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LETTERE DI CINEMA

Cristina Biordi
Scritto da Cristina Biordi

Per la prima volta dal 1895, il pubblico si trova privato della proiezione sul grande schermo, del raggio di luce su un tessuto bianco, quindi dell’emozione collettiva. Non è mai successo, nemmeno in tempo di guerra. Oggi, durante il confinamento, nessuno ha il diritto di lasciare la propria casa per andare al cinema, che hanno dovuto chiudere.

La proiezione pubblica, l’invenzione dei fratelli Lumière, il sogno di Méliès, i tournage che i cineasti di tutto il mondo hanno sempre atteso, viene interrotta per la prima volta. Man mano che tutto si ferma, è la produzione stessa di immagini e suoni del mondo che ne risente.

Niente più riprese, niente più editing, niente! Rimangono le piattaforme dei canali di notizie e lo stock infinito di immagini cinematografiche e televisive.

Quindi, per un mese, artisti da tutto il mondo hanno inviato alla Cinémathèque française di Parigi alcune cartoline, bottiglie in mare, film brevi come un messaggio: cortometraggi, progettati e realizzati con i mezzi a portata di mano. Cineasti, attori, montatori e produttori esperti, o giovani studenti di alcune scuole di cinema hanno dato il loro contributo.

La Cinémathèque française ha riunito i ventotto film ricevuti sul suo canale Viméo. “Ventotto film come tante finestre aperte su Beirut, Creuse, Place de la République, La Rochelle, Grenoble o Saint-Ouen. Ventotto film come tante promesse di un domani, quando si tornerà a girare.”

I primi 28 contributi sono stati raccolti sul canale Vimeo della Cinémathèque française.

#lettresdecinema

Il creautore

Cristina Biordi

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