconnessione tra tutti gli esseri viventi e non vivente» nelle parole del filosofo inglese Timothy Morton.

4.1 – L’industria del legame tra analisi storica e filosofica

Il lavoro può assumere la forma di un’indagine multidisciplinare come in Cambio dello Studio Formafantasma, costituito dal duo di designer Andrea Trimarchi e Simone Farresin. L’opera investiga sull’estrazione, la produzione e la distribuzione di prodotti realizzati in legno, dell’epoca coloniale fino alla nascita di un mercato industriale mondiale, il cui impatto sulla biosfera è innumerabile. La versione del progetto presentata al Beaubourg è costituita da alcuni pezzi di legno provenienti dal Museo di storia naturale di Parigi e da un video con la voce del filosofo Emanuele Coccia, che crea un dialogo tra le richerce archeologiche e le problematiche contemporanee.

Forum Vertigini 2022

In occasione dell’inaugurazione della mostra “Networks-Worlds”, l’edizione 2022 del Vertigo Forum propone, dal 9 all’11 marzo, una serie d’incontri. Artisti, ingegneri, filosofi, ricercatori sono invitati a discutere sulle molteplici sfaccettature della nozione di “rete” nella creazione artistica. In particolare, come concetto strutturante della forma, della sua attuazione tecnica, come oggetto di critica o modalità di produzione collaborativa – anche, in questo periodo di pandemia, come principale supporto per l’opera o la sua diffusione.

Il creautore

Cristina Biordi

Cristina Biordi

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