Marco Tirelli e Mario Schifano: due mostre imperdibili al Palazzo Esposizioni

About the Author: Redazione ViviCreativo

Published On: 16 Marzo 2026

Tempo stimato per la lettura: 4,1 minuti

Nel cuore pulsante della capitale, la primavera 2026 si apre con un doppio appuntamento che promette di ridefinire lo sguardo sulla pittura italiana contemporanea e del secondo Novecento. Dal 17 marzo al 12 luglio, Palazzo Esposizioni Roma diventa il teatro di due grandi narrazioni visive: da un lato la tensione metafisica e luminosa di Marco Tirelli. Anni luce, dall’altro l’energia iconica e sperimentale della retrospettiva dedicata a Mario Schifano. Due mostre, due universi, un’unica visione curatoriale che invita il pubblico a immergersi nella complessità dell’immagine e del pensiero artistico. Come in una perfetta regia editoriale in stile Vogue, le sale si trasformano in spazi di racconto, dove la memoria incontra l’innovazione e la pittura si fa linguaggio assoluto. È un dialogo tra epoche e sensibilità, tra luce e materia, tra introspezione e cultura visiva pop, che restituisce al visitatore un’esperienza immersiva, stratificata e profondamente contemporanea.

Marco Tirelli. Anni luce: la pittura come atlante della memoria

La mostra dedicata a Marco Tirelli si sviluppa come un unico, potente organismo visivo che attraversa le sale 9, 10, 11 e 12 del Palazzo Esposizioni, trasformandole in un vero e proprio “teatro della memoria”. Qui, quarantuno grandi opere inedite, tutte concepite appositamente per lo spazio, si dispiegano come un nastro continuo, una sequenza senza interruzioni che invita lo spettatore a perdersi in un flusso di immagini sospese tra apparizione e dissolvenza. Tirelli costruisce un universo simbolico in cui frammenti di cinema, letteratura e storia dell’arte si intrecciano con visioni interiori, dando forma a un archivio poetico tanto personale quanto universale. La sua pittura non descrive, ma evoca: ogni figura emerge dall’ombra come un ricordo che prende consistenza, come un pensiero che si materializza nello spazio. In questo senso, la mostra non è solo un’esposizione, ma un’esperienza percettiva che coinvolge lo spettatore in un viaggio intimo e contemplativo.

Geografie della luce: mappare l’invisibile attraverso la pittura

Al centro della ricerca di Tirelli si colloca il dialogo tra luce e oscurità, inteso non come semplice contrasto visivo, ma come principio generatore dell’immagine. È la luce, infatti, a costruire lo spazio, a dare forma all’informe e a rendere visibile ciò che altrimenti resterebbe nascosto. Le opere si presentano come presenze enigmatiche, sospese in un equilibrio precario tra rivelazione e mistero, in cui l’ombra diventa materia viva, soglia tra il visibile e l’invisibile. Questa tensione si traduce in una pittura profondamente mentale, che riflette sulla natura stessa della visione e sulla possibilità di mappare il mondo attraverso un linguaggio simbolico e mnemonico. Il catalogo, concepito come libro d’artista, accompagna e amplifica questa esperienza, offrendo ulteriori chiavi di lettura e trasformando la mostra in un progetto editoriale coerente e immersivo.

Mario Schifano: una retrospettiva tra mito, sperimentazione e contemporaneità

La grande retrospettiva dedicata a Mario Schifano restituisce con ampiezza e rigore la complessità di una figura centrale dell’arte italiana del secondo Novecento. Con oltre cento opere provenienti da collezioni pubbliche e private, il percorso espositivo ripercorre l’intera parabola artistica dell’autore, dagli esordi informali degli anni Cinquanta fino alle sperimentazioni degli anni Novanta. Nelle sale del piano nobile, la narrazione si sviluppa in ordine cronologico, mettendo in luce le continue trasformazioni del linguaggio di Schifano: dai celebri monocromi del 1960 alle iconografie legate alla fotografia e ai media, dai Paesaggi TV alle opere di grande formato degli anni Ottanta. È una pittura che non si limita a rappresentare il mondo, ma lo assorbe, lo rielabora, lo reinventa, anticipando spesso le tendenze della contemporaneità e dialogando con i grandi movimenti artistici internazionali.

Serialità e visione: il ritmo inquieto di Schifano

Accanto alla pittura, la mostra dedica ampio spazio alla dimensione multimediale del lavoro di Schifano, includendo film, cortometraggi e materiali audiovisivi che testimoniano il suo interesse per il cinema e la fotografia. Particolarmente suggestiva è la ricostruzione della camera da pranzo del 1968, che restituisce la dimensione ambientale e immersiva della sua ricerca. I lavori sono spesso presentati in gruppi omogenei, secondo la consuetudine dell’artista, creando un dialogo continuo tra variazioni e ripetizioni, tra unicità e serialità. Ne emerge il ritratto di un artista inquieto e visionario, capace di attraversare la cultura visiva del suo tempo con uno sguardo libero da ideologie, ma profondamente radicato nella realtà. Questa retrospettiva non è solo un omaggio, ma un’indagine critica che restituisce tutta la vitalità e l’attualità di un’opera in costante trasformazione.

 

 

Crediti immagini: foto Alberto Novelli © Azienda Speciale Palaexpo

1,2 e 4: Mario Schifano

3 e 5: Marco Tirelli

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Tempo stimato per la lettura: 12 minuti

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La mostra dedicata a Marco Tirelli si sviluppa come un unico, potente organismo visivo che attraversa le sale 9, 10, 11 e 12 del Palazzo Esposizioni, trasformandole in un vero e proprio “teatro della memoria”. Qui, quarantuno grandi opere inedite, tutte concepite appositamente per lo spazio, si dispiegano come un nastro continuo, una sequenza senza interruzioni che invita lo spettatore a perdersi in un flusso di immagini sospese tra apparizione e dissolvenza. Tirelli costruisce un universo simbolico in cui frammenti di cinema, letteratura e storia dell’arte si intrecciano con visioni interiori, dando forma a un archivio poetico tanto personale quanto universale. La sua pittura non descrive, ma evoca: ogni figura emerge dall’ombra come un ricordo che prende consistenza, come un pensiero che si materializza nello spazio. In questo senso, la mostra non è solo un’esposizione, ma un’esperienza percettiva che coinvolge lo spettatore in un viaggio intimo e contemplativo.

Geografie della luce: mappare l’invisibile attraverso la pittura

Al centro della ricerca di Tirelli si colloca il dialogo tra luce e oscurità, inteso non come semplice contrasto visivo, ma come principio generatore dell’immagine. È la luce, infatti, a costruire lo spazio, a dare forma all’informe e a rendere visibile ciò che altrimenti resterebbe nascosto. Le opere si presentano come presenze enigmatiche, sospese in un equilibrio precario tra rivelazione e mistero, in cui l’ombra diventa materia viva, soglia tra il visibile e l’invisibile. Questa tensione si traduce in una pittura profondamente mentale, che riflette sulla natura stessa della visione e sulla possibilità di mappare il mondo attraverso un linguaggio simbolico e mnemonico. Il catalogo, concepito come libro d’artista, accompagna e amplifica questa esperienza, offrendo ulteriori chiavi di lettura e trasformando la mostra in un progetto editoriale coerente e immersivo.

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La grande retrospettiva dedicata a Mario Schifano restituisce con ampiezza e rigore la complessità di una figura centrale dell’arte italiana del secondo Novecento. Con oltre cento opere provenienti da collezioni pubbliche e private, il percorso espositivo ripercorre l’intera parabola artistica dell’autore, dagli esordi informali degli anni Cinquanta fino alle sperimentazioni degli anni Novanta. Nelle sale del piano nobile, la narrazione si sviluppa in ordine cronologico, mettendo in luce le continue trasformazioni del linguaggio di Schifano: dai celebri monocromi del 1960 alle iconografie legate alla fotografia e ai media, dai Paesaggi TV alle opere di grande formato degli anni Ottanta. È una pittura che non si limita a rappresentare il mondo, ma lo assorbe, lo rielabora, lo reinventa, anticipando spesso le tendenze della contemporaneità e dialogando con i grandi movimenti artistici internazionali.

Serialità e visione: il ritmo inquieto di Schifano

Accanto alla pittura, la mostra dedica ampio spazio alla dimensione multimediale del lavoro di Schifano, includendo film, cortometraggi e materiali audiovisivi che testimoniano il suo interesse per il cinema e la fotografia. Particolarmente suggestiva è la ricostruzione della camera da pranzo del 1968, che restituisce la dimensione ambientale e immersiva della sua ricerca. I lavori sono spesso presentati in gruppi omogenei, secondo la consuetudine dell’artista, creando un dialogo continuo tra variazioni e ripetizioni, tra unicità e serialità. Ne emerge il ritratto di un artista inquieto e visionario, capace di attraversare la cultura visiva del suo tempo con uno sguardo libero da ideologie, ma profondamente radicato nella realtà. Questa retrospettiva non è solo un omaggio, ma un’indagine critica che restituisce tutta la vitalità e l’attualità di un’opera in costante trasformazione.

 

 

Crediti immagini: foto Alberto Novelli © Azienda Speciale Palaexpo

1,2 e 4: Mario Schifano

3 e 5: Marco Tirelli

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