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Alberto Giacometti e l’antico Egitto

Cristina Biordi
Scritto da Cristina Biordi

Gli splendori dell’antica civiltà egizia sono stati fonte d’ispirazione nel corso dei secoli. L’artista Alberto Giacometti ne ha subito il fascino lungo la sua carriera artistica. A Parigi, presso l’Instituto Giacometti è in corso, fino al 10 ottobre 2021, l’esposizione Giacometti e l’antico Egitto, che presenta le opere emblematiche dello scultore svizzero e alcuni prestiti eccezionali di reperti dell’antico Egitto del Museo del Louvre.

Alberto Giacometti è sempre stato affascinato dalle opere dell’antico Egitto, che ha disegnato nel corso della sua carriera. Questa ispirazione dall’arte egiziana è regolarmente presente, inoltre, nella scultura e nella pittura, sia come repertorio di forme e come componente essenziale del suo design estetico.

La mostra invita il visitatore ad ampliare e approfondire questo rapporto tra lo scultore e l’arte egizia. Grazie a delle ricerche inedite sulle fonti utilizzate dall’artista, l’esposizione propone un percorso tematico fatto di dialoghi tra i lavori di Giacometti e le figure egizie, soprattutto quella dello scriba, l’arte del periodo Amarna o i ritratti del Fayyum.

Confrontando sculture, dipinti e numerosi disegni inediti con una selezione di capolavori dalle collezioni del Museo del Louvre, questa mostra offre uno sguardo nuovo sull’arte di Giacometti attraverso il prisma dell’antico Egitto.

Senza dubbio quello dell’antico Egitto è tra i periodi della storia dell’arte che hanno più segnato il lavoro di Alberto Giacometti. Al di là del fascino che lo scultore ha potuto provare per l’abilità tecnica degli egiziani antichi per trascrivere la loro visione del mondo, egli trova nella loro arte un repertorio di forme e un modo per interrogarsi sul suo rapporto con la rappresentazione.

L’artista conserva e interpreta le caratteristiche specifiche di quest’arte di cui seleziona gli aspetti degli oggetti archeologici, religiosi e anche simbolici. Inoltre, l’esposizione permette una rilettura della modernità delle opere di Giacometti a fronte di una fonte storica ancora poco analizzata nello sviluppo delle avanguardie.

La mostra è suddivisa in quattro temi scultorei e pittorici e un gabinetto arti grafiche con molti disegni inediti da riproduzioni opere egiziane. Il principio del confronto permette di svelare le interconnessioni originali tra le sculture di Giacometti e quelle dell’antico Egitto.

L’interesse di Giacometti per la civiltà egizia si manifesta per la prima volta nell’ottobre 1917, al liceo evangelico di Schiers (Svizzera) dove era convittore, quando espose una sua relazione ai compagni della sua associazione studentesca “Amicizia”. Alla domanda «Qual è la cultura più sublime: la nostra o quella del egiziani?», Giacometti rispose ponendo l’arte egizia ben al di sopra di quella della Grecia classica o del mondo romano antico, affermando in particolare che «l’arte oggi si basa in parte sull’arte egizia».

In seguito, le visite di Giacometti al Louvre furono numerose e regolari durante la sua vita. Quando Giacometti visitò le stanze egiziane negli anni 1925-1929, erano esposte nella sala dello Scriba, quattro opere che furono per lui fonte d’ispirazione continua: lo Scriba seduto, la Testa d’uomo, la Portatrice d’offerte e il busto di Amenofi IV. Ma la fonte principale di Giacometti per lo studio e la pratica della copia diventarono i libri. Alcuni di questi volumi, insieme ai disegni dell’artista, sono esposti nel gabinetto d’arte grafica dell’Instituto.

Diverse mostre e importanti contributi hanno già sottolineato il rapporto tra l’arte egizia e l’opera dello scultore svizzero. L’esposizione parigina Giacometti e l’antico Egitto dimostra come uno sguardo costantemente rinnovato sui suoi lavori permetta ulteriormente di precisarne quest’aspetti o di scoprirne di nuovi, individuandone i modelli.

Il creautore

Cristina Biordi

Cristina Biordi

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