Discendere o salire: il paesaggio cileno come esperienza interiore

About the Author: Redazione ViviCreativo

Published On: 18 Marzo 2026

Tempo stimato per la lettura: 3,4 minuti

Dal 19 al 30 marzo 2026, lo spazio espositivo Spazio b5 a Bologna accoglie Discendere o salire, mostra fotografica di Andrea Borzatta, curata da Lorena Zúñiga Aguilera e accompagnata da un testo critico di Lorenzo Gresleri. Più che una semplice esposizione, il progetto si presenta come un dispositivo sensibile: un invito a rallentare lo sguardo e a entrare in relazione con il paesaggio, non come immagine, ma come esperienza.

Fin dall’ingresso, una grande stampa su tessuto del deserto cileno cattura la luce naturale e modifica la percezione dello spazio. Non si tratta di un fondale, ma di una soglia: un passaggio verso un altrove che non è soltanto geografico. La fotografia si fa materia, superficie attraversabile, capace di restituire la vibrazione di un territorio estremo.

Il Cile come orizzonte mentale

Le ventidue fotografie esposte attraversano il Cile nella sua radicale varietà: dall’aridità del deserto di Atacama fino alle distese glaciali della Patagonia, passando per i profili iconici del Parco Nazionale Torres del Paine. Ma ciò che emerge non è tanto una cartografia del territorio, quanto una sua trasfigurazione.

Nel deserto, il colore insiste fino a diventare esperienza fisica: ocre diluite, superfici erose dalla luce, ripetizioni che annullano la distanza e costringono l’occhio a confrontarsi con l’infinito. In Patagonia, al contrario, dominano i toni freddi, gli azzurri sospesi, una luce che sembra trattenere il tempo. Qui il paesaggio non si offre allo sguardo, ma lo rallenta, lo assorbe, lo mette in ascolto.

Borzatta non documenta: osserva, attende, sottrae. Le sue immagini sembrano emergere da un tempo dilatato, da una sospensione che precede lo scatto. In questo senso, la fotografia diventa un gesto minimo, quasi silenzioso, che restituisce la complessità del reale senza mai esaurirla.

Discendere, salire: una grammatica dello sguardo

Il titolo della mostra suggerisce una duplice direzione, fisica e mentale. Come sottolinea Lorenzo Gresleri, si tratta di due movimenti opposti e complementari: discendere come immersione nel vuoto, come abbandono e apertura; salire come esercizio di tensione, di misura, di confronto con la scala smisurata della natura.

Questa polarità attraversa l’intero percorso espositivo. Le immagini non impongono una lettura, ma costruiscono un ritmo: un alternarsi di pieni e vuoti, di prossimità e distanza, di dettaglio e orizzonte. In molte fotografie, un elemento minimo – una foglia, un riflesso, un frammento di roccia – contiene già l’intero paesaggio. È in questa concentrazione che si rivela la poetica di Borzatta: una riduzione che non semplifica, ma intensifica.

Il paesaggio come spazio abitabile

La curatrice Lorena Zúñiga Aguilera invita a considerare queste immagini come spazi aperti, da abitare più che da osservare. Il lontano diventa progressivamente familiare, mentre ciò che appare estraneo si trasforma in esperienza condivisa. Il paesaggio non è più un oggetto esterno, ma un territorio interiore, un luogo in cui lo spettatore è chiamato a entrare.

In questo processo, la fotografia si fa ponte tra percezione ed emozione, tra visibile e invisibile. Non racconta una storia, ma apre un tempo: quello dell’attesa, del silenzio, della contemplazione.

Una sospensione del tempo

Discendere o salire si muove così in una dimensione sospesa, dove Patagonia e deserto dialogano come due estremi di uno stesso respiro. Il gesto fotografico di Borzatta è discreto, quasi trattenuto, ma proprio per questo capace di generare una forte intensità percettiva.

Lo spettatore è invitato a un deconfinamento intimo: a uscire da una visione puramente descrittiva per entrare in una relazione più profonda con le immagini. Guardare diventa un atto lento, consapevole, quasi meditativo.

In un’epoca dominata dalla velocità e dalla saturazione visiva, questa mostra propone una forma di resistenza: un ritorno all’essenziale, al tempo lungo dello sguardo, alla possibilità di abitare – anche solo per un istante – la vastità del mondo.

Articoli recenti

condividi su

Marco Tirelli e Mario Schifano: due mostre imperdibili al Palazzo Esposizioni
Nello splendore dell’oscurità: gli scatti in bianco e nero di Veronica Mecchia tra Sicilia e Finlandia — Intervista con la fotografa

Il tuo sito web è accessibile?

SCOPRILO CON IL TEST GRATUITO

I tools AccessiWeb sono inclusi nella Web Accessibility Evaluation Tools List
del W3C Web Accessibility Initiative (WAI) - Italia.

W3C does not endorse specific vendor products. Inclusion of products in this list does not indicate endorsement by W3C.
Tool descriptions, search criteria, and other information in this database is provided by tool developers, vendors, or others.
The information can change at any time.
Vai al test di accessibilità
Scopri se il tuo sito è accessibile con il test gratuito di accessibilità

Related Posts

Discendere o salire: il paesaggio cileno come esperienza interiore

Published On: 18 Marzo 2026

About the Author: Redazione ViviCreativo

Tempo stimato per la lettura: 10 minuti

Dal 19 al 30 marzo 2026, lo spazio espositivo Spazio b5 a Bologna accoglie Discendere o salire, mostra fotografica di Andrea Borzatta, curata da Lorena Zúñiga Aguilera e accompagnata da un testo critico di Lorenzo Gresleri. Più che una semplice esposizione, il progetto si presenta come un dispositivo sensibile: un invito a rallentare lo sguardo e a entrare in relazione con il paesaggio, non come immagine, ma come esperienza.

Fin dall’ingresso, una grande stampa su tessuto del deserto cileno cattura la luce naturale e modifica la percezione dello spazio. Non si tratta di un fondale, ma di una soglia: un passaggio verso un altrove che non è soltanto geografico. La fotografia si fa materia, superficie attraversabile, capace di restituire la vibrazione di un territorio estremo.

Il Cile come orizzonte mentale

Le ventidue fotografie esposte attraversano il Cile nella sua radicale varietà: dall’aridità del deserto di Atacama fino alle distese glaciali della Patagonia, passando per i profili iconici del Parco Nazionale Torres del Paine. Ma ciò che emerge non è tanto una cartografia del territorio, quanto una sua trasfigurazione.

Nel deserto, il colore insiste fino a diventare esperienza fisica: ocre diluite, superfici erose dalla luce, ripetizioni che annullano la distanza e costringono l’occhio a confrontarsi con l’infinito. In Patagonia, al contrario, dominano i toni freddi, gli azzurri sospesi, una luce che sembra trattenere il tempo. Qui il paesaggio non si offre allo sguardo, ma lo rallenta, lo assorbe, lo mette in ascolto.

Borzatta non documenta: osserva, attende, sottrae. Le sue immagini sembrano emergere da un tempo dilatato, da una sospensione che precede lo scatto. In questo senso, la fotografia diventa un gesto minimo, quasi silenzioso, che restituisce la complessità del reale senza mai esaurirla.

Discendere, salire: una grammatica dello sguardo

Il titolo della mostra suggerisce una duplice direzione, fisica e mentale. Come sottolinea Lorenzo Gresleri, si tratta di due movimenti opposti e complementari: discendere come immersione nel vuoto, come abbandono e apertura; salire come esercizio di tensione, di misura, di confronto con la scala smisurata della natura.

Questa polarità attraversa l’intero percorso espositivo. Le immagini non impongono una lettura, ma costruiscono un ritmo: un alternarsi di pieni e vuoti, di prossimità e distanza, di dettaglio e orizzonte. In molte fotografie, un elemento minimo – una foglia, un riflesso, un frammento di roccia – contiene già l’intero paesaggio. È in questa concentrazione che si rivela la poetica di Borzatta: una riduzione che non semplifica, ma intensifica.

Il paesaggio come spazio abitabile

La curatrice Lorena Zúñiga Aguilera invita a considerare queste immagini come spazi aperti, da abitare più che da osservare. Il lontano diventa progressivamente familiare, mentre ciò che appare estraneo si trasforma in esperienza condivisa. Il paesaggio non è più un oggetto esterno, ma un territorio interiore, un luogo in cui lo spettatore è chiamato a entrare.

In questo processo, la fotografia si fa ponte tra percezione ed emozione, tra visibile e invisibile. Non racconta una storia, ma apre un tempo: quello dell’attesa, del silenzio, della contemplazione.

Una sospensione del tempo

Discendere o salire si muove così in una dimensione sospesa, dove Patagonia e deserto dialogano come due estremi di uno stesso respiro. Il gesto fotografico di Borzatta è discreto, quasi trattenuto, ma proprio per questo capace di generare una forte intensità percettiva.

Lo spettatore è invitato a un deconfinamento intimo: a uscire da una visione puramente descrittiva per entrare in una relazione più profonda con le immagini. Guardare diventa un atto lento, consapevole, quasi meditativo.

In un’epoca dominata dalla velocità e dalla saturazione visiva, questa mostra propone una forma di resistenza: un ritorno all’essenziale, al tempo lungo dello sguardo, alla possibilità di abitare – anche solo per un istante – la vastità del mondo.

Il tuo sito web è accessibile?

SCOPRILO CON IL TEST GRATUITO

I tools AccessiWeb sono inclusi nella Web Accessibility Evaluation Tools List
del W3C Web Accessibility Initiative (WAI) - Italia.

W3C does not endorse specific vendor products. Inclusion of products in this list does not indicate endorsement by W3C.
Tool descriptions, search criteria, and other information in this database is provided by tool developers, vendors, or others.
The information can change at any time.
Vai al test di accessibilità
Scopri se il tuo sito è accessibile con il test gratuito di accessibilità