Austral: l’impegno per l’Oceano: un viaggio visivo nell’oceano invisibile

About the Author: Cristina Biordi

Published On: 18 Aprile 2026

Tempo stimato per la lettura: 2,2 minuti

Dal 27 aprile al 2 maggio 2026, Quai de la Photo ospita l’esposizione, Austral, les engagés pour l’Océan, sul ponte principale e nella sala espositiva, per poi proseguire dal 5 maggio al 5 giugno 2026 sul solo ponte principale. Questa serie fotografica accompagna il visitatore nel cuore di una missione oceanografica nell’Oceano Australe, a bordo del navire scientifique Marion Dufresne, al largo delle terre australi e antartiche francesi.

Il progetto nasce dall’incontro tra l’oceanografa Stéphanie Jacquet (CNRS, Mediterranean Institute of Oceanography) e il fotografo e documentarista Franck Desplanques, uniti dall’idea che scienza e fotografia condividano una stessa missione: rendere visibile ciò che normalmente rimane nascosto. L’esposizione mostra come l’Oceano, che copre oltre il 70% della superficie terrestre, regoli il clima, assorba CO₂ e calore e sostenga l’equilibrio del vivente, con processi spesso invisibili a occhio nudo come i cicli biogeochimici, la circolazione del carbonio e la dinamica del fitoplancton.

Un impegno umano e scientifico

Le fotografie mettono in luce non solo i fenomeni naturali, ma anche le persone che rendono possibile questa ricerca: scienziati, marinai ed equipaggio del Marion Dufresne. L’esposizione evita una visione eroica e spettacolarizzata, mostrando invece un impegno discreto ma fondamentale, volto a comprendere l’oceano per poterlo preservare. Attraverso immagini intense, il visitatore entra in contatto con la vita a bordo e con la complessità delle missioni oceanografiche, sperimentando la ricerca come esperienza sensibile.

Una scrittura visiva singolare

Il lavoro fotografico si distingue per uno stile unico, ispirato all’estetica delle immagini al microscopio elettronico. Le fotografie oscillano tra bianco e nero e colore, tra positivo e negativo, talvolta alterate dall’uso di sostanze chimiche impiegate nei protocolli scientifici. Alcune immagini sembrano radiografare la nave e l’equipaggio, integrando la materia della ricerca direttamente nel processo artistico. Il progetto gioca sui contrasti di scala: dall’immensità dell’Oceano Australe, alle strutture imponenti del navire, fino all’infinitamente piccolo – fitoplancton, particelle marine, campioni raccolti.

Trasformare la scienza in esperienza visiva

La fotografia qui non si limita a documentare la missione, ma prolunga il suo spirito, traducendo in immagini ciò che gli strumenti scientifici misurano, ciò che i dati rivelano e ciò che i ricercatori studiano senza poterlo sempre mostrare. Il progetto nasce come iniziativa artscience, sostenuta dal CNRS e dall’Ifremer, dimostrando come l’arte possa dialogare con la scienza, trasformando dati e processi complessi in un linguaggio visivo accessibile e coinvolgente.

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Le fotografie mettono in luce non solo i fenomeni naturali, ma anche le persone che rendono possibile questa ricerca: scienziati, marinai ed equipaggio del Marion Dufresne. L’esposizione evita una visione eroica e spettacolarizzata, mostrando invece un impegno discreto ma fondamentale, volto a comprendere l’oceano per poterlo preservare. Attraverso immagini intense, il visitatore entra in contatto con la vita a bordo e con la complessità delle missioni oceanografiche, sperimentando la ricerca come esperienza sensibile.

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