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Alberto Giacometti – André Breton: un’amicizia surrealista

Cristina Biordi
Scritto da Cristina Biordi

È la storia di una grande e profonda amicizia tra uno scultore e un romanziere e teorico dell’arte, il primo si chiama Alberto Giacometti, il secondo André Breton. Nel 1930, Alberto Giacometti creò Boule suspendue (Palla sospesa). Il successo di questo lavoro è inaspettato per l’artista che viene notato da André Breton, durante la sua mostra alla galleria di Pierre Loeb. Breton acquista la versione in legno, un pezzo unico che conserverà per tutta la vita nello studio parigino di rue Fontaine e che presenta al suo gruppo surrealista.

L’Istituto Giacometti a Parigi, in collaborazione con l’Associazione Atelier André Breton e il Centro Pompidou, Museo Nazionale d’Arte Moderna, presenta la mostra Alberto Giacometti – André Breton, amicizie surrealiste, dal 19 gennaio al 10 aprile 2022.

Frutto di una ricerca negli archivi personali di Giacometti e in quelli di Breton, l’esposizione propone una selezione di opere surrealiste dello scultore, un insieme di capolavori eccezionalmente prestati dal Centre Pompidou, dal Museo d’Arte Moderna di Parigi (MAM), dal Musée National Picasso-Paris, dal Musée des Beaux-Arts de Bruxelles e la Moderna Stockholm Museet, oltre che da collezioni private.

Giacometti e i surrealisti

L’adesione di Alberto Giacometti al surrealismo durò solamente cinque anni (1930 – 1935) durante la quale la sua ricerca sull’erotismo, il gioco e il mondo onirico lo distingue come uno degli artisti più innovativi del movimento. In questi anni stringe forti legami con i suoi colleghi artisti e intellettuali che seguirà comunque a lungo anche dopo essersi allontanato dal movimento.

«Ci sono voluti un paio di anni per realizzare questa mostra che si concentra su soli cinque anni della carriera dell’artista svizzero, spiega Serena Bucalo-Mussely, commissaria dell’esposizione. Un’attività di ricerca negli archivi, per ricostruire i carteggi, ritrovare i testi nelle riviste surrealiste dell’epoca, osservare le fotografie. Incrociare le fonti per comprendere ed esporre questa profonda amicizia».

Inoltre, associando diversi capolavori, prodotti da Giacometti, ma anche da altri esponenti del movimento surrealista, la mostra mette in luce i rapporti dello scultore con artisti e intellettuali come Dalì, Ernst, Mirò, Picasso, ma anche Tzara ed Eluard. Vengono presentati veri e propri “oggetti a funzionamento automatico”, sculture che testimoniano il puro automatismo surrealista a cui fu sottoposto Giacometti, che all’epoca auspicava una realizzazione totalmente inconsapevole delle sue opere.

L’impegno politico

Subito dopo la sua adesione al surrealismo, si impegna politicamente all’interno di alcune associazioni militanti con altri artisti e intellettuali come Louis Aragon, Claude Cahun, René Crevel, Paul Eluard e Tristan Tzara. Documenti d’archivio, appunti e opere autografe mostrano la partecipazione di Giacometti a queste organizzazioni e il legame d’amicizia che lo legava ad artisti e scrittori che ne erano membri.

Boule suspendue e Ritratto di André Breton di Victor Brauner
Ritratto di un amico

Intorno al 1932-1933, Giacometti lavora alla realizzazione del ritratto dipinto del suo amico Breton, ma non riuscendoci, decide di distruggere i suoi schizzi. Lui non conserva solo uno studio a matita che presenta allo scrittore in segno di amicizia. Uno ultimo ritratto di Breton fu realizzato nel 1936, prova che nonostante la sua rottura l’anno precedente con il gruppo surrealista i due uomini continuano la loro relazione. Questi due ritratti vengono mostrati insieme per la prima volta.

Il Cubo

Dalla fine del 1932, Giacometti intensifica i suoi legami con Breton. I due uomini si vedono spesso e discutono tanto delle loro vite che sulla loro arte. Quando il padre di Giacometti muore nel giugno 1933, l’artista invia al suo amico dalla Svizzera delle lettere molto intime, confidandogli le sue paure e le sue ansie per il futuro. «La perdita del padre porta Giacometti in uno stato di forte depressione, aggiunge Serena Bucalo-Mussely. Lo scultore sente la necessità della presenza di Breton come amico, non solo per parlare di arte, ma anche della sua vita, di ciò che prova. Un sentimento di smarrimento che vive in quel momento e che si ritrova nelle opere di quel periodo».

Infatti, è questo stato d’animo che lo porta a creare Cube, un poliedro irregolare di dodici facce, opera legata alla morte e alla malinconia. Questo tema del poliedro ritorna più volte nella produzione dell’artista nella forma di disegni o come parte della sua scultura Table (Tavolo).

Aria d’acqua

Il 29 maggio 1934, André Breton incontra Jacqueline Lamba, una giovane artista che dopo qualche mese diventa sua moglie. I fidanzati chiedono a Eluard e Giacometti di essere loro testimoni e a Man Ray di fotografare l’evento. Breton compone la raccolta di poesie L’Air de l’eau per sua moglie e propone al suo amico di illustrarle con delle incisioni. L’artista fa prima delle prove a matita su quaderno e a penna su fogli sparsi, che vengono esposte per la prima volta in questa mostra.

Alberto Giacometti, L’Objet invisible (L’oggetto invisibile), 1934-35
L’equazione dell’oggetto trovato

Durante una passeggiata in mercatino delle pulci, l’artista e lo scrittore trovano un oggetto originale, che ispira Giacometti la creazione della sua scultura L’oggetto invisibile. Breton dedica il testo L’équation de l’objet trouvé all’episodio, attribuendo questa scoperta all’intervento del “caso oggettivo”. L’Objet invisible (L’oggetto invisibile) rappresenta una donna semi seduta su una specie di trono, tenendo tra le mani un oggetto invisibile. Il suo viso è lavorato come un poliedro dagli occhi ipnotici. Giacometti lui dà anche il titolo di Mains tenant le vide (Mani che tengono il vuoto), giochi di parole in francese con Maintenant le vide (Ora il vuoto).

Ritorno al realismo

Considerato un lavoro significativo nella produzione dell’artista, L’Objet invisible è visto come un ritorno al realismo e l’abbandono del surrealismo. Lo scultore svizzero dichiara tra l’altro in un’intervista: «Questa statua che Breton ha preferito ha cambiato di nuovo tutto nella mia vita. Ero soddisfatto delle mani e la testa di questa scultura perché corrispondevano esattamente come pensavo. Ma le gambe, il busto e il seno, non mi piacevano. Mi sembravano troppo accademiche, convenzionali. E questo mi ha fatto venire voglia di lavorare di nuovo basandomi sulla natura.»

Il creautore

Cristina Biordi

Cristina Biordi

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