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Poli Urban Colors 21, Festival di Design Urbano

Alessia
Scritto da Alessia

Termina, al Campus Durando del Politecnico di Milano, Poli Urban Colors 21, la seconda edizione del Festival di Design Urbano ancora una volta curato da Luca Mayr in collaborazione con la prestigiosa università milanese. Dall’1 all’11 giugno scorsi la grande kermesse artistica ha donato al quartiere Bovisa e al capoluogo meneghino altri 2000 mq di opere di Arte Urbana sul tema dell’Urban Surrealism, rese possibili dall’intervento di 45 Urban Artists e 20 studenti del Politecnico di Milano.

Importante contributo al progetto è stato quello del main partner Zalando e degli sponsor Vans e Boero Colori con il patrocinio del Municipio 9 e del Comune di Milano.

Dopo la fortunata edizione del 2019, che all’epoca vide 4 Urban Artists di fama internazionale e 20 studenti confrontarsi con il genio di Leonardo da Vinci sui muri esterni del Politecnico Bovisa, quest’anno si è deciso di optare per una scelta curatoriale che fosse profondamente legata al territorio e al Campus: quest’ultimo, infatti, rappresenta il perno attorno al quale ruota la vita di un quartiere, Bovisa, e di una comunità, quella composta da studenti e artisti, che di generazione in generazione hanno potuto, grazie al prestigioso istituto, formarsi, fare esperienza sul campo e, forti di un’istruzione tra le migliori al mondo, inserirsi nel panorama lavorativo come designer, ingegneri, architetti e illustratori professionisti.

Da qui l’idea di chiamare, tra gli altri, 21 writer della scena milanese che, nel corso del tempo, sono a loro volta stati illustri studenti del Politecnico di Milano: dai più “storici”, quali Vandalo e Teatro, ai writer della generazione intermedia, quali Rancy, Boxe, Kraken, Dikens, per arrivare alle “nuove leve” come Sorte, tutti sono uniti da una formazione tecnica riconoscibile nelle loro opere e nelle loro lettere, vergate con bomboletta spray e pennelli sui muri di tutta Milano. Una formazione che è valsa loro successo e credibilità, accomunandoli ad altri writer, che non hanno avuto la stessa formazione accademica ma che, in virtù della loro street credibility, hanno scritto la storia del Writing milanese e nazionale e, per l’occasione, sono stati chiamati a partecipare all’evento targato 2021: da uno dei primi writer che dipinse la metropolitana milanese, FlyCat, a Teatro, che ha scritto un capitolo fondamentale della storia del Writing a Milano e in Italia.

Fino a giungere all’headliner dell’edizione 2021: Peeta, writer veneto, è oggi noto in tutto il mondo per le sue raffigurazioni che giocano con le architetture delle superfici su cui opera, decostruendole attraverso complicati calcoli algoritmici e restituendo all’occhio del fruitore una tridimensionalità nuova, attraverso il “semplice” lavoro bidimensionale di pennelli e bombolette. Come accennato, Peeta si è formato a Padova, chiara espressione di un’altra scelta curatoriale: quella, cioè, di chiamare artisti provenienti dalle diverse scene del movimento Writing italiano per dare al Campus e a chi lo vive una visione completa delle diverse esperienze locali e generazionali. Ecco dunque che tra le mani che hanno riempito di lettere i muri tra via Schiaffino, via Candiani e via Cosenz trovano spazio, oltre a quelle di Peeta, anche quelle di Emans e Trota da Roma, Corvino da Bologna e Caribes dal Venezuela.

All’Urban Art, poi, appartengono gli interventi di 9 tra singoli e coppie di artisti: Luca Rancy con “Soul vacation”, Nabla e Zibe con “Pensiero Fluido”, Urban Solid con “Assembramento” e Andrea Corvino, Frah Quintale, Giacomo Dallospazio e Refresh Ink.

Da tutta Italia e da tutto il mondo arrivano anche i 20 studenti che hanno partecipato a un progetto di didattica innovativa, portando su un muro loro dedicato le proprie sperimentazioni e le proprie visioni. Un’esperienza non solo socio-artistica ma anche formativa unica nel suo genere, che riprende il modello della bottega rinascimentale: a loro, infatti, è stato rivolto un corso di design urbano grazie al quale hanno avuto modo di conoscere e mettere in pratica le più diverse tecniche pittoriche, contribuendo infine a rendere il Campus dove studiano e vivono un luogo capace di parlare agli abitanti con il linguaggio, fresco e vitale, degli studenti di tutto il mondo. Tra tali linguaggi rientra anche quello dell’augmented reality: grazie al lavoro di un gruppo di essi coordinati da alcuni designer e architetti laureati al Politecnico, infatti, le opere principali sono state animate in realtà aumentata e oggi sono visibili direttamente su smartphone grazie a un QR Code scansionabile da apposite targhe.

«Quest’anno, per la seconda edizione di Poli Urban Colors abbiamo arricchito il quartiere Bovisa con altri 2000mq di Urban Art affinché il design urbano fluisca in una contaminazione dal Politecnico alle zone grigie circostanti», dice Luca Mayr, curatore e direttore artistico dell’evento. E aggiunge: «L’obiettivo è quello di valorizzare il territorio e dargli nuovi spazi di fruizione, ispirando i passanti a sempre nuovi concetti espressivi e culturali. È importante che gli studenti ed ex-studenti partecipino in prima persona a queste iniziative a cui stiamo lavorando per poterle riproporre, come format, con cadenza annuale».

Importante contributo al progetto è stato quello dei partner: Zalando ha dato spazio al binomio tra Arte Urbana e sostenibilità ambientale commissionando a Emans la realizzazione di un’opera 100% eco friendly. Grazie all’uso di vernice Airlite, una speciale mistura che purifica l’aria neutralizzando gli agenti inquinanti e le sostanze chimiche nocive come la formaldeide, l’artista ha infatti restituito al territorio 48 mq che, anche nell’iconografia, veicolano messaggi di sostenibilità e circolarità per il benessere del mondo e delle generazioni future.

Vans, sponsor tecnico dell’evento, ha invece dato spazio alla creatività degli utenti lanciando un’open call per realizzare un’illustrazione dal tema creativo dell’Old Skool. A vincere la selezione (e, con lei, anche un outfit completo brandizzato Vans) sono stati tre studenti del Politecnico di Milano, Federica Guida, Beatrice Riva e Matteo Paolo Ambrosini, con l’opera “VOCE”: «VOCE – raccontano i tre – rappresenta la voce del femminismo che grida forte che questo mondo è anche suo. Il messaggio è quello di farsi ascoltare, irrompere con energia in un mondo che deve conquistare: il dipinto vuole spronare chiunque si senta inadeguato o diverso, in una realtà che non è inclusiva, a far sentire forte la propria voce, con energia e positività». 

Infine, mentre Boero Colori – Il colore italiano dal 1831- ha donato 15 tolle di vernice, Clash Paint ha fornito 400 bombolette spray per tutti gli artisti che hanno dipinto.

L’evento Poli Urban Colors 21, patrocinato dal Municipio 9 e dal Comune di Milano, ha infine ospitato e curato l’opera “Bovisa Makers”, realizzata dall’artista Sorte e curata da Luca Mayr, rimasto piacevolmente colpito dalla visita del Sindaco Beppe Sala. Si tratta del primo di una serie di interventi dell’iniziativa “Un nome in ogni quartiere”, che si sviluppa nell’ambito della campagna di YesMilano Neighborhood by Neighborhood, ideata da Milano&Partners grazie alla collaborazione con l’ufficio Arte negli Spazi Pubblici del Comune di Milano e al contributo di Fondazione Comunità Milano: l’obiettivo del percorso iniziato a Bovisa è quello di lasciare in ogni quartiere della città un dipinto su muro che, in qualità di landmark del territorio, valorizzi il nome e l’identità del quartiere stesso, diventando un vero e proprio simbolo di appartenenza per l’intera comunità.

Foto dettaglio Assembramento, Urban Solid @ Poli Urban Colors 2021_foto di Giovanni Candida

Il creautore

Alessia

Alessia

Veneta di nascita (ma vivo a Roma da 10 anni), sono appassionata, abbastanza in questo ordine, di: Steve Jobs, tutto Beatles, Al Pacino, Emma Stone e, da poco, anche di Bruno Mars. Naturalmente amo da morire scrivere, e osservare. Sono curiosa dei nuovi linguaggi contemporanei, in tutte le verie forme.

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