La Valle di Fabrice Hyber: dipingere è come seminare

About the Author: Cristina Biordi

Published On: 23 Dicembre 2022

Tempo stimato per la lettura: 3,4 minuti

A Parigi, fino al 30 aprile 2023, la Fondation Cartier presenta La Vallée, una grande monografia dedicata alla pittura di Fabrice Hyber. Nelle sue tele dipinte “con la punta delle dita”, l’artista francese mostra il dispiegarsi di un pensiero libero e vivo. Riunendo una sessantina di tele, tra cui quasi quindici prodotte appositamente per la mostra, Fabrice Hyber ha creato – all’interno della Fondazione Cartier per l’Arte Contemporanea – una scuola aperta a tutte le ipotesi.

Una mostra scolastica

Il pianoterra e il sottosuolo sono stati trasformati in diciotto aule, con banchi, sedie e persino appendiabiti lungo i corridoi. In ogni stanza nessuna lavagna ma opere di Fabrice Hyber. Il visitatore è invitato ad attraversare le diverse aule secondo un percorso che segue la complessità del pensiero dell’artista.

Fabrice Hyber mette in scena vari modi per imparare da un quadro. In brevi video che accompagnano le opere, l’artista ripercorre il processo creativo che ne è all’origine. Sollecita il visitatore, inoltre, a formulare le proprie ipotesi, a fare le proprie associazioni: «Cos’è importante in una scuola secondo me? Più che imparare “cose”, è imparare a guardarle, ad osservare come si evolvono.»

La natura fonte d’inspirazione

Fabrice Hyber, ignorando le categorie, ingloba nel campo dell’arte tutti gli ambiti della vita, dalla matematica alle neuroscienze, passando per l’economia, la storia, l’astrofisica, ma anche l’amore, il sesso, il corpo e le mutazioni della vita. Le sue molteplici dimensioni dell’arte trovano la loro origine nella foresta in cui è cresciuto anni ’90, nel cuore della Vandea, intorno alla vecchia fattoria dei suoi genitori, allevatori di pecore.

I circa 300.000 semi di alberi, di centinaia di specie diverse, piantati secondo una tecnica pazientemente perfezionata, hanno trasformato gradualmente il terreno agricolo in una foresta di diverse decine di ettari.

Il paesaggio diventa opera d’arte

«Con La Vallée, ho voluto prima ricostituirmi un paesaggio boscoso intorno alla fattoria dei miei genitori per creare una barriera naturale con l’agricoltura industriala circostante e chi l’ha sviluppata. Ogni volta che succede qualcosa, cerco di trovare scelte alternative. Questo è sistematico».

Luogo di apprendimento, sperimentazione, da rifugio “la valle” è diventata la matrice e la fonte di ispirazione dell’intera opera dell’artista, che confronta volentieri la sua pratica con la crescita organica della vita: «Fondamentalmente faccio la stessa cosa con le opere, semino gli alberi come semino segni e immagini. Esse ci sono, pianto i grani del pensiero che sono visibili, che si fanno strada e crescono. Poi non ne sono più il padrone».

Dipingere un pensiero in movimento

Tra l’ampia varietà di pratiche artistiche impiegate da Fabrice Hyber, nessuna come la pittura evoca infatti l’azione del seminare e/o “inseminare”. Punto di partenza di tutti i suoi progetti, ed embrione di tutte le opere future, questo gesto occupa un posto essenziale nel lavoro dell’artista. Sulle tele di grand formato, allineate nel suo laboratorio, Hyber formula ipotesi, associa idee, inventa forme, gioca con le parole.

Per lui l’opera è inseparabile dal pensiero in movimento: passando da un quadro all’altro, annota una frase qui, disegna un’immagine là, incolla un oggetto altrove, a piccoli tocchi, secondo la sua immaginazione e le sue speculazioni. Ogni tappa conta in un processo di creazione “per accumulazione” che arricchisce l’opera.

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Published On: 23 Dicembre 2022

About the Author: Cristina Biordi

Tempo stimato per la lettura: 9 minuti

A Parigi, fino al 30 aprile 2023, la Fondation Cartier presenta La Vallée, una grande monografia dedicata alla pittura di Fabrice Hyber. Nelle sue tele dipinte “con la punta delle dita”, l’artista francese mostra il dispiegarsi di un pensiero libero e vivo. Riunendo una sessantina di tele, tra cui quasi quindici prodotte appositamente per la mostra, Fabrice Hyber ha creato – all’interno della Fondazione Cartier per l’Arte Contemporanea – una scuola aperta a tutte le ipotesi.

Una mostra scolastica

Il pianoterra e il sottosuolo sono stati trasformati in diciotto aule, con banchi, sedie e persino appendiabiti lungo i corridoi. In ogni stanza nessuna lavagna ma opere di Fabrice Hyber. Il visitatore è invitato ad attraversare le diverse aule secondo un percorso che segue la complessità del pensiero dell’artista.

Fabrice Hyber mette in scena vari modi per imparare da un quadro. In brevi video che accompagnano le opere, l’artista ripercorre il processo creativo che ne è all’origine. Sollecita il visitatore, inoltre, a formulare le proprie ipotesi, a fare le proprie associazioni: «Cos’è importante in una scuola secondo me? Più che imparare “cose”, è imparare a guardarle, ad osservare come si evolvono.»

La natura fonte d’inspirazione

Fabrice Hyber, ignorando le categorie, ingloba nel campo dell’arte tutti gli ambiti della vita, dalla matematica alle neuroscienze, passando per l’economia, la storia, l’astrofisica, ma anche l’amore, il sesso, il corpo e le mutazioni della vita. Le sue molteplici dimensioni dell’arte trovano la loro origine nella foresta in cui è cresciuto anni ’90, nel cuore della Vandea, intorno alla vecchia fattoria dei suoi genitori, allevatori di pecore.

I circa 300.000 semi di alberi, di centinaia di specie diverse, piantati secondo una tecnica pazientemente perfezionata, hanno trasformato gradualmente il terreno agricolo in una foresta di diverse decine di ettari.

Il paesaggio diventa opera d’arte

«Con La Vallée, ho voluto prima ricostituirmi un paesaggio boscoso intorno alla fattoria dei miei genitori per creare una barriera naturale con l’agricoltura industriala circostante e chi l’ha sviluppata. Ogni volta che succede qualcosa, cerco di trovare scelte alternative. Questo è sistematico».

Luogo di apprendimento, sperimentazione, da rifugio “la valle” è diventata la matrice e la fonte di ispirazione dell’intera opera dell’artista, che confronta volentieri la sua pratica con la crescita organica della vita: «Fondamentalmente faccio la stessa cosa con le opere, semino gli alberi come semino segni e immagini. Esse ci sono, pianto i grani del pensiero che sono visibili, che si fanno strada e crescono. Poi non ne sono più il padrone».

Dipingere un pensiero in movimento

Tra l’ampia varietà di pratiche artistiche impiegate da Fabrice Hyber, nessuna come la pittura evoca infatti l’azione del seminare e/o “inseminare”. Punto di partenza di tutti i suoi progetti, ed embrione di tutte le opere future, questo gesto occupa un posto essenziale nel lavoro dell’artista. Sulle tele di grand formato, allineate nel suo laboratorio, Hyber formula ipotesi, associa idee, inventa forme, gioca con le parole.

Per lui l’opera è inseparabile dal pensiero in movimento: passando da un quadro all’altro, annota una frase qui, disegna un’immagine là, incolla un oggetto altrove, a piccoli tocchi, secondo la sua immaginazione e le sue speculazioni. Ogni tappa conta in un processo di creazione “per accumulazione” che arricchisce l’opera.

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