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AKAA: l’arte africana al Carreau du Temple di Parigi

Cristina Biordi
Scritto da Cristina Biordi

Torna al Carreau du Temple, dal 12 al 14 novembre 2021, la fiera parigina dedicata all’arte contemporanea africana, cancellata nel 2020 a causa del riconfinamento. Also Known As Africa -AKAA si presenta con un’edizione ridotta ma con una qualità di proposte artiste sempre notevole.

«Questa è un’edizione importante e di cui siamo orgogliosi, dopo due anni difficili. Ci sono sicuramente meno stand, per questioni di logistica e accesso con green pass», dichiara al vernissage Victoria Mann, fondatrice e direttrice della fiera, di cui questa è la sesta edizione.

Un’edizione marcata dalla pubblicazione di un bel libro, ben più che un semplice catalogo, con una selezione d’artisti e di testi sul tema del tempo, intitolato A rebrousse-temps, sotto la guida della direttrice artistica della fiera, Armelle Dakouo. «Lungi dall’essere solo una moda passeggera, il mercato dell’arte contemporanea africana si sta strutturando e rafforzando a livello internazionale, gli artisti stanno prendendo posto nelle collezioni e nelle grandi istituzioni, ed è anche importante lasciare una traccia scritta di questa storia dell’arte che si sta scrivendo», sottolinea Victoria Mann.

AKAA è lieta di accogliere molti artisti afroamericani tra quelli selezionati dalle gallerie partecipanti, che portano un’altra voce importante e indispensabile. La fiera ha appunto l’ambizione di puntare i riflettori su un mercato in piena strutturazione e di offrire una vetrina di qualità ai talenti emergenti. Il Carreau du Temple ospita trentaquattro gallerie francesi straniere (più sei online che non hanno potuto fare il viaggio).

Tra le più giovani, la parigina Afikaris, con, tra gli altri, le tele puntiniste dal bestiario simbolico del senegalese Ousmane Niang, la Galleria Bonne Esperance con una nuova serie di Sakhile Cebekhulu, giovane artista sudafricana che mescola fotografia, pittura e fili ricamati. La Bkhz Gallery (Johannesburg), fondata nel 2018 dall’artista Banele Khoza (nato nello Swaziland), presenta i grandi ritratti tatuati di fiori della pittrice emergente Wonder Buhle, che firma il manifesto dell’edizione.

Stand della gallerieVallois

Per quanto riguarda i galleristi più affermati, Magnin-A mescola artisti emergenti con star come Chéri Samba (Repubblica Democratica del Congo); Anne de Villepoix fa dialogare i grandi acquerelli di Franck Lundangi e i paesaggi trasparenti di Leslie Amine, mentre la Galerie Vallois apre il suo grande spazio a una selezione di artisti beninesi e cubani, che promuove da quasi dieci anni, tra i quali Gérard Quenum, Zannou Franck alias Zanfanhouédé e Dominique Zinkpé. Mentre, il gallerista Didier Claes di Bruxelles dedica il suo stand al pittore ivoriano Gopal Dagnogo.

Sinergia con Paris Photo

Tra le sei gallerie africane che hanno potuto portare le opere a Parigi, Rhizome, giovanissima galleria algerina dalla linea impegnata, che funge anche da luogo di residenza e formazione, presenta due artisti della scena algerina: Mehdi Djelil e Adel Bentousi. Anche la fotografia è molto presente negli stand in quest’edizione. Inoltre, cinque gallerie presenti ad AKAA hanno uno stand anche alla fiera Paris Photo, che si tiene nello stesso periodo. Tra queste la galleria Angalia con la fotografa congolese Gosette Lubondo, presente alla sezione Curiosa di Paris Photo e ricompensata dalla Maison Ruinart come artista emergente. (foto apertura articolo)

L’arte al tempo del Covid 19

Il confinamento dovuto alla crisi sanitaria ha in qualche modo rallentato il tempo. L’artista Leticia Barreto risponde a modo suo presentando un’opera concepita durante il lock down, un tuffo introspettivo presentato nello stand della galleria Krystel Ann Art. Mentre, Tatenda Chidora, della galleria BKhz, dal canto suo, firma una serie intitolata Se il Covid fosse un colore, che avvolge lo spettatore in un oceano di guanti blu, ci rinchiude in una stanza costruita da un assemblaggio di maschere e veste i ritratti di oggetti sanitari che hanno invaso la “nuova quotidianità.

Artisti in cerca di galleria

E ancora, AKAA presentata uno spazio dedicato agli artisti non rappresentati da una galleria. Nello stand del Fondo di dotazione Robert Bollé si ammirano le operedi Fransix Tenda-Lomba, membro del Kin Art Studio di Kinshasa (capitale della Repubblica Democratica del Congo). Figlio di madre insegnate e padre giornalista, l’artista critica il regime di Mobutu e la falsa gioia che si doveva mostrare. Inoltre, parla del lavoro minorile, dello sfruttamento nelle piantagioni di cacao che priva i ragazzi della scuola e dei giochi. Come supporto per le sue opere usa dei vecchi quaderni appartenuti alla madre, proprio per ribadire l’importanza dell’educazione per l’autodeterminazione.

Mentre, creato nel 2021, il fondo di dotazione Ellipse Art Projects – altro partner della fiera – pubblicizza la creazione del suo premio artistico, destinato a un artista di un paese dell’Africa sub-sahariana, e la cui prima edizione contraddistingue il Dakarois Ibrahima Ndome. Questo membro del collettivo Atelier Ndokette, fondato nel 2018 con altri due artisti, Safi Niang e Souleymane Bachir Diaw, sta sviluppando un lavoro che unisce fotografia e styling.

Altre novità

Per il 2021, AKAA segnala un’inedita partnership con la casa d’aste britannica Bonhams, una delle prime ad aver sviluppato un dipartimento dedicato all’arte africana. Questa istituzione del mercato secondario espone all’apertura della fiera alcune delle opere, messe poi all’asta alla sua vendita il 13 novembre a Parigi. Infine, un programma culturale Back in time di conferenze, proiezioni, spettacoli e letture intende creare occasioni di scambio tra professionisti e amatori durante la fiera.

L’installazione monumentale di Morné Visagie
Installazione monumentale

Quest’anno l’installazione monumentale al centro del Carreau du Temple è affidata all’artista sudafricano Morné Visagie, rappresentato dalla galleria Nuweland.

Il colore è essenziale nella pratica di Morné. La sua tavolozza di blu, rossi e oro si trasforma in un corpo di colori, in una cascata che dal soffitto si getta al suolo. Un tessuto in varie sfumature di blu fluttuante che accoglie il visitatore e racconta un momento dell’infanzia dell’artista. «Questo è un ricordo di Robben Island, dove viveva da bambino. Suo padre era una guardia carceraria dove fu rinchiuso Nelson Mandela. Con quest’opera rappresenta il ricordo di una piscina, di un’infanzia felice», spiega la direttrice artistica della fiera, Armelle Dakouo.

Prestando particolare attenzione all’armonia visiva, al colore, alla linea e alla forma, le sue opere sono visivamente sorprendenti. Ogni lavoro ha uno sfondo sensuale, uno spazio isolato, disturbato solo dallo spettro di una violenza inespressa. L’assenza del corpo umano apre l’opera a storie in cui il corpo immaginato è sospeso tra volo, caduta e naufragio. Astratto, il lavoro di Visagie è un velo, che nasconde un po’ ma non completamente.

La fiera sul web

Nel 2021, AKAA crea una piattaforma digitale per supportare la sua edizione fisica. Per la prima volta è possibile scoprire la fiera in versione digitale visitando gli stand degli espositori presenti al Carreau du Temple, ma anche di altre 6 gallerie del continente africano che non hanno potuto effettuare il viaggio a causa delle misure sanitarie. In accesso VIP dal 4 novembre, prima dell’apertura al pubblico dal 12 novembre.

Il tempo della creazione

AKAA si distingue anche per la sua convivialità e la sua voglia di confronto, di offerta uno spazio caldo, fluido e aperto, favorevole a molti incontri culturale, artistico o intellettuale grazie ai Rencontres AKAA. Questi “incontri” costituiscono una piattaforma culturale a tutti gli effetti all’interno della fiera dove artisti, curatori, pensatori, professionisti dell’arte e visitatori possono esprimersi e dibattere pubblicamente.

AKAA invita alla riflessione sui problemi della vita attuale arte e mercato dell’arte in Africa. Quest’anno, Rencontres AKAA propone un programma culturale dal titolo À rebrousse-temps. In questa sezione è stata data “carta bianca” a due artisti: Tiffanie Delune presentata dalla Biennale del Congo, e Aristote Mago, presentato da Kin Art Studio entrambi partner di Rencontres AKAA 2021. Tiffanie Delune – artista francese d’origine congolese -ci spiegala simbologia del suo lavoro, legato all’elemento dell’acqua da cui la vita nasce e senza la quale non potrebbe svilupparsi.Ricche di sensualità le figure umane, come quelle animali, trasportano il visitatore nel mondo onirico dell’artista. Le tele in lino esposte rappresentano dei souvenirs di sogni e di viaggi, simboli della sua famiglia e di una forte spiritualità. Attraversate dalla luce, quest’opere sembrano cambiare seguendo lo scorrere del tempo.

What I Learned From The Seas di Tiffanie Delune

L’attesa forzata dello scorso anno ha insegnato ad apprezzare il giusto valore delle cose, le persone e l’ambiente che ci circonda. Gli artisti che partecipano a quest’edizione di AKAA, attraverso le loro opere definiscono questo tempo che costruisce la nostra storia, segnato dall’impronta del passato, anche quello più remoto e drammatico.

Il creautore

Cristina Biordi

Cristina Biordi

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